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Credere nei miracoli e nell’immaginazione dei giovani? Un netto “Si” da Regni e Martelli su CENTRALMENTE

 

 Due articoli di questo numero della nostra Rivista della Domenica, propongono  strade diverse ma molto compatibili per contrastare la rassegnazione che sembra prevalere nel nostro sistema sociale. E’ troppo attuale il problema della degenerazione delle manifestazioni di piazza, per non fanne cenno. Però lo faccio senza entrare nei dettaglio di un giudizio sulle devastazioni e sui furti negli esercizi commerciali, perché questo tipo di azioni si commentano e si qualificano da sé. Sottolineo però che ci sono ragioni molto complesse che producono forme di aggregazione su progetti che propongono scorciatoie per la soluzione dei problemi reali che sono sotto gli occhi di tutti e che per chi in questa fase storica attraversa il delicatissimo  periodo adolescenziale sono di fatto insuperabili. E sì perché i ragazzi che sono stati chiamati a “risolvere” i loro problemi usando la violenza, non avranno una seconda adolescenza da vivere nella spensieratezza, nella tranquillità economica e in una casa decorosa dove poter studiare secondo le proprie attitudini. Il gioco ormai è fatto e come per almeno altri due generazioni precedenti per una parte di questi nostri giovani sarà dura ristabilire un giusto equilibrio psicofisico e la necessaria obiettività nel giudizio politico fino all’autocritica. Chi ha tessuto la trama malefica che punta a scalfire la credibilità dello Stato, usando l’arma impropria del consenso sui social, sarà presto smascherato, ma il danno provocato alle centinaia di giovani che sfregiando le facciate dei palazzi e sfondando le vetrine dei negozi e hanno di fatto  sfregiato se stessi sarà permanente. I delinquenti veri sono quelli che hanno progettato e istigato  usando la “forza della fragilità” di tanti nostri giovani.

Allora ci dobbiamo rassegnare? Eh NO! rispondono Marcello Martelli e Raniero Regni su Centralmente in due preziose riflessioni che ci invitano a iniziare un percorso da “non è mai troppo tardi”. Il primo propone di tornare allo spirito dei dopoguerra in cui le famiglie italiane furono protagoniste di una ripresa da leggersi come vero e proprio “miracolo” ( Nel 1945 avevamo macerie. Macerie vere, non metaforiche. Città distrutte. Fame. Emigrazione. Dolore. Nessuno avrebbe scommesso una lira sull’Italia. E invece arrivò il miracolo. Non perché qualcuno distribuì ricchezza, ma perché milioni di italiani la crearono.). L’altro individua nell’immaginazione dei bambini  e dei giovani “la grande forza di cui soprattutto bambini e giovani sono portatori, quella forza che parla di futuro e che sola possiede il segreto del cambiamento del presente”, Sono ovviamente d’accordo con entrambi e siccome i nostri autori,  non sono l’ultima ruota del carro, qui inserisco i link ai due articoli, che considero il miglior completamento per questo mio editoriale: ndicano la strada per esorcizzare la rassegnazione!

Immaginazione VS rassegnazione. Pensando ai giovani. – Centralmente

BASTA RASSEGNAZIONE AL DECLINO ABBIAMO IL DIRITTO DI TORNARE A SOGNARE E A CREDERE IN UN NUOVO MIRACOLO – Centralmente

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