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UNA LUCE NEL BUIO

 Il Limite / RANIERO REGNI / 230   

 

 

La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta

Prologo al Vangelo di Giovanni, 1 

C’è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce          

  L. Cohen

  Nella fredda notte solstiziale, quando il giorno si fa più corto, abbiamo celebrato il Natale. Tanti bambini hanno di nuovo deposto nella mangiatoia dei loro presepi il piccolo Gesù. Una luce ha illuminato di nuovo la grotta.

Tra poco, in un’altra fredda notte saluteremo il nuovo anno che arriva e l’anno vecchio che se ne va. Accenderemo fiammelle nel buio e lanceremo razzi verso lo scudo nero del cielo stellato. Proprio quando l’oscurità inghiotte il sole, nella notte del solstizio, quando inizia l’inverno, impercettibilmente, già il sole riprende a rinascere. Il buio, che sembra aver vinto sulla luce, inizia invece proprio in quel momento a regredire. Ombra e luce, morte e rinascita. Simboli universali di rigenerazione. Nella notte più lunga dell’anno, si prepara il nuovo giorno, il giorno del rinnovamento e della rinascita.

Questo momento preannuncia paradossalmente il trionfo della luce sulle tenebre. Per questo, secondo Jung, il solstizio d’inverno è un mito di incubazione, simbolo universale di trasformazione. Il punto da cui tutto ricomincia. Ogni trasformazione avviene infatti attraverso un passaggio nell’oscurità. Quando la luce esterna si contrae la coscienza è costretta a rivolgersi verso se stessa e verso l’inconscio. Le zone d’ombra sono necessarie per l’intensificarsi dell’inconscio, sono necessarie alla coscienza, la fanno retrocedere per poi dispiegarsi nel processo di individuazione. E la trasformazione non è mai lineare ma ciclica. Il solstizio ci invita a guardarci dentro. Ogni difficoltà porta con sé zone d’ombra necessarie al fine che possa emergere una nuova configurazione di senso. È nella notte che si mostra lo Spirito a chi prega.

L’oscurità porta con sé il seme della luce. Qualcosa matura nell’invisibile, come i semi sotto la terra, o il feto nel grembo materno. Probabilmente, come diceva Jung, non ci si illumina immaginando la luce ma diventando consapevoli del buio, rendendo cosciente l’oscurità. Perché tutto è ombra e luce.

Una luce nel cuore, è la speranza. La ragionevole speranza che il bene trionfi. Spes non confundit, la speranza non delude, è stato anche il motto scelto da Papa Francesco per l’Anno Santo che ora si conclude. Oltre le speranze che ingannano e le disperazioni che mentiscono; oltre il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà, l’ottimismo della speranza ci dice che siamo in un momento di transizione. Accade oggi quello che accade anche alla materia quando da uno stato, ad esempio quello solido, si passa ad un altro stato come quello liquido, le particelle elementari sono già in azione, si stanno già muovendo verso il nuovo stato anche se in apparenza ancora non si vedono. Così succede oggi al nostro presente che ci appare molto negativo, quasi lo scenario peggiore che possiamo immaginare. Dove la guerra tra gli uomini e la guerra con la natura sembrano intensificarsi. Ma in realtà già qualcosa si muove verso il meglio. Nella società, nel mondo sono già in azione le forze del bene che puntano ad un altro stato della convivenza, più pacifico, più solidale, più altruistico, più generoso. Così è e sarà per le condizioni dell’ambiente e la salute della biosfera, così è e sarà per la coscienza ecologica e per l’educazione ambientale, così è e sarà per la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, tutti temi cari a questa rubrica.

Dobbiamo “vedere l’alba dentro l’imbrunire”, come cantava qualcuno. Il muro compatto del male si sbriciola, dentro e fuori di noi, e da lì entra la Luce. Buon Anno a tutte e a tutti, soprattutto ai nuovi nati, ai bambini e alle bambine che vedranno la luce per la prima volta, come il mio terzo nipote di cui siamo in imminente attesa, in questo nuovo anno. È per loro che nutriamo la speranza, con le nostre azioni per un mondo migliore.

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