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LEGALITA’ NELLA TERRA DEI FUOCHI? IL PREMIO TERRA VIVA PROVA A SCALARE “IL MONTE IMPOSSIBILE ”

EDITORIALE / 67

 

LEGALITA’ NELLA TERRA DEI FUOCHI?

 IL PREMIO TERRA VIVA PROVA A SCALARE IL “MONTE IMPOSSIBILE”

di Pierluigi Palmieri

 Ho in programma di andare ad accompagnare  mia figlia a ritirare il premio che le è stato assegnato per il suo impegno, nel giornalismo d’inchiesta, nell’ambito del programma Le Iene a favore  dei più deboli nel nome della legalità.  Andremo a Qualiano (NA). Come mia abitudine, vado alla ricerca su internet di notizie più dettagliate relative al luogo in cui si svolgerà la Manifestazione che si intitola “19 luglio 1992, Terra Viva, dalla parte della legalità”.  Le notizie sulle sue  origini, attinte dalla preziosa Wikipedia,  si incentrano sul fatto che Qualiano nel IV secolo a.C. registra la presenza del popolo sannita, che successivamente è stato una «Statio romana» un centro di stazionamento per le legioni di soldati che si dirigevano  a Cuma e  che raggiunse la massima crescita nel IV e V secolo d.C. durante il periodo di decadenza romana. In epoca moderna per circa 500 anni fu feudo del  Monastero di Santa Chiara e nel 1836 Ferdinando II ne decretò l’autonomia amministrativa. Attraverso quasi mezzo secolo, nel secondo periodo borbonico fino all’unità d’Italia  ebbe un importante  sviluppo urbanistico. Scopro però che oggi deve la sua fama, purtroppo all’essere parte integrante, con Giugliano e Villaricca, del “triangolo dei fuochi”. 

Nel 2013  Il Sole  24ore ricordava che il triangolo era stato definito dai magistrati maggiormente impegnati sul fronte dei rifiuti “una Chernobyl tutta italiana”. Manuela Vento nel suo reportage aveva evidenziato che l’ex discarica Resit (Setri) a Giugliano,  aveva compromesso, fino al 2064, 200 ettari dell’interland  napoletano e costituisce “la più grande cloaca di monnezza a cielo aperto”.

Alla terra dei fuochi e a molte altre campagne tra Napoli e Caserta erano state  destinate, all’epoca, più di 341 mila tonnellate di rifiuti speciali portatori i veleni da percolato, capace di penetrare fino alle falde. Un disastro ambientale. Fanghi di drenaggio, ceneri leggere e fanghi provenienti dalle acque reflue industriali, partivano da Venezia, Mestre, Milano, Brescia e  Prato. Qui  il distretto tessile raccoglieva le pezze provenienti da tutte le regioni del nord Italia e le spediva alla volta della Campania, mentre da Massa Rosa (in provincia di Lucca) spedivano i rifiuti provenienti dalla separazione meccanica dei rifiuti solidi urbani nella cava di Quarto.

Questi i  presupposti, ma fortunatamente ho anche  appreso che il Premio Nazionale, giunto quest’anno alla sua quinta edizione  è intitolato “19 luglio 1992”, perché commemora la strage di via D’Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta,  ed è dedicato anche a Giovanni Falcone.  Terra Viva assegna il riconoscimento a personaggi  che portano avanti la cultura della legalità, diventandone a loro volta testimoni. 

E’ come se ogni anno ai due giudici vittime della mafia siciliana e agli sfortunati uomini delle loro scorte, la parte buona del popolo campano a cui è toccata in “dote”  la terra dei fuochi (grazie ai 39 clan della camorra consegni  il “Premio dalla parte della Legalità”. Nel nome dei morti nella strage di Capaci  ( Giovanni Falcone, sua Moglie  Francesca Morvillo, anche lei magistrato, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro) e di quelli di via D’Amelio a Palermo (Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) i premiati da “Terra viva” sono stati selezionati per essersi distinti come fautori attivi della legalità, ma in verità nell’assistere alla cerimonia di premiazione  la sensazione provata a primo acchito è stata quella di avere di fronte persone, gli organizzatori, che credono nella loro missione e hanno voglia di trasmettere il loro spirito d’iniziativa a  quanti più cittadini possibile. L’accoglienza degli ospiti, l’emozione nel leggere le motivazioni e soprattutto il luogo di svolgimento di questa testimonianza, il cortile del Palazzo Municipale, assegnano una valenza di raro pregio al Premio “19 luglio”,  ideato dall’avv. Michele De Maio.  Con lui, a gestire  i vari momenti della serata, il  Prof. Angelo Zanfardino, con il supporto del nutrito gruppo di animatrici dell’Associazione Terra Viva, tutte giovani e brillanti professioniste di cui in calce a questo editoriale molto volentieri  riporto i nominativi, unitamente all’elenco degli enti collaboratori e patrocinanti. Confesso che ad ascoltare  le motivazioni scelte dagli organizzatori prima e le dichiarazioni dei  premiati dopo, ho avuto la sensazione di trovarmi, in entrambi i casi, di fronte a persone appartenenti ad una categoria speciale. Persone che hanno nel loro DNA  lo spirito di solidarietà. credono nella giustizia e si propongono di raggiungere gli obiettivi che a Falcone e Borsellino è stato impedito di raggiungere. Persone che sembrano aver ascoltato l’invito di Peter Sloterdijk, professore di estetica e filosofia a Karlsruhe in Germania, che nel suo Devi cambiare la tua vita, ricorda l’esortazione di Paolo ai Corinzi, di essere suoi imitatori così come egli imitava Cristo, pur consapevole che non lo avrebbe mai potuto raggiungere. La meta dei due Giudici trucidati è ancora molto lontana perché sembra impossibile vincere la mafia e la camorra, ma, come ci dice Sloterdijk, l’essere degno  di imitazione non dipende dai successi conseguiti, bensì dal suo “coinvolgimento” rispetto alla meta. l Significativo l’intervento dal Palco del Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Nicola Tota , premiato per l’operazione  “Strade sicure”  delle Forze Operative dell’Esercito portata avanti, sotto il suo comando,  in tutto il Sud d’Italia. Il generale ha sottolineato il ruolo dei genitori, prima ancora di quello della Scuola, nell’inculcare il senso della legalità ai propri figli (un esempio non banale viene dal semplice ma fondamentale gesto di “allacciare le cinture di sicurezza appena seduti in auto”). Un discorso breve, ma ricco di contenuti etici, dalla propensione al sacrificio alla disponibilità ad assumersi responsabilità che vanno oltre le finalità istituzionali dell’Esercito.

Il Luogotenente della Marina Militare Italiana Massimiliano Latorre, uno dei due

 Marò coinvolti nell’incidente in cui persero la vita due pescatori indiani, in collegamento da remoto, ha invitato Terra Viva a proseguire in questa difficile azione di sensibilizzazione alla legalità mettendosi a disposizione per ogni futura iniziativa. La testimonianza del magistrato Giovanni Corona, pubblico ministero nelle indagini della prima guerra di Scampia e la commozione  della “Iena” Nina Palmieri,

 nel rivedere alcuni momenti dei suoi servizi su Carlo l’anziano professore benestante e benefattore, amante della campagna e degli animali  costretto, contro la sua volontà a vivere in una RSA, hanno dato ulteriore carica agli animatori di “19 luglio 1992 Terra viva dalla parte della legalità”.

Quelli di Terra Viva hanno dato prova, anche con la scelta del nome, di non essersi arresi di fronte all’impossibilità di scalare la montagna dell’illegalità che ha trasformato la loro terra fertile in una cloaca di monnezza a cielo aperto, che da sola basta  a mettere a rischio la sopravvivenza della biosfera.

Ecco allora che mi sembra di poter concludere con Paolo Perticari, che è necessario un cambiamento profondo di orientamento: “invece di rimanere sempre pigramente al campo base delle sociologie e sprofondare negli inferi della banale malaripetizione, sperimentare che si può essere migliori di quello che si è” ( introduzione a Devi Cambiare la tua vita, pag.XXXI). Mentre scrivo  ho sul tavolo la pergamena e la targa assegnata alla giornalista d’inchiesta delle Iene, che per il futuro auspico arrivi anche su quella di tanti padri. Significherebbe che molti altri giornalisti avranno “trasformato la propria professione in una potente arma di denuncia contro il malaffare e molto spesso a contrasto di ogni genere di violenza e discriminazione” A Qualiano e nelle altre tappe dell’itinerario del premio ( Quarto, Caivano, Marano e Maschio Angioino di Napoli) da cinque anni è iniziata per  chi sta dalla parte della legalità la scalata al “Monte Impossibile”.  o, se preferite, al “Mount Improbable”  dalla cui cuspide – secondo Hans Jonas- si coglie l’intero orizzonte della biosfera e la problematicità della sua sopravvivenza.

 

Collaborazione:

–       la Polizia di Stato

–       Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania

–       CSV Centro Servizi Volontariato di Napoli

–       Staff dell’associazione Terra Viva:

·         Dott.ssa Maria Massaro- Presidente

·         avv. Salvatore de Maio – Vice presidente

·         Dott.ssa Valentina Iannelli

·         Dott.ssa Maria De Simone,

·         Avv. Flavia Cannavale,

·         Avv. Luisa Ciccarelli,

·         Prof. Angelo Zanfardino

Patrocini :

·         Camera dei Deputati Città Metropolitana di Napoli

·          Comune di Napoli

·          Comune di Qualiano

·          Comune di Caivano

·          Comune di Quarto

·          Comune di Marano di Napoli

  

 

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