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Venegazzu’ Capo di Stato 2017

  L’azienda nasce nel 1951 a Venegazzù (Volpago del Montello, provincia di Treviso) per iniziativa del Conte Piero Loredan, discendente di Leonardo Loredan, Doge della Serenissima. Dopo un soggiorno a Bordeaux, il Conte decide di impiantare sul Montello i vitigni bordolesi (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec). Nasce così il Rosso di Venegazzù e, successivamente, la sua riserva più prestigiosa.  Nel 1964 viene prodotta la prima annata della riserva speciale, selezionata dalle migliori uve della vigna più antica. Nella seconda metà degli anni ’60 il vino entra nei circuiti delle grandi occasioni a Venezia. La leggenda vuole che, durante un pranzo all’Hotel Gritti, il presidente francese Charles de Gaulle lo assaggi e lo scambi per un grande Bordeaux, lodandolo pubblicamente. Da quel momento il vino prende il nome di Capo di Stato. Nel 1967 l’artista padovano Tono Zancanaro realizza le celebri etichette (con le versioni  “des roses pour Madame” e “…et pour Monsieur la bombe”). Nel 1973 la tenuta passa alla famiglia Palla, che la guida ancora oggi (attualmente con Lorenzo Palla). Il Capo di Stato resta il vino-icona della casa, inserito tra i “100 vini leggendari” in pubblicazioni francesi, e continua a essere prodotto solo nelle migliori annate da una selezione delle vigne più vecchie. Il prezzo, ça va sans dire, è rapportato alla nobiltà della casa e del prodotto (circa 80 Euro a boccia).

 Provenienza :Montello e Colli Asolani DOC, Venegazzù di Volpago del Montello (TV), Veneto. Le uve provengono in particolare dalla storica Vigna delle 100 Piante, impiantata nel 1946 e da selezioni successive di cloni antichi, a circa 110-150 metri di altitudine. I suoli sono argillosi e ricchi di ferro, tipici del Montello. L’esposizione è prevalentemente nord-sud, la densità varia da circa 3.000 ceppi/ha (nella vigna storica) a densità più alte nei vigneti più recenti. Il microclima del Montello, leggermente più caldo rispetto alle zone limitrofe, favorisce una buona maturazione dei vitigni bordolesi mantenendo freschezza e struttura.                     

Annata: 2017

Gradazione alcolica: 14% vol.

Varietà delle uve : Blend bordolese classico: Cabernet Sauvignon (prevalente, spesso intorno al 60-70%), Merlot, Cabernet Franc e Malbec (da vecchi cloni).

Tipologia: Vino rosso fermo – Montello Venegazzù Superiore DOC

Vinificazione

Raccolta manuale (da metà settembre a inizio ottobre, a seconda delle varietà). Fermentazione alcolica e malolattica in tini di rovere (circa 20 giorni a temperatura controllata intorno ai 25-30 °C). Affinamento prolungato: circa 18-30 mesi, in parte in grandi botti di rovere (circa 60%) e in parte in barrique (circa 40%), seguito da ulteriore sosta in bottiglia prima della commercializzazione. Nessuna filtrazione aggressiva.

Caratteristiche organolettiche

Colore: rosso rubino intenso e profondo quasinimenetrabile, brillante, con riflessi granati.

Naso: complesso e austero. Note di prugna, cassis, frutti di bosco neri, liquirizia, cuoio, pepe e spezie. Con l’evoluzione emergono anche sentori balsamici e di tabacco.

Bocca: strutturato, potente e di grande stoffa. I tannini sono ancora presenti e grippanti (soprattutto in annate come la 2017), ma di buona qualità e destinati ad ammorbidirsi. L’acidità è viva e sostiene un corpo pieno e opulento. Il sorso è sapido, speziato e persistente, con un finale lungo che alterna frutta scura e note minerali-terrose. È un vino di personalità forte, più classico e austero che moderno e “goloso”.Temperatura di servizio: 18-20°C. Consigliabile decantare se servito relativamente giovane.

Longevità : Elevata. Un vino pensato per l’invecchiamento: può evolvere con eleganza per ancora 15-16 anni. L’annata 2017 è ancora giovane e ha ampi margini di miglioramento soprattutto dal punto di vista della rotondità.

Abbinamenti:  Il Capo di Stato non è un vino che si accontenta di un piattino di prosciutto e formaggio. Ha carattere, tannino e una certa austerità da “grande Bordeaux veneto”, quindi preferisce compagni di tavola all’altezza. Si trova benissimo con un bel brasato al vino rosso o con un arrosto di manzo ben cotto: lì i tannini si ammorbidiscono e il vino diventa quasi vellutato. Anche la selvaggina ci sta a pennello – cinghiale, capriolo o lepre in umido – perché le note di cuoio e spezie del vino dialogano con i sapori più intensi e un po’ selvatici del piatto. Se si vuole restare in Veneto, un risotto con salsiccia e radicchio trevigiano è un abbinamento che funziona sorprendentemente bene: il vino ha abbastanza struttura da reggere, ma non copre i sapori amari e croccanti del radicchio. Tra i formaggi stagionati lo vedo bene con un Parmigiano vecchio di 60 mesi o un pecorino di lunga stagionatura.

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