Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!
Marco, Vangelo, 2-27
Non si possono sentire! Vanno in Tv a sostenere che nell’interesse dei bambini è giusto che stiano lontano dai genitori, da quei due “banditi” che li hanno portati a vivere in un bosco in una casa senza “sciacquone” nel bagno, peraltro posto all’esterno. Stando lì non hanno potuto godere dell’accesso ai tablet ed ai televisori, né dell’eccellenza dei servizi scolastici e né, soprattutto, della vita moderna, notoriamente caratterizzata dall’assenza di stress, di delinquenza, di spaccio e accoltellamenti vari. Ma non voglio continuare a ironizzare su una tragedia educativa, che ho già trattato su questa Rivista in altri due editoriali (E se avessero ragione loro? – Centralmente e Giudici annullate la sentenza anacronistica: Quella casa nel bosco è un laboratorio pedagogico. – Centralmente). Non c’è due senza tre ! Alla quarta volta spero di poter esclamare: “Finalmente!”. Si spero che nelle successive fasi giudiziarie vengano smentiti i soloni, assurti a difensori d’ufficio dell’ormai famigerato sistema abruzzese che sostiene di “tutelare” i minori, Si definiscono esperti perché molti di loro vengono ingaggiati dai Tribunali come CTU e sulla vicenda di Palmoli si sono fatti carico di ogni “assurdità” pedagogica, con arringhe mediatiche e ragionamenti dalla stessa elasticità di un pilone di cemento armato.
Con la stessa ottica “burocratese” degli assistenti sociali e dei giudici minorile dell’Aquila, da ruffiani doc, non “sputano” ovviamente nel piatto dove mangiano e vanno a pontificare davanti alle telecamere, (compensazione mediatica?) sputando, questa volta sì, sentenze che portano acqua (sporca), al “mulino della superficialità”. Da pseudo-sociologi e/o psicologi, ci vogliono far credere che sia un “bene” per i bambini non sedersi a tavola con il papà e la mamma nel giorno di Natale. Ancora più salutare è farli stare un paio d’ore prima del pranzo con i genitori per poi strapparli dalle loro braccia e condurli a “socializzare” con quegli altri sfortunati bambini, che, almeno spero, si trovano lì perché figli di genitori indegni di questo nome, colpevoli di gravi delitti. Apro una parentesi per dire che Raniero Regni, pedagogista di fama mondiale, nella sua rubrica Il Limite ha scritto un magistrale pezzo sul valore del Natale vissuto in famiglia. Invito i miei lettori a leggerlo prima di proseguire (link :UNA LUCE NEL BUIO – Centralmente). Su Nathan e Catherine è calato il buio perché, a detta degli “esperti”, hanno commesso il loro “delitto”: vivere immersi nella natura all’insegna dell’autosufficienza Per un anno intero hanno provato a resistere all’intromissione della società civile nella loro monade (e anche dei social in quella dei loro bambini). “Brutti dispettosi! Vi facciamo vedere noi”. E giù a cercare il pelo nell’uovo: servizi igienici, luce elettrica, mura pericolanti e socializzazione. Voi credete che i bimbi che avete generato siano felici? La vera felicità la troveranno tra le mura della casa famiglia e poi tra i banchi di scuola con insegnanti dal pedigree prestigioso, costruito tramite il sistema di reclutamento nato dalla legge cosiddetta della “Buona scuola”, che dal 2015 in poi ha permesso a migliaia di ultracinquantenni diplomate ante 2001, di trasformarsi da cassiere di supermercati o stagionate segretarie a maestre elementari. Ahi, ahi, ahi …scusate ho promesso di smettere con l’ironia!.
Allora torno a parlare seriamente per ricordare che Luca Telese nella sua campagna a tutela dei tre bimbi di Palmoli, con un editoriale molto puntuale (IL CERCHIOBBOTTISMO DEI GIUDICI CHE ROVINA IL NATALE) ha definito punitiva la decisione di non consentire ai bambini di stare con i genitori per le festività e addirittura neanche per il solo pranzo di Natale. In pratica Giudici e Assistenti sociali se la sono presa per il rilievo mediatico che la storia ha avuto, tanto da considerarlo come dirimente nel provvedimento che ha strappato i figli da Nathan e Catherine. Con tanto di citazione nella sentenza di un servizio mandato in onda dalle Iene, dove i fratellini peraltro proclamavano la loro felicità. “Hanno tenuto un atteggiamento offeso e difensivo prima di tutto verso i media e poi verso l’opinione pubblica”- ha evidenziato il direttore de Il Centro – “L’unico fatto clamoroso e certo – oggi – è che la mancanza di qualsiasi risposta alle tante aperture della famiglia e l’insensibilità agli elementi nuovi prodotti dai Trevallion sta causando un danno più grave”. E ancora: “ Forse i servizi sociali oggi non sono in grado di riconoscere una situazione mutata per un pregiudizio o un sentimento di tipo vendicativo?”. E forse per questo motivo, aggiungo io, che propongono di sottoporre “i due strani soggetti” a controlli neuropsichiatrici?…
Sottoscrivo ovviamente la critica e la domanda chiaramente retorica di Telese: empatia e equilibrio questi sconosciuti !. A corollario torno a ribadire che “la casa del bosco” può essere elevata a vero e proprio laboratorio pedagogico. L”idea consiste in uno “scambio a cadenza settimanale e poi, (eventualmente) bisettimanale delle esperienze tra le due “comunità educanti nella scuola e nel bosco. Attività gioiose comprendenti i fondamentali dei giochi di squadra ( mini basket e/o mini volley ). La scuola dovrebbe disporre di una palestra o quantomeno di un cortile, ma nel bosco basterebbero una palla,, una corda tesa tra due alberi e un canestro, Quale migliore occasione per portare nel bosco i bambini della scuola?. L’alternanza tra i due ambienti favorirebbe un interscambio soft di conoscenze e di competenze, foriere solo di serenità e di crescita sociale. Sarebbe più che sufficiente per consentire ai figli di Nathan e Catherine di acquisire elementi importanti per la futura autodeterminazione. Da docente, padre e nonno, spero che il Ministro dell’Istruzione e del Merito colga l’occasione per dare prova di lungimiranza,
Era il 23 dello scorso novembre quando, riferendomi a Nathan e Catherine, affermavo “HANNO RAGIONE LORO”. Oggi ne sono ancor più convinto, guardando la documentazione fotografica pubblicata da Il Centro, che i legali dei Travallion allegheranno al ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila: i bambini sono tra gli scaffali di un supermercato, seduti al tavolo di un bar mentre mangiano il gelato, si lavano le mani in un bagno di un locale pubblico, e giocano su uno scivolo del parco giochi. In una foto di gruppo (qui in evidenza tratta da il Centro) sono ritratti assieme ad adulti e bambini. SIC.
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