Alice Oswald, attualmente Professor of Poetry all’Università di Oxford, rappresenta una delle voci più significative della poesia contemporanea. La sua elezione a tale cattedra non è solo un trionfo personale, ma anche una conquista storica, dato che è la prima donna ad essere scelta per questa posizione prestigiosa. Con il suo stile inconfondibile e la sua capacità di intrecciare tradizione e innovazione, Oswald ha conquistato un pubblico internazionale e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il T.S. Eliot Prize nel 2002 e il Griffin Poetry Prize nel 2017.
La sua produzione poetica è vasta e variegata, spaziando dal riflessivo al narrativo, dal mistico all’introspettivo. Tra le sue opere principali troviamo The Thing in the Gap-Stone Stile (1996), Dart (2002), Woods etc. (2005), A Sleepwalk on the Severn (2009), Weeds and Wildflowers (2009), Memorial (2001), Falling Awake (2016), e Nobody (2019). Ogni libro di Oswald sembra segnare una frontiera, un movimento verso un nuovo territorio poetico che sfida i propri limiti, la propria scrittura, e persino i propri principi. La poetessa stessa riconosce il carattere esplorativo della sua arte: “Ogni libro che faccio segna una frontiera, e poi mi sposto nel paese successivo”, afferma, indicando il desiderio di evolvere continuamente attraverso il suo lavoro.
Uno dei temi centrali nella sua produzione poetica è il mare, inteso non solo come elemento naturale, ma come metafora per esplorare la condizione umana, la memoria, e il rapporto con il passato. Un esempio emblematico di questo approccio è il suo poema Nobody (2019), che rappresenta una rilettura della figura di Ulisse attraverso il personaggio di un “minore abbandonato su un’isola rocciosa”. Questo lavoro non è semplicemente una traduzione dell’Odissea, ma un’indagine più profonda e intima del testo omerico. Nella sua visione, l’oceano non è solo un mare di acque, ma anche un mare di storie, emozioni, e voci che emergono dall’acqua in tutte le sue manifestazioni, siano esse letterali o figurate.
Il linguaggio di Oswald è come l’onda del mare: instabile, ipnotico, a tratti allucinatorio. Leggere le sue poesie è come ascoltare l’oceano, un’esperienza che destabilizza e allo stesso tempo affascina, invitando il lettore a esplorare ciò che è nascosto sotto la superficie. L’arte di Oswald non si limita a narrare storie, ma crea un mondo che si muove autonomamente, che vibra al di fuori delle parole stesse.
Un aspetto interessante del suo approccio poetico è la sua riflessione sulla tradizione. Pur essendo fortemente ancorata alla tradizione poetica, Oswald non esita a sfidarla e a trasformarla. La poesia, per lei, è un “tutto” che ha una vita propria e che si sviluppa in modo autonomo. Tuttavia, riconosce anche l’importanza del contesto tradizionale in cui si inserisce la sua scrittura, ponendosi in dialogo con autori del passato, ma anche con autori contemporanei. Il suo interesse per la poesia americana, con la sua capacità di incorporare il pensiero filosofico all’interno della poesia, è un esempio di questa apertura alla sperimentazione formale e tematica. La poetessa si sente attratta dalla possibilità di “pensare dentro la poesia”, un tentativo che, a suo dire, gli autori americani riescono a realizzare in modo unico.
Oswald parla anche della tensione tra la necessità di conformarsi a una certa forma e il desiderio di liberarsene. La poesia inglese, con le sue tradizioni formali come il sonetto, impone sfide tecniche e stilistiche. La sua scrittura, però, è spesso influenzata dalla “finestra aperta” sulla tradizione americana, che le permette di ignorare le convenzioni poetiche e di esplorare nuove possibilità. L’esempio di poeti americani come Allen Ginsberg e Frank O’Hara, che invitano alla libertà espressiva e alla rottura dei confini, è per Oswald sia una fonte di ispirazione che una sfida.
Per Oswald, la poesia ha una connessione profonda con la tradizione, ma questa tradizione non è statica: essa è in continua evoluzione. Nella sua scrittura, la memoria storica e la riflessione sul passato non sono semplici citazioni, ma diventano terreno fertile per la rielaborazione del presente e la creazione di nuovi significati. Il suo approccio alla scrittura è quello di un’artista che, pur riconoscendo l’importanza delle radici storiche, si impegna a scoprire nuove forme di espressione, sfidando le convenzioni e cercando di superare i limiti imposti dalla tradizione stessa.
alcuni brani da “NESSUNO” 
Così sparimmo fluttuando nell’aria incorrotta
e solo le nostre voci sopravvissero
come semi di cardo dispersi in volo
un blu ci sovrastò una nube blu
le cui ombre brune fecero rabbrividire il mare
dopo un breve abbrivio si fermò la nave
in sonoro vortice si alzò il vento
qui dove sono ancora scisso nella mia decisione
se attraccare o continuare a navigare a mezze vele
ma l’acqua è nel mio pensiero ora
ricordo che l’albero a calcese spezzato da una raffica
recise le mie due menti separate
e il mio corpo cadde di peso come un sub sul fianco
poi venne l’invisibile pioggia poi la pioggia visibile
poi gelide poi verdi rasoiate e dunque l’alba
che sempre si sveglia dietro tendine di tulle
e la cui indole acquerellata cambia tonalità in fretta come foglie novelle
è eccitabile poi timida poi rosa ramato
e raschiando le sue dita intorno trova brandelli di abiti e ossa
Che sollievo sentire la sua carne
colpire il mare e finalmente comprendersi
come fiore tardivo capelli e vesti sventolanti all’indietro
il suo sale umano già a proprio agio nel sale dell’oceano
e la sostanza bianco-limo dello sfinimento
mischiarsi con l’acqua
se solo
se solo i miei occhi potessero affondare sotto la superficie
e unirsi a quel banco di sgombri in livree coordinate
la cui anima tremula tutta si rispecchia
tutta si accorda con l’acqua
rivestita delle medesime
ali
Terrorizzati dagli insetti dal mezzodì dalla luce solare
quando il mare si dilata per far entrare più verde
e i corrosi recessi si vedono in tutte le loro crepe
quando le rondini si liberano dei loro dispiaceri
e i gabbiani si appendono su invisibili armature
e solo alcuni piccoli quasi magici lampi di luce
cadono sotto forma di pioggia e
si fermano
quegli amanti si acquattano nelle loro dimore chiedendosi
può sentirci ora quel poeta ha finito
il suo poema su di noi che tipo di stoccata infine canterà
del marito se in effetti sta
tornando conoscendo ormai la scoscesa sporgenza
del bassofondo dove le foche beccheggiano come palloni
e hai sentito quel coro di alberi lungo la riva
con alghe appese ai rami come fazzoletti intrisi di pianto
commossi dall’accorato sospiro del vento
e hai notato il modo in cui il raggio dell’acqua
si mantiene proporzionato ai suoi cerchi
come se ogni goccia di pioggia facesse un veloce calcolo
e quando si ferma vi sono tracciate righe piatte
che metricamente scorrono da un’isola all’altra
E improvvisamente nel buio violaceo
un amo bronzeo si rattizza e rispegne baluginando
e quando piove e con la bassa marea la sabbia
marca ogni mia oncia e subito la dimentica
così che lontane nel futuro le mie impronte
continuano a camminare sotto di me sprofondando
quando piove talvolta nevica
come se addormentandosi il corpo iniziasse a galleggiare
su un fianco
*
Piccola figura geometrica
persa dentro al colore
egli continua a immergersi e poi torna ma è
crepuscolo senza fondo laggiù pallido buio
senza nome e torpore come quando ci si stira dopo il sonno
e i piedi addormentati non rispondono
come se io mi immergessi nel profondo
trenta iarde dalla superficie di me stesso
ma non sono io è solo un nero violaceo
non sono i miei piedi sono le ore che avanzano
se almeno gli uccelli avessero sottotitoli se fissandoli
potessi almeno attingere certe direzioni nella mia mente
*
Fin dove un uomo può gridare attraverso l’acqua
e con ali respinte il suo grido
si sperde e più non lo si sente
e un altro uomo può sentire il lamento delle onde
ma la sua risposta
si dissolve in acqua come ovale di sapone
si dice che la donna contorta dal sonno
cominciò a sentire cose
come se il mare le si accostasse al letto
poteva sentire si dice la nota esatta
di un tuffatore vibrante come cellulare
tra pesci triangolari in sospensione
e la muraglia del mare e la scogliera sfibrata
fin dove l’orlo dei suoi abiti
viene eroso
*
Si dice che nell’occhio umano ci siano microscopici insetti
che parlano greco e questi invisibili
ambasciatori della visione non vedono mai sé stessi
ma mirano superfici piatte e tornano
trattenendo pigmento tra i tremuli capelli dei ricettori
ed è così che si trasporta avanti e indietro il tempo
e le onde svariano da un colore all’altro
e talvolta la foschia una specie di pioggia stupefatta
si lascia cadere sull’acqua come un teenager
e talvolta ritorna il sole fatale maschera dorata
a fissare con sguardo metallico che pare
ammiccare
*
A quel punto l’acqua si rigirò nel suo mantello
e si scosse in fiamme e si incenerì in pelliccia
e si lacerò in carne e raccontò tutto
e all’istante si contrasse in polietilene
e si seccò e fiorì e decise di essere meno intermittente
e fallì
e divenne una medusa una semplice mollezza d’acqua
un boccone di ghiaccio una malia di olio
e divenne odore di pesce e poi foca putrefatta
e poi un vecchio marezzato pieno di sbalzi d’umore
che dimentico del suo nome si torceva le mani
negando e distorcendo e pensando male di tutto
egli si ruppe in bastoncini ed esplose in foglie
che di nuovo ricaddero indietro come acqua
verde-blu e bianca nel rovescio nero lucente
e si strizzò in migliaia di occhi in sé rivolti
come un pezzo di carta contorta in cinque secondi di fuoco
che con la sua luce la sua luce
distrugge
Traduzione di Rossella Pretto






