MING DI, POETESSA TRA I MONDI: FRA LINGUE, MITI E FIORI NASCENTI

Dopo così tanti anni a viaggiare avanti e indietro tra lingue, mondi e paesaggi interiori, Di Ming confessa di iniziare a perdere il senso della “differenza” tra cinese e inglese. La scrittura quotidiana in entrambe le lingue ha trasformato l’inglese in uno strumento funzionale, mentre il cinese rimane la sorgente, la radice ispiratrice, la linfa poetica che scorre sotto le parole. In questo doppio flusso, la traduzione diventa un atto creativo, una scelta continua tra ciò che si perde e ciò che si può reinventare.

Tradurre poesia, infatti, è una pratica di compromesso e creazione. Le sfumature linguistiche, i richiami culturali, i silenzi tra i versi: tutto ciò rischia di sfumare nel passaggio da una lingua all’altra. Ma per Di Ming, questa è anche un’opportunità: “bisogna essere più creativi, più ingegnosi. E questo richiede tempo.” Il tempo della poesia, non della fretta editoriale. Il tempo del mito, non della cronaca. “c’è un forte interesse verso la poesia americana ed europea tra i poeti cinesi, ma non sono sicura che lo stesso sia vero viceversa.” I dialoghi continuano, a volte formali, a volte carsici, ma è presto per comprenderne appieno gli effetti. Forse la nuova poesia si sta ancora preparando, come un germoglio sotto la neve.

Nel frattempo, Di Ming non si limita a rievocare la mitologia cinese: la reinventa. “Sì, molte delle mie poesie sembrano riguardare la mitologia cinese, ma no, io cerco di ricreare nuovi miti.” Non si accontenta di Nuwa, la dea che riparò il cielo: evoca la nonna, una figura mitica e personale, che ogni giorno dava alla luce un fiore. “Io sono nata fuori del crisantemo, estroversa e gialla.” Così, l’intimo diventa cosmogonia, la memoria diventa mito.

Di Ming è voce di una poesia che nasce dalla frattura e si fa ponte. Tra lingue, tra tempi, tra mondi. Una poetessa che, nel suo viaggio continuo, non perde se stessa ma si moltiplica, come un fiore che rifiorisce ogni giorno – con nuovi colori, nuovi miti, nuovi alfabeti.

Foglia di mare

Il mare è un albero e i pesci
i pesci sono foglie
che si diffondono nell’acqua.

Madre – lei appartiene al cielo
e mio padre, lei dice, alla terra
perche lei è una credente,
e lui, lei dice – non lo è.

Da dove sono nata, Wuhan, Cina,
non so che cosa significhi
essere credente ma vedo molti pesci volare

attraverso il cielo
ogni notte. Qualcuno cade
sulla terra, altri restano là più a lungo.
Quelli fissi formano una Grande Orsa che illumina
la notte di aprile.

Ma guarda giù, madre, guarda dentro i miei occhi,
vedrai molte più stelle –
sono alberi, punti in cui si accende il dolore
nelle mie retine

Costellazione della Brocca d’Acqua (Acquario)

Corvi dal cielo basso si alzano in volo, a un tratto come
la tristezza che è in me. Essi preannunciano che il buio
si disperderà, ma l’enorme ombra,
come un nuovo stormo di corvi, incombe. Vedo

me stessa, una brocca alla deriva tra terra
e cielo. Il vento si frange come acqua, avvolto
nell’oscuro odore del corvo. Le parole
sono un interruttore che mi spegne

qui. Anni più tardi mi troverai
ancora limpida,
a custodire lo spazio vuoto, da cui scorre
il tempo, le sue bianche promesse.

Isolauccello

Ci sono giorni in cui sogno a occhi aperti
tutto il tempo, come quest’isola
nell’acqua, così quieta che persino l’acqua
non può dire sia qui.
Quando un uccello vola sulla montagna
a un tratto mi sveglio.
Sotto la montagna, sinuoso, è il mio corpo, quattro arti
e un fiume.
Tutta la notte i miei occhi sono spalancati,
neri, profondamente neri,
come l’ombra degli occhi
di un uccello
che si riflette
nell’acqua.
L’uccello apre i suoi occhi
nei miei
oceano scuro.
Sopra me l’isola
l’uccello nero canta un bianco assolato Buon giorno
con i miei occhi nei suoi occhi
e vede ciò che io vedo:
la mia terra
con alberi di cocco e banani,
ma l’uccello sogna a occhi aperti di lasciarmi, di restare in [alto a mezz’aria
diventando la sua stessa isola.