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IL GRAN SASSO FRA ESCURSIONISTI E MIRACOLI

Attualità&Amarcord/ Marcello Martelli/Io penso/ 183

Alpinisti dispersi sul Gran Sasso, ricerche difficili e pericolose. Squadre del Soccorso Alpino e delle forze dell’Ordine ancora in piena attività, per recupere i corpi dei due escursionisti di Sant’Arcangelo di Romagna, Cristian Gualdi e Luca Perazzini, individuati con il Sonar Recco durante il sorvolo in elicottero, Erano scomparsi da domenica, scivolati mentre scendevano dalla direttissima.

Il dramma della montagna, purtroppo, si ripete ancora una volta, senza poter fare niente per fermare il numero crescente delle vittime. Scalatori esperti o inesperti, pagano spesso con la vita le insidie e le asprezze del Gran Sasso. Dove non bastano consigli e moniti per fermare la strage, che solo i miracoli di un santo possono azzerare. Come quella volta che il Papa Santo che amava l’Abruzzo salvò sul Gran Sasso “per miracolo” un escursionista in pericolo di vita. Quell’evento straordinario si verificò qualche decennio fa durante il viaggio del Pontefice in Abruzzo (nella foto a Teramo centro).

Ancora ci domandiamo se fu un soccorso fortunato o piuttosto uno dei tanti miracoli decisivi per la beatificazione di Giovanni Paolo II. L’escursionista che ebbe salva la vita in alta montagna, grazie alla presenza del Papa, si chiamava Guillaume Raymond Marie Juftin, 52nne originario di Nizza e domiciliato a Roma, che proprio nello stesso giorno della visita papale aveva voluto avventurarsi in una rischiosa escursione a 2000 metri, la zona del Gran Sasso che quel mattino il Pontefice sorvolò da bordo di un elicottero dell’Aeronautica militare.

Colpito da un grave malore in alta quota, per lungo tempo, l’escursionista era rimasto a terra in quel punto difficile da raggiungere, anche per le cattive condizioni atmosferiche. Furono ore assai drammatiche anche per i carabinieri e gli  altri soccorritori, impegnati nell’arduo tentativo di salvare la vita dell’escursionista francese. A quel punto scattò il colpo di scena o, forse, il miracolo. Avvenne che, dall’aeroporto di Pescara, alcuni specialisti mobilitati nei servizi di sicurezza per la visita del Pontefice in Abruzzo, a bordo di un ben attrezzato elicottero pilotato dal capitano Corbo, raggiunsero in poco tempo Forca Resuni, l’impervia zona dove il giovane escursionista era in serio pericolo di vita. Così la paurosa avventura ebbe una svolta totalmente opposta.

 L’alpinista francese venne portato in salvo e trasportato in ospedale a Castel di Sangro e qui giudicato guaribile in 50 giorni. Un fatto sicuramente straordinario, da qualsiasi punto di vista lo si guardi, che comunque non ebbe il rilievo che meritava. Nessuno ha mai spiegato se l’avventura a lieto fine dell’escursionista di Nizza possa essere catalogata fra le duecentocinquanta “vicende inspiegabili” attribuite a Giovanni Paolo II e attentamente esaminate nel proclamarlo santo. Oltre alle due verificate per la canonizzazione nel 2014: un bambino improvvisamente guarito da un tumore al rene; una donna che aprì gli occhi dopo essere stata dichiarata morta.

“Per lui Dio era presente dappertutto, nella vita pubblica, come nella gente che incontrava”. Poi pregava per chi aveva problemi, e agiva per la difesa dei diritti di ogni uomo e ogni popolo.

Sì, vorremmo sperare che, ancora una vota, il Papa Santo non dimentichi il “suo Gran Sasso” e gli escursionisti che rischiano la vita, per amore della montagna, sfidando i pericoli.

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