Editoraile / 91
La storia al …”Mieli”
di Pierluigi Palmieri
Ore 11,30, lezione di Storia. L’aula ha dimensioni inconsuete per gli studenti delle scuole superiori che la seguiranno con un’attenzione che lo stesso docente di turno, nelle sue conclusioni, definirà “soprendente”. E dire che i ragazzi delle classi terze degli istituti avezzanesi convenuti al Teatro dei Marsi non avevano mancato di contenere la loro esuberanza giovanile prima durante la presentazione di Armando Floris e dopo quando ha preso la parola per il saluto di rito Giovanni Di Pangrazio, Sindaco di Avezzano. All’esordio il “professore” Paolo Mieli, autore del libro Ferite ancora aperte, dalla seconda alla minaccia della terza guerra mondiale” dichiara di avere un debito di riconoscenza con la città che ha dato i natali a Bruno Corbi che lo ha sostenuto al suo esordio come giornalista e come storico unitamente a suo fratello Gianni.. Per questo si è dichiarato pronto ad accogliere ed a sostenere quanti tra gli studenti presenti volessero intraprendere una di queste professioni, o magari entrambe. Fin qui la premessa.
La lezione prosegue con l’esposizione di una delle idee forza che hanno caratterizzato il percorso del giornalista/storico per antonomasia. Studiare storia significa studiare lanche le ragioni dei perdenti, degli sconfitti, che la Storia cerca di emarginare di abbandonare al proprio destino, e anche guardare con coraggio, ai torti e agli errori dei vincitori. La storia parla di grandi personaggi, di capi di movimenti, che sono risultati vincitori, ma siccome i torti non stanno sempre solo da una parte è giusto tirare fuori le cose che riguardano i perdenti della storia .
Un metodo che ha stretta parentela con l’analisi dell’attualità, l’attività cronistica di un giornalista. Oggi può apparire che sia vincente la postura di chi, anche giovane, va in televisione e si comporta come se avesse tutte le ragioni e fa il maramaldo.
Ma non è così, chi si impegna nell’analisi più approfondita è sicuramente più convincente. Alla lunga, ha rimarcato Paolo Mieli, il maramaldo finisce nel dimenticatoio e della sua analisi non resta nulla, mentre il lavoro di chi è capace fare silenzioso esercizio di apertura alle idee altrui ed è affezionato al proprio lavoro lascia il segno. Del resto quello che vale per il giornalismo vale anche nella vita, perché chi tiene conto dell’aspetto umano di quelli con cui entra in contrasto alla lunga si vedrà circondato da sempre più persone con cui interloquire. Chi dopo una diatriba esce vincitore ma riconosce la sussistenza di alcuni suoi torti e alcune ragioni dell’avversario, ( “Ho vinto io, ma voglio recuperare un rapporto. Io ho ragione su questo, questo e questo, e tu hai ragione su questo, questo e quest’altro”) vince nella partita della vita.






