L’opera pittorica di Pacita Abad si colloca in un territorio espanso, in cui la pittura travalica i limiti bidimensionali della tela per diventare corpo, superficie tattile e archivio culturale. A partire dalla fine degli anni Settanta, Abad sviluppa la tecnica del trapunto, una pratica di quilting in cui le tele vengono imbottite, cucite e successivamente dipinte e ricoperte di tessuti stampati, bottoni, ricami, paillettes, conchiglie e materiali eterogenei. Questa metodologia non è un semplice espediente formale, ma costituisce il cuore concettuale della sua ricerca: un gesto di stratificazione che riflette la complessità delle identità diasporiche e dei flussi culturali globali.

Il trapunto introduce nella pittura una dimensione scultorea e sensoriale, trasformando la superficie in un campo di tensioni visive e materiali. I colori vivaci e le strutture intricate non sono meri elementi decorativi, bensì veicoli di una narrazione plurale che intreccia storie personali, politiche e culturali. Abad rifiuta deliberatamente la purezza stilistica modernista, scegliendo invece un approccio pluralistico che combina realismo sociale, astrazione ornamentale e riferimenti a tradizioni artistiche non occidentali. In questo senso, le sue opere funzionano come tableaux complessi, in cui il visivo e il tattile concorrono a costruire significato.

Un aspetto centrale della pratica di Abad è il dialogo costante con le tradizioni tessili e decorative di diverse culture: dai tessuti indigeni incorporati nelle scene di realismo sociale, alle astrazioni ispirate alla pittura a inchiostro coreana, al batik indonesiano e al macramè della Papua Nuova Guinea.

Questi riferimenti non sono citazioni esotizzanti, ma espressioni di un’esperienza vissuta. Abad, nata nelle Filippine e formatasi tra Washington e New York, ha condotto una vita nomade, vivendo e lavorando in Asia, Africa, Medio Oriente e Stati Uniti. La sua pittura diventa così una mappa affettiva e politica del mondo, costruita attraverso materiali raccolti, tecniche apprese e immagini sedimentate nel tempo.

Le rappresentazioni delle esperienze migratorie occupano un ruolo cruciale nella sua opera. Abad affronta temi come il lavoro precario, la marginalità, il razzismo e la resilienza delle comunità di immigrati, spesso attraverso una figurazione diretta e narrativa. Tuttavia, anche quando il soggetto è esplicitamente sociale o politico, l’artista evita il tono didascalico: la ricchezza cromatica, la densità materica e la complessità formale producono una tensione che tiene insieme denuncia e celebrazione, trauma e vitalità.

In Abad, il transnazionale non è un concetto astratto, ma una condizione materiale che si manifesta nella cucitura, nell’assemblaggio e nella pittura. Ogni opera diventa un luogo di incontro tra culture, storie e temporalità diverse, resistendo a qualsiasi tentativo di classificazione univoca.





