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JAN NOBLE E LA POESIA COME ATTO PERFORMATIVO: TRA VOCE, RITMO E SPAZIO PUBBLICO

Jan Noble è una delle figure più interessanti della poesia contemporanea inglese, capace di attraversare i confini tra scrittura, performance e linguaggio pubblico. Il suo lavoro si colloca in una zona di intersezione tra la poesia scritta e quella orale, tra la parola intesa come segno sulla pagina e la parola intesa come gesto sonoro e fisico. In questo senso, Noble supera l’idea tradizionale della poesia come volume isolato, come oggetto da leggere in silenzio e da conservare in biblioteca. La sua poesia, al contrario, vive nella voce, nel ritmo, nel corpo, nello spazio condiviso della performance.
Un articolo dedicato al suo lavoro parla di «riportare la poesia nei pub» e di «trasportare la parola poetica dove non ce l’aspettavamo». Queste espressioni rendono bene il senso della sua ricerca: la poesia non deve essere confinata in contesti elitari o accademici, ma può e deve tornare nei luoghi della quotidianità, dove la lingua è viva e in movimento. Noble riconquista così per la poesia un ruolo sociale e collettivo, restituendole la forza originaria della parola detta, pronunciata, ascoltata insieme.
Il linguaggio di Noble è fluido, dinamico, oscillante tra scrittura e voce. Nei suoi testi e nelle sue esibizioni, l’attenzione al ritmo e alla musicalità è costante: non si tratta solo di un accompagnamento sonoro, ma di una vera e propria struttura poetica fondata sull’oralità. Come sottolinea un articolo italiano sul suo lavoro, «il ritmo è più importante di qualunque struttura». In questa affermazione si trova forse la chiave del suo metodo poetico: il ritmo, più della forma metrica o della disposizione dei versi, diventa principio organizzatore del senso. La poesia di Noble si costruisce nel tempo della voce, nel respiro del performer, nella vibrazione sonora delle parole.
In tal modo, Noble si inserisce in una linea performativa e multimediale della poesia contemporanea, accanto a poeti e artisti che esplorano le possibilità della parola attraverso video, musica, audio e performance dal vivo. Il suo lavoro dialoga con le tradizioni della spoken word e del poetry slam, ma conserva una profondità lirica e un’attenzione alla qualità letteraria che lo distinguono da forme più puramente spettacolari. Ciò che emerge è una poesia che non rinuncia alla densità del linguaggio poetico, ma la rilancia in un contesto nuovo, ibrido, condiviso.

Questa è lei

 

Questa è lei nel suo vestito di cenere
Questa è lei con le sue scarpe di legno
Questa è lei con i capelli di umido muschio
Questa è lei nella sua fascia di graffi

Oggi il suo caffè è cristallo amaro
Oggi il suo sorriso è una pennellata sola
Oggi i suoi occhi sono specchi di latte
Oggi la sua musica è misera e distante

Domani strapperà i petali delle sue rose
fodererà di foglie le sue tasche
Domani guarderà l‘estate
sfogliarsi dal calendario

e lascerà che ubriachi soli sedimentino
come composta nei vasi

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