Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/222
Siamo costantemente afflitti dall’idea che non esistono ormai rimedi efficaci per arginare il bombardamento degli strumenti tecnologi sempre più sofisticati che condizionano e deviano il percorso di crescita dei bambini e degli adolescenti di oggi. Giocattoli e videogiochi; cartoon e storie di sentimenti frustrati e di violenza, trasmessi in Tv. Il tutto comunque accessibile a qualsiasi ora del giorno e fantascienza al servizio del male, che insieme minano la salute mentale dei bambini. Smartphone disponibili già in prima elementare e inevitabili contrasti tra genitori e insegnanti anche sull’uso dei telefonini a scuola. Un fenomeno diffuso a macchia d’olio in ogni parte del pianeta , ad esclusione ( per il momento) dei paesi “in via di sviluppo”.
Capita allora che due genitori di origine anglosassone provino a far fuggire i propri figli da questa realtà, portando alla ribalta della cronaca un luogo fino ad oggi sconosciuto anche a tanti abruzzesi. Hanno deciso di andare a vivere nella tranquillità di un bosco a Palmoli, nel vastese.
Nathan Trevallion (51 anni) e Catherine Birmigham (45 anni) hanno rilevato un casale diroccato che, con alcuni adattamenti, si è trasformato in una casa che risponde perfettamente alla loro esigenza di vivere in connessione con la natura. Ma i servizi sociali hanno formalizzato la denuncia del mancato rispetto dell’obbligo scolastico da parte di una bimba di 8 anni e di due gemelli di 6 anni (maschio e femmina), sottolineando peraltro che le condizioni igieniche dell’ambiente in cui vivono sono inadeguate ( mancanza di servizi igienici, riscaldamento e luce). Genitorialità messa in discussione.
I due genitori al contrario, hanno dichiarato all’inviato del Il Centro, che ha constatato la presenza di pannelli solari sul casolare, di una fonte vicina, di una stufa a legna e di un caminetto, oltre ad un bagno a secco, di aver convintamente, scelto di non iscrivere i loro figli a scuola. Affermano di aver scelto di vivere in Italia proprio perché qui è prevista la possibilità di ricorrere all’istruzione parentale e che, in base ai loro principi morali, vogliono evitare che i propri figli subiscano “il trauma di essere costretti ad andare a scuola”.
Agli addetti ai “lavori pedagogici” la problematica è abbastanza nota, Da decenni si dibatte sull’effettivo valore educativo del cosiddetto homeschooling, un idea dell’americano J. Holt fautore del programma scolastico portato avanti “a casa” sotto la guida di familiari. Ne è’ nata anche una ricca, filmografia.
Nathan e Catherine hanno dichiarato apertamente di aderire all’Unschooling,, una formula, se vogliamo, ancora più radicale di libertà di istruzione, perché non rispetta programmi imposti né prevede l’uso di libri di testo. Ad essere messo in discussione non è il diritto all’istruzione bensì l’obbligo per i bambini di frequentare un luogo prestabilito dove la loro libertà verrebbe conculcata.
La madre australiana preferisce il bosco di Palmoli dove i bambini sono a contatto con il cavallo, l’asino, i cani le galline e le papere, hanno l’altalena e la mini-casetta in legno dove si rifugiano per giocare. La sintesi nei titoli de Il Centro del 1 novembre u.s.: “Ci ispiriamo al modello primordiale delle popolazioni indigene”, “ Così i nostri figli crescono felici senza tv, smartphone e scuola ,contro la società tossica”. In un certo senso, a supporto di Nathan e Catherine, riprendono vigore unitamente a quella del loro “mentore”, il citato Holt, le teorie di J.J. Rousseau, sull’educazione naturale.
Con un distinguo non trascurabile: crescendo, i loro bambini non avranno bisogno del precettore rousseauniano. La Natura è in cattedra!
Il paradosso però sta nel fatto che Nathan e Catherine hanno scelto l’Italia perché offre sì l’alternativa del libero insegnamento familiare al sistema scolastico ufficiale ma la loro convinta adesione al sistema di unschooling non impedirà alle autorità scolastiche di far sottoporre i bambini alle verifiche previste dopo il termine del periodo dell’obbligo scolastico.
Sulla scelta della coppia Trevallion-Birmigham si potrà discutere all’infinito, nel mondo accademico come a bar, ma tenuto conto dell’inadeguatezza dei servizi sociali e del sistema di istruzione del nostro Paese , a dieci anni dall’emanazione della cosiddetta legge sulla “Buona Scuola”, firmata Renzi, e perché no?, del perpetuarsi della “sordità” verso l’ambiente scolastico propugnato da Montessori, nasce un dubbio: Se avessero ragione loro?
Foto in evidenza tratta dal sito UNICEF – Presentazione Convenzione ONU diritti Infanzia








