Home La Rivista Attualità e Amarcord GENITORI LETTORI. FIGLI, DI PIU’. LO SANNO SCUOLA E FAMIGLIA?

GENITORI LETTORI. FIGLI, DI PIU’. LO SANNO SCUOLA E FAMIGLIA?

Attualità /Paolo Rico /195

     Occorre una revisione logistica nelle librerie. Pure nelle biblioteche. Si fa avanti una domanda di nuovi lettori. I minori sono, infatti, diventati protagonisti  – secondo gli ultimi dati –  di quella silente rivoluzione culturale (un po’, anche di mercato), che, in costanza di perdite consistenti di lettori adulti, trova, per contro, nei bimbi, voraci schiere di appassionati di fiabe, serie e fantasy, più in generale.

Si scopre soprattutto dalle analisi socio-statistiche di Istat ed Open che: «se i genitori sono lettori, i figli leggono in 3 casi su 4. Se né il papà né la mamma leggono, la quota scende a 1 su 3». Insomma, lettori si diventa, specialmente se ci sono anche gli stimoli giusti e, come nelle condotte sanitarie, se si agisce precocemente.

    Occorre allora innovare nell’offerta, sostenendo ed indirizzando una platea di minori, finora un po’ marginalizzati sia nelle proposte sia nell’adeguamento dei servizi. Tanto che si torna a sottolineare, dati alla mano, quanto sia «cruciale», afferma Open: «il ruolo della comunità educante»: della “rete”  – agenzie formative (in burocratese) –  che dovrebbe, più che imprigionare e trattenere,  ospitare e veicolare gusti in formazione e revisionati spazi di lettura a quel pubblico interattivo, interrelato, all’opposto del tradizionale habitué  – privato (acquirente e/o lettore) quasi sempre isolato –  di biblioteche, emeroteche e librerie.

Spiegano gli studiosi: «solo l’esistenza, in ciascun territorio, di servizi e alleanze educative può compensare i divari legati al contesto di origine». Alla luce delle considerazioni dell’indagine, si raccomanda, perciò, di promuovere «laboratori e attività didattiche specificamente orientate ai gruppi scolastici» . Mediamente il 47% delle biblioteche esaminate svolgono panificate azioni di incentivo alla lettura. In Trentino-Alto Adige si raggiunge il 69,3%, ma non è così nel Mezzogiorno dove sono ben 3 le regioni “pigre” con l’opera di sostegno alla lettura. Si tratta di: Calabria (27,1%); Campania (25,2%); Molise, fanalino di coda con il 20,7%.

    Proprio in questa realtà, però, l’indagine di Open certifica,  sorprese dei numeri interpreti della realtà,  una più dinamica organizzazione in grado di allestire forme di accompagnamento alla lettura da parte della scuola e pure delle famiglie, regolarmente coinvolte, nel sostenere nei figli l’amore per i libri. Tutto, a partire dall’arretramento della domanda di settore, come precisano i dati: «La quota di popolazione che ha letto almeno un libro è scesa dal 40,8%, in un anno, al 39,3%». Un punto e ½ in meno: in fondo, non un vero e proprio tonfo, ma la ricerca di Open richiama, preoccupata, : «è la prima volta, nella serie storica di questo secolo, che ci si attesta, nella lettura, al di sotto della soglia psicologica di 4 lettori su 10 persone dai 6 anni in su», dato, che, al Sud, marca issue assai poco confortanti. Tra i bimbi, segnatamente, il rapporto medio di abitudine alla lettura  – pari, a livello nazionale, ad un minore su 2 –  diventa in queste realtà fuori delle aree metropolitane avanzate  pari a 1 fanciullino ogni 3.

Questo, come accertato, per una constatata “distrazione” dei genitori nel trattare a casa loro stessi  – compulsare, maneggiare, familiarizzare, scorrere –  testi davanti ai bambini.

Quando alle famiglie piace leggere volentieri si ripete tra i figli la stessa disposizione: «nel 73,5% dei casi», si è anticipato presentando l’indagine Istat ed Open.  «Al contrario, nelle famiglie in cui i genitori si tengono a dieta di libri, i figli lettori scendono al 34,4%», quasi 3 punti in meno del dato indicato per i consumatori di libri.

    Nel decennio a venire è annunciata, nel quadro dell’attuale instabilità geopolitica, un’esplosione della spesa Nato, l’organizzazione dell’Occidente transatlantico solidale, e, sempre a medio termine, crescerà l’investimento, sia pubblico che da parte di privati in charity. Nel settore invece, del patrimonio culturale non c’è nessuna previsione su un auspicato rilancio dell’interesse per il libro,  quasi come in una speculare giostra delle contraddizioni strategico-economiche. A meno che non riguardi  – sulla base dei dati a disposizione oggi –  bimbi ed adolescenti, come si è provato a documentare in questo pezzo.

Sarebbero almeno 3 gli esempi virtuosi da imitare nello sviluppo delle iniziative scolastiche a favore della lettura. Tra i capoluoghi spiccano,  Cagliari, Biella e Ferrara, dove più consistente risulta la diffusione di biblioteche locali a disposizione dell’utenza fino alla maggiore età. Tutte al Nord le altre biblioteche premiali, con 15 servizi territoriali ogni 10mila bimbi residenti. Per concludere  – nella consueta mappa delle 2 Italie spaccate tra Nord e Sud –  l’accertata carenza di servizi alla lettura per i minori del Mezzogiorno, con speciale riguardo a Ragusa e Reggio di Calabria.

    Ma se fosse “quel” libro a distogliere dall’amore per la lettura? se responsabile possa essere, per esempio, anche un’editoria incapace di confrontarsi con nuovi gusti, pur se per colpa di un’autoralità, essa stessa dal fiato corto nei variati scenari delle preferenze? Parrebbe da escludersi, però. Perché l’indagine chiarisce che la lettura è vero che deve essere promossa, ma è proprio la lettura in genere che si attenda in quelle valli, nelle quali i soggetti sono incentivati a ritrovarsi. Così come succede nella scuola e nella famiglia, coscienti di dover comunque alimentare con libri chi magari non li conosce o ne è distolto  – per dire –  dalle onnipervasive tecnologie social.

    Si apprezzano casi, nei quali l’incrocio tra lettura tradizionale e ricorso ai media ludici propone allettanti prospettive di compatibilità nella fruizione mista e “salutare” per l’aspetto formativo. Ciò nel segno di un giovevole apporto, che aggiornati spazi di lettura implementati procurano al successo di alcune forme di ricorso al testo, pur nelle versioni spettacolari più che in quelle austere e quotidiane. Se il libro non è uno sciroppo amaro, ma davvero ossigeno dello spirito, a nessun’energia si deve rinunciare per adattarlo a piacevole pratica culturale ed utile stile di vita.

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