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LA “NURSEY DEI CETACEI” DEL GOLFO DI GAETA

Attualità /Paolo Rico /192

 

«Le balene conoscono tutto delle emozioni del mare perché sanno cantare»

ALBERTO CASIRAGHY, editore, scrittore ed illustratore (Osnago [Lecco], 1952                   )

 

 Dai crateri in quota ai vulcani sommersi: è praticamente lo spazio, specularmente sovrapponibile, che descrive geomorfologicamente l’area protetta del Parco regionale di Roccamonfina (CE) e Foce Garigliano (LT). Oasi naturalistica di oltre 11mila ettari, che  – segnatamente, nel Tirreno centrale, al largo del Golfo di Gaeta –  regala all’osservazione di curiosi e, soprattutto, all’attenzione degli esperti un meraviglioso vivaio dei cetacei, forse il più prolifico e vitale d’Italia. Una vera nursery di cetofauna, riferisce un ponderoso studio dell’ateneo partenopeo e del Parco di Roccamonfina. Nel perimetro tra Casamìcciola e l’isola di Ventotène; tra il Lido di Lìcola e il limite dei Parco regionale dei Campi Flegrei, e non soltanto, ma, genericamente, nell’insenatura davanti a Gaeta sono state individuate, in ricognizioni mirate e diacroniche, alcune colonie riproduttive di balene e altri cetacei.

     Conclusione di un monitoraggio quarantennale, che, dall’autunno 1986 ha costantemente seguìto le dinamiche delle diverse specie di cetartiodactyla, storiche inquiline ormai del posto. Lo studio è stato commissionato  – si ricordava –  dal Parco di Roccamonfina perché limitato alla direttrice compresa tra Capo Miseno e la foce del Garigliano, lungo l’antico tracciato campano della via Domiziana tra Cuma e Mondragone. In quello stesso ambito, più volte interessato da spiaggiamenti più e meno recenti, grazie ai quali si propongono opportunità di prelievi biologici di ampio interesse per l’analisi, perfino archeologica, non solo zoologica, di mammiferi marini: le balene, appunto. Presenti, invero, da sempre in quell’area, come certificano autorevoli fonti storiche e letterarie, ma pure testimonianze etnografiche e di cultura materiale: tutte, ben specificate nello stesso studio, realizzato per conto del Parco di Terra di Lavoro. Allo scopo hanno provveduto osservazioni dirette; riferimenti mnestici; indicazioni probanti; avvistamenti da natanti; dati subacquei; rinvenimenti di vario genere, grazie anche a supporti audiovisuali. Sono state censìte circa 10 differenti specie di ittiofauna coerente: balene, delfini, focene ecc., ricompresi tra i mammiferi marini, detti cetacei.

     Principale risultato l’accertamento di consistenti nascite e costanti ricambi di individui, in particolare  – si anticipava –  nel Canyon di Cuma. Si tratta di profondità vallive sommerse al di sotto degli 800 metri, per lo più vivacizzate da varietà bentoniche ovvero di fauna, saldamente attecchita sulle pareti dei fondali. Qui gli studiosi hanno aggiornato l’evoluzione di neonati di cetacei in libero movimento con le mamme. Stenelle striate sono state sorvegliate anche all’altezza della foce del Garigliano e del Volturno, come dinanzi al monte di Pròcida. 14 esemplari di megattere, grampo e tursiope monitorati pure a sud della marina di Minturno e a NE di Ischia. Fin qui l’illustrazione di spaccati di entusiasmo naturalistico.

     Però, gli approfondimenti specialmente su soggetti spiaggiati hanno messo a nudo la cocente condizione patogenetica di taluni esemplari. Le analisi su questi ultimi hanno, infatti, messo in guardia su rischi di zoonosi, di agenti infettanti per l’uomo. Fenomeno contenuto, ma reale: da vigiliare comunque! Colpa, invero, di alimentazione intossicata da metalli pesanti per gli sfortunati cetacei: alcuni dei quali votati a morte certa. Esito di inquinamento antropico, le amareggiate conclusioni degli studiosi. Si è riusciti ad accertarlo, constatando la rarefazione di cuccioli di globicefali al largo dell’altrimenti frequentatissimo arcipelago Pontino, prediletto da assortite colonie di femmine in riproduzione durante l’estate. Forse più longevi e fecondi, secondo i campionamenti all’attenzione degli studiosi campani, delegati dal Parco di Roccamonfina: capodogli, balenottere e megattere. Si tratta, invero, di specie segnalate, ad esempio, già nei secoli IV-VI d.C. Comunque, le indagini permettono di ottimizzare strategie di sopravvivenza delle popolazioni più esposte, concludono gli autori dell’intervento osservazionale. In linea con i propositi della recentissima Giornata mondiale di balene e cetacei, che la scorsa domenica ha permesso, ad esempio, ad ISPRA (Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale) di potenziare la rete di sorveglianza marina e di ulteriormente promuovere la didattica oceanografica, pelagica e, generalmente, idrologica. Nel quadro, più ampio, hanno rappresentato le autorità del Parco di Roccamonfina, con le emergenze ecologiche del sito protetto nella sua polimorfica natura superficiale.

     A cominciare dalla qualità delle aste fluviali, nella zona numerose e salvaguardate. Anche a ragione dell’importanza di taluni corsi d’acqua, come il Liri-Garigliano assieme alle altre presenze omologhe, dalla cui complessiva salubrità dipende gran parte dell’igiene marina, a garanzia di uomo ed ittiofauna. Non perdendo di vista l’obiettivo di conservare e promuovere quella che è stata nosocomialmente definita la “divisione ginecologica”  delle famiglie di cetacei del Golfo di Gaeta. «Dai suoi morbidi fianchi», ben riferisce nel celeberrimo Moby Dick HERMAN MELVILLE (New York City 1819 – 1891), «la balena sprigionava le sue malie, nel fendersi dell’onda, la quale subito l’abbandonava, rifluendo lontana dai suoi lucidi fianchi di balena». Ecco, proprio la scena che dalla nostra profana immaginazione vogliamo conservare nella realtà delle dinamiche riferite nello studio sulla cetofauna del litorale Domiziano.

     D’altronde, in questi territori è nato lo zoologo dell’ateneo campano, ORONZIO GABRIELE  COSTA (1787 – 1867), primo scienziato dell’allora Regno di Napoli a fornire una descrizione della balena nei mari del Mezzogiorno d’Italia, presentata in una pionieristica monografia di alto valore scientifico. Gli riuscì grazie anche all’esame su relitti di cetacei, ben conservati come reliquie sacre nella chiesa matrice di Gaeta, la nursery dei nostri esemplari di Gaeta e dintorni.

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