L’esposizione di Agostino Arrivabene alla Raccolta Lercaro di Bologna è una riflessione profonda e articolata sul rapporto tra arte sacra, tradizione e innovazione. Le sue opere rivelano una pratica pittorica che unisce la sacralità delle tradizioni bizantine e leonardesche ad un linguaggio moderno e personale che si fa cammino spirituale, ascensione verso il divino, in un processo di rivelazione che trova nella pittura non solo un atto creativo, ma anche una via di salvezza e illuminazione.

Il dialogo tra la tradizione e la contemporaneità si fa tangibile in ogni opera, dove il sacro si rinnova e si rivela sotto forme inaspettate e potenti2 nelle quali la linea orizzontale rappresenta il flusso continuo della vita, il percorso terreno e il movimento della realtà quotidiana. Questa linea è spesso contrapposta a quella verticale, che simboleggia l’ascesa, il desiderio di trascendenza, il cammino verso l’alto.

La verticalità è un elemento cardine della ricerca dell’artista che si concretizza esteticamente e metafisicamente, in un atto di ricerca di una dimensione superiore. La tensione tra queste due direzioni, orizzontale e verticale, è presente in modo tangibile nella composizione di ogni dipinto, nella ricerca di un dialogo costante tra il mondo terreno e quello celeste.

Un’opera emblematica, in questa esposizione, è La Linea Verticale II (2017), che diventa il paradigma stesso della mostra. Arrivabene la descrive come il risultato di un sentimento di liberazione e di ascesa verso il divino, ottenuto attraverso un gesto meta-pittorico che rifiuta la tradizionale nozione di pittura come mera riproduzione della realtà, dove si libera dalle convenzioni pittoriche e si affida alla “non-pittura”, una metodologia che privilegia il movimento ed il gesto, dando vita ad una forma che emerge dalla distruzione, dalla disgregazione, dalla rinascita. Il dipinto rappresenta una sorta di risurrezione, un passaggio dal non finito al divino. In questo processo di transizione, la superficie pittorica diventa un supporto sacro, una “stigmatizzazione” che ne restiuisce la dimensione trascendentale. La “non-pittura” diventa quindi il veicolo per una manifestazione luminosa e divina, dove la forma incompleta ed il gesto sono il mezzo che manifesta una visione spirituale.

L’incontro tra la ricerca formale di Arrivabene e lo spazio museale della Raccolta Lercaro è curato con sapienza da Giovanni Gardini, direttore del museo con il supporto della Primo Marella Gallery







