L’immaginazione è uno sforzo per la ricerca della verità
- Montessori
Nel cuore della mia rivolta dormiva un consenso
- Camus
In una delle tante storie zen, i cui protagonisti sono quasi sempre un maestro e un allievo, il maestro dice: “dobbiamo studiare solo le cose inutili”. “Perché?”, domanda l’allievo. “Perché solo le cose inutili sono importanti”, risponde il maestro. E l’allievo incalza ancora, “perché?”. E il maestro risponde: “perché, quando diventano utili, è troppo tardi”. Mi torna in mente questa storia di fronte a tutti i fatti di attualità. Ho come l’impressione che se ne parli sempre quando è troppo tardi. Si grida per la crisi energetica, quando si poteva investire da almeno quindici anni seriamente in ricerca e produzione, e senza tentennamenti, sulle fonti rinnovabili; si grida alla crisi dell’auto, quando si poteva puntare sull’auto elettrica di piccole dimensioni costruita in Europa; si grida alla crisi delle abitazioni per giovani e studenti, quando non c’è più stata un’edilizia popolare dagli anni ’80. Ci si accorge dei problemi degli adolescenti, che abbiamo abbandonato soli davanti alla televisione, ai supermercati e ai social, soli di fronte ad un mondo di immagini e oggetti di consumo che cancellano il desiderio prima ancora che possa nascere, quando ci sono scontri in piazza. E questo vale per i terremoti e le alluvioni, come per gli effetti del riscaldamento globale. Quando vengono messi all’ordine del giorno dalle prime pagine dei giornali e dai titoli di testa dei telegiornali, è generalmente troppo tardi e la cronaca non ci aiuta a capire. Ed è per questo che non ne voglio parlare.
Voglio parlare invece della grande forza di cui soprattutto bambini e giovani sono portatori, quella forza che parla di futuro e che sola possiede il segreto del cambiamento del presente, di quel cambiamento di cui abbiamo assolutamente bisogno. Voglio parlare dell’immaginazione. Si dice che il futuro, semplice e anteriore, venga sempre meno usato nei discorsi, perché se ne ha paura. Ma i bambini e i ragazzi sono il futuro e l’immaginazione è il periodo sensibile che li caratterizza di più rispetto alle altre stagioni della vita. Che cos’è l’immaginazione?
È la capacità di far presente l’assente, è la capacità di andare oltre il concreto. Questo è possibile perché, come sosteneva E. Cassirer, il filosofo delle forme simboliche, “l’uomo è l’unico animale capace di distinguere il reale dal possibile”. La nostra specie, ad un certo punto dell’evoluzione, non si è più accontentata di vivere, ha avuto bisogno di immaginare vite diverse. Non ha accettato neanche la morte, ha immaginato una vita oltre la morte. Abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo visto qualcos’altro con gli occhi della mente. L’immaginazione è lo spazio del possibile, il “si può fare diversamente”.
Già Montessori, analizzando genialmente i periodi sensitivi che caratterizzano la seconda infanzia, aveva individuato proprio nell’immaginazione la grande forza dei ragazzi in età scolare. L’immaginazione per lei era un atto del pensiero, il presupposto fondamentale per poter poi penetrare la realtà. E la distingueva dalla fantasia, quest’ultima era la parte quasi gassosa della mente, ed era sorella dell’illusione. Quando un bambino non poteva immaginare e fare cose diverse, si limitava a fuggire con la fantasia: l’unica risposta di un prigioniero, come era spesso il mondo infantile, imprigionato dagli adulti.
Come sostiene S. Laffi, uno dei rari ricercatori che riesce davvero a capire il mondo giovanile di oggi e che andrebbe letto per evitare gli sproloqui che si sentono dappertutto nei confronti dei giovani adolescenti, l’immaginazione è il controfattuale, è incontro con l’inatteso, è pratica dello sconfinamento. Di immaginazione c’è bisogno, e di educazione alla realtà, che solo uno sguardo miope pensa come contrari che si escludono, mentre sono mezzi si completano. L’immaginazione lotta con il principio di realtà, ma per aprire mondi nuovi, per porci domande nuove sulle nostre pratiche sociali e culturali. Di immaginazione c’è bisogno e di memoria, immaginare il nuovo e ricordare il passato, anche questi due, opposti complementari.
Senza creatività, che è la sorella gemella dell’immaginazione, il pensiero entra in “modalità risparmio energetico”, la realtà perde il suo splendore e il desiderio si spegne. Quando si dice, “non c’è alternativa” a questo modo di vivere, a questo modo di produrre, a questo modo di fare, a questo modo di pensare, scatta la rassegnazione dentro la quale cova però anche la rivolta. Ma più spesso la mancanza di immaginazione porta al conformismo assoluto, alla rassegnazione, al servilismo.
L’immaginazione nasce privata ma poi diventa politica, immaginare qualcosa che chiama poi in causa tutti. L’immaginazione porta alla rivolta. Ma dentro ogni rivolta, come ci ha insegnato Camus, riposa sempre un consenso, dietro al “no” del ribelle c’è sempre il “sì” ad un mondo diverso, più giusto e migliore. La sua formula era appunto: “mi ribello dunque siamo”. Allora ribellarsi è giusto, immaginare un mondo migliore è giusto, provare a realizzarlo anche. Forza ragazzi e ragazze, c’è un mondo da immaginare e creare, molto di più che non una vetrina da infrangere.