Cucina&Cantina /M.Ttravaglini/195
Questa è una recensione atipica, nel senso che è stata redatta a quattro mani e……. a due bicchieri. Tiene conto quindi di due assaggiatori: mia moglie, che è francese ma stravede per i vini italiani, e il sottoscritto che si è occupato della manovalanza, ossia della parte tecnica e storica. Sull’azienda Masciarelli mi sono intrattenuto già due volte in occasione di recensioni sul cerasuolo e sul trebbiano e questo mi solleva dal riproporre in modo analitico la sua storia. Mi limito quindi a ripetere che quella di Masciarelli è una realtà vitivinicola divenuta il simbolo stesso dell’Abruzzo e che i suoi vini sono ormai conosciuti e apprezzati ovunque.
Sulla vigna ha impostato la vita sua e della famiglia, così come lo era stato per i suoi genitori e suo nonno in quel di San Martino sulla Marrucina, un paese in collina in provincia di Chieti. Gianni Masciarelli è riuscito a concretizzare il sogno di una viticoltura con un approccio molto attento alla vite, al territorio, allo spirito della sua terra. Alla vigna ha dedicato energie fisiche ed intellettive senza risparmiarsi, spingendo al massimo fino a che il fisico gli ha presentato precocemente un conto troppo salato. Gianni Masciarelli ha dato molto ma ha avuto anche molto, una moglie, Marina Cvetic, che gli ha dato tre figli e che ha condiviso con lui obiettivi ed impegni, capace di trasformarsi dopo la sua morte in sua preziosa sostituta. Ha avuto la stima di colleghi vignaioli che come lui lavorano seguendo una loro idea, spesso non condivisa dalla critica e dal pubblico, ma che evidenzia un valore umano palpabile. E’ successo con Edoardo Valentini, amico e maestro che, in tempi di vino anonimo con Trebbiano e Montepulciano senza anima né corpo, vitigni considerati senza speranza persino dagli enologi più esperti e blasonati, era riuscito a renderli unici ed era riuscito a passare in qualche modo a Gianni Masciarelli la sua esperienza e quella stessa carica che in tutti questi anni gli hanno consentito di diventare un mito, non solo in Abruzzo, ma in tutto il mondo. L’intento di Masciarelli era quello di valorizzare al massimo queste uve e dimostrare che, se si studia seriamente il terreno su cui è giusto impiantare, se si opera una selezione clonale accurata, se si dà realmente il tempo alla natura di consentire a queste piante di acclimatarsi (e ci vogliono almeno vent’anni), soltanto allora si potranno ottenere dei risultati veri, non dettati dal caso, ma dalla grande esperienza maturata, dalla capacità di sapere interpretare il vitigno, l’annata e tutte le possibili varianti che si presentano durante il ciclo riproduttivo delle piante. E’ così che arrivò a produrre i vini “pensati”, senza scorciatoie, senza trucchetti, senza ragionare in termini di business. E per fare questo ci è voluto un amore viscerale per la propria terra, un grande rispetto per la natura ed una forza di volontà incrollabile. Tutto questo era ed è ancora oggi Gianni Masciarelli, che ci ha regalato ogni anno, senza sbagliare un colpo, degli autentici gioielli enologici. Come quello oggi in degustazione.
Provenienza: San Martino sulla Marruccina – Abruzzo
Annata : 2006
Gradazione alcolica: 14,5 vol.%
Varietà delle uve: Montepulciano d’Abruzzo 100%
Tipologia: Le vigne sono ubicate su suoli di tipo argilloso con impasto mediamente calcareo nel comune San Martino sulla Marruccina ad una altitudine di 400 m. slm con esposizione a Est,Sud- Est.
Gli appezzamenti di provenienza sono quelli di Cave e Schiavone.
Il sistema di allevamento è di tipo Guyot e la resa per ettaro è di circa 70 q.li. per ettaro mentre il sistema di allevamento è di tipo Guyot.
Vinificazione : dopo la vendemmia, eseguita manualmente in cassette non prima della fine di ottobre, le uve vengono avviate al centro di pressatura e sottoposte alla vinificazione in acciaio inox ad una temperatura di 28-30°C. Lungo contatto con le bucce con rimontaggi continui per 15 20 giorni e successiva macerazione per 30 giorni . La fermentazione malolattica viene svolta totalmente a seguito di interventi enologici per incrementare la cessione dl sostanze dalle bucce a cui fa seguito un lungo affinamento di cui 12 mesi in barriques di rovere francese di primo passaggio ed altri 12 mesi in quelli di secondo passaggio. Segue imbottigliamento e affinamento in bottiglia per almeno 24 mesi prima della commercializzazione.
Caratteristiche organolettiche: nel bicchiere si presenta con un bellissimo color nero profondo con sfumature rosso granato. All’olfatto rivela aromi potenti, intensi, puliti, gradevoli, raffinati ed eleganti che si aprono con note di amarena, prugna e mora seguite da aromi secondari di ribes, mirtillo, tabacco, liquirizia, cannella e mentolo. In bocca ha ottima corrispondenza con il naso, un attacco aromatico con tannini perfettamente fusi in una piacevole rotondità e morbidezza; il corpo è pieno e vellutato, di grande equilibrio. Chiude con un finale sul frutto, molto persistente e piacevolissimo. Un vero spettacolo. Il mio vino preferito. Molti blasonati vini francesi non gli arrivano neppure alla caviglia.
Temperatura di servizio: 19 -20 °C in un calice di generose dimensioni a palla perché questo montepulciano necessita di “aprirsi”,ovvero di ossigenarsi e sviluppare al meglio il proprio corredo aromatico, intenso e complesso.
Longevità : ora è al suo apogeo. Può restare in cantina continuando ad evolvere lentamente ancora per due-tre anni a condizione che sia conservato in modo ottimale.
Abbinamenti: si sposa preferibilmente a piatti di particolare gusto e pregio della cucina abruzzese come, per esempio, una pasta alla chitarra al ragù di agnello o a un timballo di “scrippelle”. Si abbina bene anche ad un cinghiale arrosto o marinato, alle carni rosse in generale, soprattutto cacciagione, ai formaggi potenti e stagionati come il Maroilles francese. E’ splendido come vino da meditazione accompagnandolo con cioccolata fondente. Ma per chi vuole osare il mio consiglio è di provarlo con un “Tacchino alla Canzanese”, mitico piatto della cucina teramana, famoso in tutto il mondo ed arrivato perfino sulla luna con l’Apollo 11.
(Mario e Odile Travaglini, Deauville, Francia 23 marzo 2025)





