Benessere / Giuseppe Mazzocco / 260 (*)
In ambito medico-scientifico il massaggio viene catalogato all’interno delle cosiddette pratiche olistiche che vengono relegate in un limbo (il tutto), il quale, per la sua incommensurabilità, impedisce una giusta collocazione di molte tecniche, connesse al benessere, nell’ambito delle metodiche atte a farci recuperare la salute o, addirittura, a prevenire la malattia.
È chiaro che molte delle pratiche cosiddette olistiche si prestano alla ciarlataneria e che, pertanto, esse sono guardate con la giusta sufficienza dal “versante scientifico” del sapere; ma è altrettanto certo che molte di queste pratiche, per la loro storia talvolta millenaria e per la loro trasversalità sotto il profilo etnico, dovrebbero essere considerate maggiormente.
Un punto di attacco per comprendere la multidimensionalità funzionale (e non solo) del massaggio, potrebbe essere quello offerto dal grooming (G), un comportamento riscontrato in molti animali, ma che tra i Primati sociali diviene addirittura un mezzo di facilitazione collettiva.
I due tipi principali di G: self-grooming (SG) e allo-grooming (AG)
In recenti lavori di sintesi sugli aspetti psicologici e antropologici del massaggio (Viviani, 1995; 1996), l’Autore si soffermava su alcune particolarità etologico-prossemiche. Occorre, innanzitutto, premettere che i primatologi, quando usano il termine SG (self-grooming), si riferiscono anche all’attività di spulciamento reciproco AG (allo-grooming), che tanta importanza ha dal punto di vista igienico.
In realtà, altri studiosi del comportamento animale, gli etologi, hanno riscontrato che, praticamente in ogni specie animale, una porzione notevole del comportamento desto è dedicata sia al SG che all’AG.
G e comportamento sociale nei Primati
Nei Primati il G è stato definito come “il cemento sociale che va dai Lemuri agli Scimpanzé” (Jolly, in: Nelson & Jurmain, 1988).
Il primo a parlarne in questo senso fu Yerkes, nel 1933. Questo comportamento si manifesta in molte altre specie, ma nei Primati esso diviene squisitamente sociale. Non ha quindi una funzione solo igienica o omeostatica, ma aiuta nelle relazioni tra i sessi e tra i diversi ranghi sociali, diminuendo o inibendo le cause di frizione. Aiutando a mantenere l’organizzazione del gruppo, insomma, esso assume una precisa funzione “omeostatico-sociale”.
Il G assume, nei babbuini, un significato sociale essenziale. Per Altmann (1981), esso è: “il passatempo più ovvio di comportamento sociale”. Tutti praticano il G, in tutte le combinazioni: le neo-madri sono sottoposte a maggiori dosi di G da parte dei congeneri, mentre le madri accudiscono i loro figli con doviziose sedute di G.
Gli episodi di G possono durare da molto poco a più di un’ora (con una media di circa 5/10 minuti). La durata è associata al rango sociale ricoperto dal ricevente. Chi si sottopone al G è in genere rilassato, chiude gli occhi ed emette grugniti di soddisfazione.
Il G permea tutti gli aspetti della vita di relazione. In questi contesti sociali la funzione di pulizia assume un ruolo marginale rispetto ad un altro, ben più importante: “quello di ripristinare l’armonia in sospetto di aggressione”. (Goodall, 1986).
A questo punto ci si può chiedere: quanto del G permane nel massaggio? Nelle nostre società occidentali scarseggiano momenti che mimino le sedute di G: molte persone soffrono proprio per una mancanza di contatto che contempli anche la dimensione affettiva.
La mancanza totale o parziale di AG incide sul modo di porsi nei confronti del prossimo, con ripercussioni esteriori (che si esprimono a vari livelli: mimico-gestuali, comportamentali, relazionali) ed interne (sull’asse SNC e corpo). Il G diviene, per queste persone, una dimensione perduta che solo il massaggio, che pretende il contatto tecnico, può riaccendere. Tutte le pratiche, allora, capaci di far ritrovare la dimensione della corporeità, assumono un valore importantissimo.
La funzione del massaggio, quindi, si evidenzia pienamente: è il tramite tra la privacy personale (frutto di secolari aggiustamenti tra interazione sociale e rapporto con l’ambiente) e il nostro passato remoto (in cui la funzione di spulciamento era diventata un pretesto per entrare nella “bolla individuale” ed arrivare, senza troppe mediazioni, alla sfera intima).
Da un lato, allora, abbiamo il G (il quale, pur essendo studiato a vari livelli, soprattutto neurofisiologici, non è ben compreso nelle interazioni sociali che scatena); dall’altro il massaggio (il quale, proprio per la complessità degli stimoli che induce e dei cambiamenti nervosi che provoca a breve e, probabilmente, anche a lungo termine, diventa prezioso mezzo di riequilibrio psico-fisico e sociale).
Il massaggio è una forma stabilizzata di G: una tecnica per riappropriarci della dimensione arcaica e primordiale del nostro benessere, quella del rapporto “tattile”, di pelle. Un’interazione con l’altro che ci ha sempre “preoccupato”, ma alla quale occorre “lasciarsi andare” per recuperare la dimensione propria di un animale di gruppo, quale siamo.
(*) Scritti di massaggio estetico integrato per il benessere







