Attualità & Amarcord / Marcello Martelli / 267
A Teramo, nel segno di Gianni Di Venanzo, il Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica celebra l’arte di raccontare attraverso la luce. Un omaggio ai grandi maestri della macchina da presa e a chi, con passione e sensibilità, ha lasciato una traccia nel mondo del cinema e della televisione, come il giovane filmaker Massimo Martelli, ricordato nella decima edizione con una targa alla memoria. Ci sono riconoscimenti che vanno oltre la celebrazione di un talento: custodiscono una storia, tramandano una passione e tengono viva la memoria di uomini che hanno saputo trasformare il proprio mestiere in arte.
È questo il significato più profondo del Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo, appuntamento culturale che ogni anno riporta a Teramo, città natale del grande direttore della fotografia, l’attenzione sul valore delle immagini, sulla magia della luce e sul lavoro di quanti contribuiscono a dare anima e identità al linguaggio cinematografico.

Istituito nel 1996 e organizzato dall’associazione culturale “Teramo Nostra”, con Piero Chiarini presidente e Sandro Melarangelo direttore artistico, il Premio è intitolato a Gianni Di Venanzo, figura di riferimento nella storia della cinematografia italiana del dopoguerra. Un uomo che, attraverso il suo sguardo e la sua sensibilità, seppe dimostrare come la fotografia non fosse soltanto una componente tecnica del film, ma una forma di scrittura capace di raccontare emozioni, atmosfere e sentimenti: era un maestro che dipingeva con la luce. Nato a Teramo nel 1920 e scomparso prematuramente nel 1966, a soli 45 anni, Gianni Di Venanzo ha lasciato un’impronta profonda nella storia del cinema italiano. La sua grandezza risiede nell’aver contribuito a rinnovare il linguaggio visivo cinematografico, facendo della luce uno strumento espressivo essenziale, capace di andare oltre la semplice rappresentazione della realtà. Per lui l’immagine non era mai un elemento secondario: era parte integrante del racconto, un mezzo attraverso il quale il regista poteva dare forma alla propria visione e lo spettatore poteva entrare più profondamente nell’universo dei personaggi. Il suo lavoro si distingueva per la capacità di interpretare le esigenze narrative e stilistiche di ogni opera, ricercando soluzioni visive originali e conferendo alle immagini una forza espressiva inconfondibile.
Nel corso della sua carriera collaborò con alcuni dei maggiori protagonisti del cinema italiano, tra cui Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Luchino Visconti e Francesco Rosi. Incontri artistici che testimoniano la statura di un professionista capace di dialogare con differenti sensibilità autoriali, contribuendo in maniera determinante alla costruzione dell’identità visiva di importanti opere cinematografiche.
Ricordare oggi Gianni Di Venanzo significa dunque rendere omaggio non soltanto a un grande direttore della fotografia, ma a un artista che ha saputo trasformare la tecnica in poesia e la luce in emozione. La sua eredità continua a vivere nel lavoro dei direttori della fotografia contemporanei e nell’impegno di quanti, attraverso il Premio a lui dedicato, ne mantengono viva la memoria. I
l cuore del Premio è rappresentato dall’Esposimetro d’Oro, riconoscimento destinato ai professionisti che si distinguono nell’ambito della fotografia cinematografica. Ma il valore del Premio non si esaurisce nella consegna delle statuette e nella celebrazione dei nomi più affermati. La sua vocazione più autentica consiste nel riconoscere il lavoro, la creatività e la dedizione di chi opera dietro le immagini, spesso lontano dalla notorietà riservata agli interpreti, ma fondamentale nella realizzazione di ogni racconto per immagini.

Tra le pagine più significative della storia del Premio si colloca anche il ricordo di Massimo Martelli, giovane giornalista e filmaker, al quale, in occasione della decima edizione, fu assegnata una targa alla memoria. La motivazione lo ricordava come un «fine operatore di cinema e tv»: parole essenziali, ma capaci di restituire il senso di una competenza professionale e di una passione che avevano trovato espressione nel lavoro con le immagini. Un riconoscimento che assume un significato particolare, proprio perché accosta alla celebrazione di una figura storica come Gianni Di Venanzo il ricordo di un giovane professionista. Due percorsi diversi, appartenenti a generazioni differenti, ma accomunati dall’attenzione per il linguaggio audiovisivo e dalla capacità di raccontare attraverso l’obiettivo. La targa alla memoria non rappresentò soltanto un gesto di omaggio. Fu anche un modo per affermare che la storia del cinema e della televisione non è fatta esclusivamente dei grandi nomi entrati nei manuali, ma anche di tanti professionisti che, con il proprio lavoro quotidiano, contribuiscono alla qualità delle immagini e alla costruzione della memoria collettiva.
La targa a Massimo Martelli significa restituire spazio a una presenza che il tempo non dovrebbe cancellare, riconoscendo il valore di un giovane filmmaker che aveva fatto del cinema e della televisione il proprio terreno di impegno professionale. La sua memoria si inserisce così in una tradizione di riconoscimenti che non guarda soltanto ai risultati artistici, ma anche alle persone, alle loro storie e alla passione che le ha animate.
Il Premio Gianni Di Venanzo rappresenta, per Teramo, molto più di un appuntamento dedicato alla settima arte. È un legame profondo con la propria storia e, al tempo stesso, una finestra aperta sul presente e sul futuro della fotografia cinematografica.
Nel nome di Di Venanzo si rinnova ogni anno il riconoscimento di un’arte che richiede competenza tecnica, sensibilità estetica e capacità di interpretare il mondo. Nel ricordo di Massimo Martelli si afferma invece il valore della testimonianza, dell’impegno professionale e della memoria individuale, che trova nella cultura uno strumento per continuare a vivere. È proprio in questa capacità di unire celebrazione e ricordo che risiede il significato più autentico della manifestazione. Da una parte, il maestro che ha contribuito a cambiare il modo di guardare il cinema; dall’altra, il giovane filmmaker che, attraverso il proprio lavoro, ha lasciato una traccia meritevole di essere ricordata. E così, ogni volta che a Teramo si celebra il Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica, la luce torna simbolicamente ad accendersi su Gianni Di Venanzo e su tutti coloro che, come Massimo Martelli, hanno dedicato la propria passione all’arte di raccontare attraverso una macchina da presa. Perché il cinema vive delle immagini che produce, ma anche della memoria di chi quelle immagini ha saputo crearle, custodirle e trasformarle in testimonianza.




