Home La Rivista Educazione e Ambiente Montessori ItaliA (MIA). Un convegno internazionale a Roma

Montessori ItaliA (MIA). Un convegno internazionale a Roma

 

Un convegno montessoriano non è un convegno qualsiasi. Parteciparvi è un’esperienza sempre particolare. È successo anche ieri a Roma, presso l’università Lumsa. Più di duecento persone provenienti da più di venti paesi del mondo, attente, concentrate, unite da un comune sguardo che mette al centro l’infanzia, i bambini e le bambine, i loro bisogni di crescita e la loro educazione. In tanti luoghi si parla di pedagogia ma, nel contesto montessoriano, c’è una passione e una volontà comuni che non trovano eguali.

Nato dalla straordinaria scoperta del bambino fatta da una donna non comune, scienziata e visionaria, una grande ricercatrice e una grande anima come Maria Montessori, il suo messaggio educativo ha continuato a propagarsi dappertutto grazie all’impegno di tante donne, sì soprattutto donne, intelligenti, generose, coraggiose, in tanti paesi della Terra.

Il tema del convegno, Cittadini del mondo per una pace duratura. Educare il potenziale umano dalla nascita, è stato affrontato da quattro grandi esperte dell’approccio montessoriano, provenienti anch’esse da paesi e culture diverse. Judi Orion, Sylvia Dorantes, Baiba Krumins Grazzini, Jenny Marie Hoglund, hanno parlato dei primi tre anni di vita come le fondamenta della pace, dell’infanzia come terreno fertile per costruire la pace, di sviluppo e adattamento durante la seconda infanzia e della necessità di sostenere lo sviluppo dell’adolescente. Le quattro esperte mondiali di formazione delle insegnanti montessoriane hanno cioè affrontato quelli che Montessori chiamava i “quattro piani dello sviluppo e dell’educazione”, che vanno dalla nascita fino ai ventiquattro anni. Ognuna delle fasi dello sviluppo è caratterizzata da particolari istinti guida che Montessori chiamava “periodi sensitivi o istinti guida”, ovvero di periodi finestra evolutive che si aprono e si chiudono, determinando lo sviluppo del cervello e dell’intera personalità umana.

L’educazione comincia dalla nascita e anche prima, dalla gestazione. Se il neonato è accolto con delicatezza e amore, ha detto Judy Orion, si scopre che i bambini non piangono se non sono sottoposti a stress. Nel periodo simbiotico tra madre e bambino, durante i primi mesi di vita, si vede che ogni partner della relazione dà all’altro ciò che lui stesso non può dare a sé stesso. Le prime settimane sono un breve periodo ma eterne e critiche sono le sue conseguenze. Ed è ovvio, che se la madre ha lo smartphone sempre in mano, questo interferisce in modo grave con la relazione. Il neonato cresce poi molto in fretta e suoi bisogni cambiano e con questi dovrebbero cambiare anche l’ambiente e i modi di accudimento. Di fronte a queste sempre nuove esigenze i genitori, che non vivono più in famiglie allargate con altri adulti che hanno esperienze di bambini, non sanno spesso come comportarsi. Allora ricorrono a internet. Ma nella rete c’è troppa informazione e il disorientamento aumenta. Il bambino intanto cresce e la sua mente assorbente accoglie tutto dall’ambiente e impara, tra le altre cose, anche come gli adulti che ha intorno risolvono i conflitti: li risolvono con le parole o con le mani? Non che non debbano esserci conflitti, ma il problema è come vengono risolti. Il bambino diventa ciò che assorbe e per diventare un creatore di pace deve crescere nella pace.

Sylvia Dorantes è partita dal fatto che noi non nasciamo umani ma dobbiamo umanizzarci. E il problema è come conquistare questa parte interiore di noi che poi diventa permanente. C’è la necessità di costruire la pace con noi stessi, che è alla base della pace con gli altri. Sì, perché la distanza che ci separa dagli altri è la stessa distanza che ci separa da noi stessi. E allora ha concluso, leggete i libri di Montessori e osservate i bambini. L’educazione, nella prospettiva montessoriana, coincide con l’aiuto alla vita. Ma, che cos’è la vita? Questa è una buona domanda. La vita è un processo che viene da lontano e va lontano, è il frutto intelligente e misterioso di una lunga evoluzione. E gli adulti non possono insegnare lo sviluppo. Lo sviluppo è endogeno, viene dal bambino. Gli adulti devono conoscerlo, aiutarlo e rispettarlo.

Baiba Krumins Grazzini, formatrice anch’essa di fama mondiale e grande esperta di educazione cosmica, ha parlato dei bisogni educativi dei ragazzi in età scolare, tra i sei e i dodici anni. Attiva nel centro di formazione internazionale di Bergamo, che esite e forma insegnanti montessoriani dal 1961, Baiba ha parlato dell’immaginazione e della capacità del ragazzino di andare oltre il concreto, domandandosi il “perché” delle cose, la loro origine. L’immaginazione, come atto del pensiero, è la grande forza di questa età. Per soddisfarla è necessario uscire dall’aula, è necessario dare il mondo ai ragazzi. La risposta montessoriana è l’educazione cosmica, il geniale centro della scuola primaria montessoriana. Non si tratta di una disciplina ma di ciò che collega le diverse discipline in una visione unitaria. Ed oggi, nell’età dell’Antropocene e dei disastri ambientali, è necessaria questa forma di ecologia umana, di alfabetizzazione ecologica che faccia vedere ai giovani quanto tutta la vita della biosfera sia legata e connessa. Offrire ai bambini il miracolo, potente e fragile, della vita, un miracolo da osservare, studiare e rispettare. Allora il bambino si sentirà parte di un mondo più grande, membro cosciente di una nazione unica, senza più stranieri né esiliati.

Gli esseri umani sono esseri diversi nei diversi piani dello sviluppo. Una cosa sono i bisogni del neonato, altri quello del bambino di tre anni, altri ancora quelli del ragazzino di sei anni. Ognuno non è semplicemente il doppio dell’altro, è letteralmente un altro essere, con altri bisogni di crescita e di sviluppo. E allora, ad organismi diversi devono corrispondere ambienti educativi diversi, le aule e la scuola non bastano più, è necessario uscire e utilizzare la città come aula e il paesaggio come educatore.

Ancora diverso sarà il giovane e la giovane adolescenti. E della scuola-fattoria per adolescenti ha parlato la svedese Jenny Marie Hoglund. L’adolescenza è quell’età cruciale e delicata della vita che Montessori definisce come una vera e propria “seconda nascita”. Gli adolescenti hanno molta energia ma non sanno come incanalarla. Hanno bisogno di fare molte esperienze ma, al contempo, di sentirsi protetti. Gestire una fattoria in campagna, a contatto con la natura, ma anche alle prese con i problemi reali di una piccola comunità autogestista, sono allora l’ambiente ideale. Vedendo le foto di ragazze e ragazzi al lavoro, non sembra proprio una scuola, sì perché lì la natura e la super natura tecnica, l’esperienza e la conoscenza, sono unite insieme. Studiare non è abbastanza, non soddisfa tutte le esigenze dell’adolescente. Studiare non corrisponde a vivere. C’è bisogno di lavorare insieme creando uno spirito di gruppo. Con l’apprendimento anche di un lavoro, che non è però l’apprendimento al servizio di una professione, ma al servizio dell’apprendimento stesso e dello sviluppo della personalità.

Di questo si è parlato e di molto altro nel convegno organizzato dalla giovane associazione MIA, Montessori ItaliA, nata da qualche anno e a cui vanno i nostri migliori auguri. MIA è l’unica società italiana affiliata all’AMI, Association Montessori Internationale, la straordinaria organizzazione mondiale, fondata da Maria Montessori nel 1929 ad Amsterdam, con lo scopo di diffondere e difendere l’autenticità del messaggio educativo montessoriano e organizzare la formazione di insegnanti e adulti capaci di aiutare il popolo dei bambini. E l’AMI celebrerà ad Utrecht, nel prossimo 2029, i cento anni dalla sua fondazione con un grande congresso mondiale.

Di tanto altro ancora si è parlato e discusso per tutta questa lunga giornata di studi. Ma la conclusione appare molto chiara, e la strada indicata molto promettente. Abbiamo bisogno di pace. Abbiamo bisogno di fare la pace con la natura, che stiamo distruggendo, e abbiamo bisogno di fare la pace con gli altri esseri umani, che invece stiamo combattendo ancora con la guerra. Ma per fare la pace con la natura e tra gli umani, è necessario fare la pace con i bambini. E questo sarà possibile con un’educazione diversa. Perché l’educazione è la prima e più potente arma della pace, che riesce dove invece la politica troppo spesso fallisce.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com