Il Limite / RANIERO REGNI / 200
Ma chi se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere degli Angeli?R. M. Rilke, Elegie duinesi |
Se ne è andato, lasciandoci soli. Sì, in molti si sono sentiti più soli, anche se non avevano con lui alcun rapporto diretto o anche solo confessionale. Perché Francesco, il primo Papa a prendere il nome del santo di Assisi, il primo Papa gesuita e il primo venuta dal Sudamerica, era una personalità eccezionale capace di incarnare il messaggio evangelico con passione autentica. L’unico leader morale globale in un mondo diviso e in crisi, popolato di personaggi potenti ma privi di ogni carisma umano e spirituale.
Una personalità capace di parlare a tutti e soprattutto capace di ascoltare tutti. Lui solo ha ascoltato il grido che proveniva dalla Terra, alle prese con la gigantesca crisi climatica causata dall’azione umana e il grido dei poveri e sofferenti di tutto il mondo. In fondo, sul piano naturale, piante ed animali, esseri viventi parte della biosfera, e sul piano sociale, poveri e diseredati, sono davvero gli ultimi, i più deboli, per ragioni diverse, sono i senza voce. L’origine della sua denuncia, che pure aveva precise conseguenze politiche e sociali, non era però di carattere politico-sociale ma spirituale e teologico. Un essere umano che si mette al posto di Dio commette sempre delle ingiustizie nei confronti sia degli altri fratelli umani che degli altri esseri viventi. La crisi eco-antropologica, denunciata con un’ostinazione che lo faceva viaggiare e predicare, richiamando in ogni occasione le sofferenze provocate dalle guerre che, come diceva, sono sempre delle sconfitte, aveva una sola radice.
Del non lungo ma intensissimo pontificato di Papa Francesco voglio sottolineare tre momenti, magari non i più importanti ma quelli che mi hanno colpito e coinvolto di più. In passato mi era capitato di leggere qualche enciclica di altri pontefici, ma di sfuggita e senza alcun approfondimento. Al contrario, ho letto e riletto la sua enciclica del 2015, la Laudato Sì’. Un documento che resterà come un manifesto non dell’ecologismo o un manifesto politico contro le diseguaglianze prodotte dal capitalismo e dalla globalizzazione dell’indifferenza, ma come un richiamo fondamentale alla responsabilità umana nei confronti di tutti gli esseri viventi, umani e non umani, che abitano la Terra. Un documento fondante e globale che è stato studiato e apprezzato nel mondo, ma molto meno in Italia, non recepito neanche dalla stessa Chiesa italiana. La Terra, la nostra casa, per i credenti una creazione divina che non ci apparitene ma a cui noi apparteniamo come creature. Perché la Terra è di Dio, è scritto nella Bibbia. Noi siamo solo i custodi e non i proprietari.
Papa Bergoglio è stato accusato, anche per questo suo impegno ambientalista, di essere di sinistra e lui ha replicato, con un’ironia che lo contraddistingueva, che dire di un Papa che è di sinistra è come dire di un insetto che è socialdemocratico. L’amore per Dio e per gli esseri umani e per tutto il creato, l’impegno per l’unità della famiglia umana, non possono essere letti con categorie politiche.
Ricordo anche un altro momento del suo pontificato rappresentato dall’incontro mondiale su Sport e fede del 2016. Il Papa aveva capito che lo sport era una costante antropologica e un universale culturale, presente come gioco in ogni cultura e in ogni tempo. Lo sport è oggi troppo importante per lasciarlo solo agli sportivi. Lo sport per tutti, non solo quello dei campioni, doveva essere una via privilegiata per la formazione umana, capace di insegnare lo sforzo e la collaborazione, l’ammirazione dei migliori e l’aiuto dei più deboli. Un mezzo fondamentale di unità e inclusione, anche della disabilità. E anche su questo aveva ragione, perché se lo sport non è al servizio dell’essere umano, se lo sportivo non è anche un essere umano migliore, allora lo sport degenera e rischia di trascinare con il suo eccesso di successo verso un’ulteriore crisi.
Infine, un terzo momento, recente, forse neanche questo più importante di tanti altri incontri e azioni, sempre di portata globale, realizzati con uno sguardo mondiale. Parlo del Summit Internazionale sui Diritti dell’infanzia, che si è svolto a febbraio di quest’anno. L’infanzia, a suo modo, un’altra periferia rispetto al centro della società adulta, sempre prediletta, come ogni altra periferia, dal Papa.






