EDITORIALE /269
In meno di una settimana, grazie ai miei amici del Panathlon International, sono stato testimone di due eventi che mi hanno restituito fiducia e prospettiva per una idea che un paio di lustri orsono il Distretto Italia e il CONI avevano raccolto e diffuso in un buon numero di istituti superiori della penisola. E’ a Viterbo per il 60° della fondazione del Club e a Roma in occasione del convegno “Uniti nello sport: Pace e inclusione” che quell’idea illuminante ha ripreso vigore. Si tratta del Progetto pilota “ La scuola incontra lo sport. Il Panathlon va a scuola”, con occhiello “Orientare formando, formare orientando”.

Questa alternanza della coniugazione dei due verbi all’infinito e al gerundio esprime la volontà di usare il dinamismo insito nell’attività sportiva per stimolare nei docenti e nei discenti una riflessione creativa e una voglia di sapere attraverso una formula didattica che tenga conto di aspetti umani, sociali, culturali e valoriali di cui sono portatori gli atleti che praticando lo sport sono arrivati a realizzare il sogno di salire su un podio, luogo destinato ai “migliori tra i migliori”. Formazione e orientamento, cardini del sistema scolastico, hanno bisogno di esempi, che le storie dei campioni offrono con un’evidenza pressoché unica, che non appartiene ad altri personaggi che hanno trovato successo in pur importanti settori come, l’arte, il cinema e la musica. Il valore aggiunto dello sport, sta nel fatto che ciascuna disciplina adotta la filosofia del diritto sportivo, che è nata dall’esaltazione del valore formativo del “gioco”. Non ci sono deroghe ai regolamenti che contengono norme, che se non le rispetti sei “fuori”. Ci sono giovani che testimoniano di aver trascorso i loro migliori anni a sudare sui campi e nelle palestre per arrivare ai risultati che li hanno resi famosi. La loro è una testimonianza preziosa , e in questo momento storico necessaria per dare prova del fatto che dietro a una medaglia c’è un’infanzia e un’adolescenza vissuta divertendosi e anche sacrificandosi, vincendo e anche perdendo, isolati e poi accolti. E’ la vita di “persone” abili e meno abili, di “menti” dotate e meno dotate. Queste persone e queste menti devono far parte integrante del nostro sistema educativo. Introduciamo quindi la “Testimonianza degli sportivi” come materia di studio. Sarà il catalizzatore per costruire una catena interdisciplinare che troverà il suo Humus nelle regole, nell’ambiente, nelle biografie nell’umanità dei campioni di ieri e di oggi. A Viterbo, dove sono stato ospite del carissimo e vulcanico amico Domenico Palazzetti, già Presidente di quel Club, durante le celebrazioni del 60° dalla fondazione tre colonne dello sport viterbese che per la loro storia umana e sportiva, tanti spunti potrebbero offrire ai giovani e ai docenti, sono stati premiati dall’attuale Presidente Giancarlo Bandini, davanti alle autorità[1], tra cui la sindaca Chiara Frontini, e Antonella Sberna, v.Presidente Parlamento europeo. Si tratta di Alesandro Lupino pilota ufficiale della Ducati nel motocross, di Marco Lanzi che ha portato il rugby viterbese ai massimi livelli nazionali e Enzo Colonna (Basket).

A Roma, su iniziativa di Cesare Sagrestani, Governatore dell’Area Lazio, nel Salone d’Onore del CONI, il Convegno che voleva ( e ci è ben riuscito), evidenziare il valore dello “Sport come linguaggio universale di dialogo, rispetto e solidarietà” nelle due sessioni si sono alternati dirigenti e atleti e, dopo i saluti di rito dello stesso Sagrestani e dei Presidenti dei Club del Lazio, Lella, Simonetti e Bandini, la platea ha potuto apprezzare le significative considerazioni del prof. Piero Sandulli, giurista di fama, sull’importanza del riconoscimento in Costituzione del ruolo dello sport, ma anche della necessità di colmare alcune lacune attuative, Dopo all’evento hanno dato corpo e sostanza le testimonianze degli atleti olimpici e paralampici del calibro di Giancarlo Paglia, Dalma Caneva, Giacomo Perini e di Lorenzo Mancino, atleta di Special Olympics presentato da Alessandro Palazzotti, che ha lasciato il segno per l’eloquio spigliato e la profondità di pensiero. I giovani studenti in sala, hanno attivamente partecipato al dibattito e hanno apprezzato òa disponibilità al dialogo di tutti i “testimonial” (Paglia si è intrattenuto a lungo con un giovane che, cadendo dalla moto, ha perso la funzionalità del braccio destro; “non demordere” – gli ho sentito dire – ” cerca uno sport qualsiasi perché ce ne sono tanti in cui il braccio te lo puoi legare al busto !”). Che altro dire? Atleti, campioni, educatori? SI, alcuni sono già professori ad onorem di… “Testimonianza”.
[1] Alla cerimonia hanno partecipato numerose personalità di spicco del panorama civile, associativo e sportivo. Assieme a Frontini, Sberna, Sabatini e Andreana, ci sono anche, Alessandro Romoli, presidente della provincia di Viterbo, Rita Custodi, consigliere del distretto Italia Panathlon), Giorgio Costa che ha letto il messaggio di Carlo Fagiolino, presidente del Collegio garanzia statutaria del Panathlon International, Cesare Sagrestani, governatore Area XIV Lazio distretto Italia), Ennio Mariani, presidente sezione Aia Viterbo), Silvia Somigli, vice presidente Rotary Club Viterbo, e presidenti dei Panathlon Club: Umberto Martone (Latina), Stefania Lella (Roma), Maurizio Simonetti (Rieti) e Lucia Custodi (Orvieto)




