Il Limite / RANIERO REGNI / 193
| Che senso vogliamo dare alla nostra ospitalità “Puntiamo su un’industria turistica volta a una continua massimizzazione del profitto? Oppure aspiriamo ad un’accoglienza d‘eccellenza che si fondi su valori profondi quali la solidarietà, il bene comune, la sostenibilità ambientale, la menschilichkeit, ovvero l’umanità?
Michil Costa |
La chiamano da sempre la regina delle Dolomiti e questo appellativo non è esagerato. Parlo ovviamente di Cortina d’Ampezzo. La valle ampezzana, che si apre all’improvviso di fronte agli occhi di chi arriva dal Cadore, è come una visione irreale. Montagne pallide che diventano rosse, rosa, arancione nelle diverse ore del giorno. Come un lago in cui si specchia un cielo limpido o popolato di nuvole, l’azzurro si incontra con le cime innevate, l’alto e il basso si scambiano le parti, dando una sensazione di armonia che non appare di questo mondo. Abeti, larici, pini, faggi e altri alberi secolari stanno in mezzo, tra la nuda roccia, le pietraie e i prati. Come un caleidoscopio cosmico, i colori di foglie e fiori cambiano seguendo il mutamento delle stagioni nel suo ritmo eterno.
Ma quest’anno, chi raggiunge Cortina si trova a dover affrontare già lungo la strada cantieri che poi ritrova all’interno della cittadina. Sono i cantieri delle Olimpiadi invernali “Milano-Cortina 2026”. Non conosco i dettagli dei progetti e dei nuovi impianti ma l’impressione è quella di un forte impatto ambientale e paesaggistico di tutte queste opere. Avevamo parlato già lo scorso anno dell’insensato abbattimento dei larici secolari per fare posto ad una pista da bob che è destinata a produrre deficit e, nonostante le ottimistiche previsioni di chi ha insistito per realizzarla, piuttosto che utilizzare quella esistente di Innsbruck, prima o poi è destinata a chiudere in passivo, come è successo a quella di Torino. Ma la spinta allo sviluppo illimitato anche qui è in azione.
La macchina organizzativa, che si spererebbe non anche speculativa, sta lavorando a pieno ritmo. L’umore degli ampezzani è quello della preoccupazione. Da un lato, investimenti e promozione turistica sembrano appetibili, dall’altra, l’impatto sulla vita di chi a Cortina ci vive, non appare tutto positivo. I prezzi delle abitazioni sono sempre stati altissimi, e oggi sono schizzati alle stelle. Chi possiede una casa o un appartamento può venderli e stare bene per il resto della sua vita, oppure può tenerseli e vedere il loro valore volare in alto. Ma, per i giovani, è un problema. Chi può mettere su famiglia e farsi una casa?
Da sempre Cortina ha vissuto questi contrasti, come il gonfiarsi e sgonfiarsi delle presenze. In bassa stagione è un piccolo paese dove tutti si conoscono, in alta stagione è una città affollata di turisti. Credo che sia stata una delle prime località a soffrire di quello che oggi è un fenomeno diffuso, ovvero l’over turism che si porta dietro, oltre al già accennato aumento dei costi della vita, anche la gentrificazione e la speculazione.
Un illuminato imprenditore turistico, non della valle ampezzana, ma della val Badia, Michil Costa, lo chiama “turismo porno-alpino”. In un libro che si intitola FuTurismo (sic!), l’ambiguità cui accenna l’espressione è che la trivialità, l’oscenità, in cui si è incanalato il turismo attuale rischia la fine del turismo stesso. Concepire la natura come capitale, il profitto come unico scopo aziendale, la monocultura turistica al posto della cultura dell’ospitalità, la turistificazione di massa al posto della convivenza, portano ad una mercificazione distruttiva dei paesaggi e della vita delle valli alpine, d’estate come d’inverno. La vita vera, che rende affascinanti questi luoghi unici, rischia di essere sopraffatta da quella finta, spettacolare, pseudo alpina, fatta sì di malghe, persone in costume tradizionale, ma anche di souvenir e vetrine di lusso. Finendo per banalizzare, quella che Costa chiama la sacralità della montagna, in cui il depauperamento ecologico coincide con l’impoverimento del nostro essere umani.
Sono tanti anni che vado a Cortina con la mia famiglia. La mia fortuna è di essere arrivato lì grazie a degli amici che ci abitano e che non mi hanno mai fatto vivere quei luoghi come un turista. Me li hanno fatti apprezzare dall’interno, non attraverso le immagini patinate delle riviste che pubblicizzano impianti, resort e alberghi. Amici straordinari che incarnano quella cultura dell’ospitalità che, se opportunamente intesa, può ispirare anche un’impresa economica. Ma solo se questa scopre, senza superarli, i propri limiti.







