MASSIMO GEZZI POETA: LA COSTRUZIONE DI UN’ETICA DELLO SGUARDO NELLA POESIA CONTEMPORANEA

Massimo Gezzi è oggi una delle voci più riconoscibili e coerenti della poesia italiana contemporanea. Autore di raccolte come Il mare a destra (2004), L’amore per tentativi (2008), Il numero dei vivi(2015) e Sempre mondo (2022), Gezzi ha saputo collocarsi in un punto di equilibrio tra la fedeltà alla tradizione lirica novecentesca e una lucida consapevolezza del presente, segnato da precarietà, disincanto e mutamenti sociali profondi. La sua scrittura si distingue per un’intelligenza analitica che non rinuncia all’emozione, e per una tensione etica che interroga la realtà attraverso il filtro dello sguardo poetico.

Formatosi tra studi filosofici e letterari, Gezzi appartiene a una generazione di autori (tra cui Italo Testa, Franca Mancinelli, Gabriele Galloni) che hanno ridefinito i contorni della poesia civile e personale dopo l’esaurimento delle poetiche sperimentali degli anni Settanta e della cosiddetta “poesia del quotidiano” degli anni Ottanta-Novanta.
La sua opera si inscrive in un contesto di ritorno alla narratività del reale, ma con un’attenzione diversa rispetto al minimalismo: Gezzi osserva il mondo come un luogo da attraversare con rigore, non da rappresentare con immediatezza.

Uno dei nuclei tematici centrali della poesia di Gezzi è il rapporto con la realtà, intesa come materia resistente e spesso opaca. In Il numero dei vivi, ad esempio, l’autore costruisce un inventario di presenze e assenze, restituendo al dato biografico (la malattia, la morte, la memoria dei luoghi) una dimensione collettiva. La sua lingua registra le fratture del tempo, le cesure tra vita e storia, senza mai cedere al sentimentalismo o alla retorica del dolore.

La perdita, nelle sue poesie, non è mai un punto d’arrivo, ma una soglia conoscitiva. Da qui la centralità della relazione – con l’altro, con la comunità, con il passato – come forma di resistenza. Gezzi sembra proporre una poesia dell’incontro: non confessionale, ma dialogica, in cui la voce lirica si misura costantemente con la presenza dell’altro e con la responsabilità del dire.

Dal punto di vista stilistico, Gezzi predilige una lingua nitida, sorvegliata, tesa a evitare sia l’ermetismo che l’eccesso prosastico. La sintassi è spesso lineare, ma densamente costruita: il ritmo rallentato, la scelta di enjambement misurati e la modulazione tra registro colloquiale e riflessivo creano una tonalità riconoscibile.
Il lessico, privo di compiacimenti, mira a restituire una precisione etica: la parola poetica è per Gezzi non strumento di evasione, ma luogo di verifica. In questo senso, la sua poesia si colloca in una linea che va da Sereni a Raboni, fino a certe forme più recenti di lirismo civile.

In Sempre mondo (2022), la riflessione di Gezzi si apre a una prospettiva più ampia, dove il rapporto tra uomo e ambiente diventa centrale. L’osservazione del paesaggio, delle specie viventi, del tempo meteorologico diventa un modo per interrogare la posizione dell’essere umano in un pianeta ferito. Si potrebbe parlare di una poetica della responsabilità ecologica, dove la parola tenta di restituire la complessità del vivente senza gerarchie, con un rispetto che è insieme etico e percettivo.

Accanto all’attività poetica, Gezzi è anche critico e traduttore (ha curato, tra gli altri, Poesie di Mark Strand e antologie di poeti contemporanei). Questa duplice postura contribuisce alla sua consapevolezza metapoetica: la sua poesia si costruisce come riflessione sul senso del fare poesia oggi, in un’epoca di crisi del linguaggio e della comunità.

Tema di S.

“Cosa vuole che s’impari,
con dieci ore al giorno?
Certe volte la scuola
mi somiglia allo zapping:
premi un tasto, cambia l’ora,
e via con una roba che non c’entra
un’emerita con quella precedente.
E poi immagazzinare, registrare
a memoria… Conta questo, per voi.
Ma imparare è un’altra cosa, professore:
c’è bisogno di tempo, fallimenti,
dormite sotto a un albero per potere
imparare davvero. Me lo dà, lei,
il permesso di sbagliare,
di perdermi in un sogno?”

Confessione di A.

“Come si sentirebbe, lei,
di fronte a delle statue parlanti,
gente che non ricorda nemmeno
il tuo nome, che ti ignora
nei corridoi ma poi decide
di te, di quanto vali?
È come se la mia vita si fermasse
la domenica sera e riprendesse
il venerdì. È più scuola
o galera, secondo lei, questa qui?”