Valore & Valori 151
KEYNES, E’ ORA DI ANDARE OLTRE (ovvero come sfatare i miti sull’inflazione e sui tassi di interesse)
di Mario Travaglini
John Maynard Keynes è un economista divenuto immortale per aver ha gettato le fondamenta del moderno pensiero macroeconomico con la sua “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”. Essa può essere sinteticamente riassunta in questo modo: quando si presentano carenze di domanda aggregata, tali da lasciare che l’economia si allontani dalla piena occupazione del lavoro e dal pieno utilizzo della capacità produttiva, diventa necessario l’intervento pubblico a sostegno della domanda tramite politiche monetarie e/o fiscali espansive. Lo Stato, in sostanza, deve agire e sostituirsi al privato. Benissimo. Tutti gli stati, chi più chi meno, l’hanno messa in pratica, compreso il nostro che l’ha utilizzata per un lunghissimo periodo di tempo ed anche oggi, a tratti se ne ricorda per qualche provvedimento. Se guardiamo bene, però, questa teoria diede ai governi la scusa perfetta per interferire nell’economia ed acquistare poteri che uno Stato liberale non dovrebbe avere. Dubito che i governi rinuncino volontariamente a tale potere, sostenuti e appoggiati da battaglioni di economisti che lavorano per le banche centrali i quali sostengono con fervore che il controllo dei tassi di interesse è uno strumento di politica monetaria essenziale per la gestione dell’economia. Allo stesso tempo, gli stessi economisti, nel solco di una comune condivisione internazionale, sostengono anche che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è un indicatore per misurare con precisione l’inflazione.
Lo stato attuale della ricerca, ossia dei contributi scientifici volti a migliorare le conoscenze della macroeconomia, può essere descritto come uno stallo, un po’ come continuare ad affermare che la terra è piatta e Keynes, a mio modo di vedere, è in gran parte responsabile di questo pesante declino della conoscenza nel campo della macroeconomia. Infatti, secondo quanto egli afferma, i tassi di interesse sono determinati dalla legge della domanda e dall’offerta di liquidità. In altre parole, i tassi di interesse sarebbero determinati dall’offerta di moneta e dal desiderio dei risparmiatori di accumulare, cioè di tenere contanti sotto il materasso. Keynes sosteneva che i tassi di interesse troppo bassi spingono i risparmiatori ad accumulare, mentre i tassi di interesse più attraenti scoraggiano tali pratiche e li portano a cogliere le opportunità del mercato, spiegando nei suoi scritti che il tasso di interesse rappresenta “una ricompensa” in cambio dell’accettazione di “rinunciare alla liquidità”. Ancora più esplicitamente, Keynes credeva che i tassi di interesse erano determinati dalla quantità di denaro che si sceglie di investire anziché da quella che era detenuta in contanti (sotto il materasso)





