Home La Rivista Politica, economia e finanza LA BATTAGLIA DELLE TERRE RARE…….E L’EUROPA GUARDA

LA BATTAGLIA DELLE TERRE RARE…….E L’EUROPA GUARDA

Valore & Valori / Mario Travaglini / 193

 Ripensando alla famosa frase di un politico in auge nel secolo scorso:” a pensar male si fa peccato ……..etc. etc.” mi è tornata a frullare in testa una domanda. Ovvero, e se il reale esito del conflitto non si giocasse sul campo di battaglia, ma dietro le quinte di un inaspettato accordo economico?

Per una settimana, i media europei, compresi quelli di casa nostra, hanno parlato di un accordo sulle terre rare che Donald Trump stava cercando di concludere con Volodymyr Zelensky per porre fine al conflitto russo-ucraino che, in queste ultime ore sembra sia stato raggiunto dopo il fiasco del 28 febbraio scorso. Ma mentre le intenzioni di Donald Trump sono chiare, il modo in cui questo accordo avrebbe ottenuto l’approvazione di Vladimir Putin è rimasto praticamente oscuro sebbene in una recente intervista il presidente russo abbia espresso la sua disponibilità a collaborare con gli Stati Uniti. Cosa c’è dietro questa proposta che sembra improvvisamente piovuta dal cielo in un contesto che resta estremamente complesso e pericoloso?  Nessuno, per esempio, ricorda che BlackRock e JPMorgan, designate dalla Casa Bianca durante l’amministrazione Biden per finanziare e ricostruire l’Ucraina, sono parte essenziale dell’equazione. E se sono cosi strettamente interessate, perché questo aspetto rimane coperto da una vera e propria omertà da parte dei media occidentali? Che la Russia miri ad allentare le tensioni e a ricostruire i legami economici con gli Stati Uniti, mentre l’Europa pensa come sempre ad altro, è del tutto ovvio. Ma perché Trump dovrebbe essere così conciliante con un Putin che ha più di un asso nella sua manica? Se abbiamo imparato a conoscerlo per le sue dichiarazioni off limits e per le sue smargiassate è possibile che egli pensi di essere un giocatore di poker capace di volgere qualsiasi situazione a proprio vantaggio, facendo pressione su un avversario che ragiona con il rigore di uno scacchista. La ricerca di una soluzione al conflitto russo-ucraino sembra essere solo un mezzo, ossia una questione secondaria (la guerra finirà in un modo o nell’altro perché nessuna guerra dura per sempre) affinché i rapporti commerciali tornino accettabili nel lungo periodo. Per gli Stati Uniti le guerre hanno spesso odore di petrolio (Kuwait, Iraq, Libia), talvolta di oppio (Afghanistan) e sistematicamente di dominio mondiale. Questo dominio oggi implica l’acquisizione di risorse che diano agli Stati Uniti un vantaggio tecnologico e militare, che la Cina sta oggi contendendo agli americani con DeepSeek, “Tokamak”, calcolo quantistico ed altro ancora. Il punto è proprio qui, perché l’intelligenza artificiale generativa, la fusione nucleare, i computer quantistici richiedono tutti l’uso di metalli con proprietà fisiche eccezionali  che l’America  non ha o ha in quantità limitate per i prossimi anni. Questi componenti sono essenziali nella microelettronica, nei sistemi d’arma, nei motori dei razzi, nelle risonanze magnetiche, nei trasmettitori, nei reattori nucleari, negli alternatori delle turbine eoliche e in centinaia di altre applicazioni che sarebbe troppo lungo elencare. Vladimir Putin ha ricordato che la Russia possiede enormi riserve di questi metalli in diversi luoghi: dal nord del Paese all’Estremo Oriente, alla regione di Irkutsk, alla Yakutia, a Tuva e alla Cabardino-Balcaria, e che sono sufficienti per alimentare l’industria per i prossimi 300 anni. Dall’altro lato la Cina si è assicurata un quasi-monopolio sulle tecnologie di lavorazione delle terre rare, ma resta un grande importatore: la Russia sarebbe in grado di soddisfare tutto il suo fabbisogno, ma Pechino non vuole dipendere da un unico fornitore, cosa invece erroneamente ha fatto l’Europa in fatto di batterie, componenti di turbine eoliche, pannelli fotovoltaici. L’Europa potrebbe dotarsi rapidamente di tecnologie di raffinazione, ma è impantanata nella sua immobilità … e potenti lobby ambientaliste. Ecco quindi che gli Stati Uniti, pur disponendo di diverse terre rare, avrebbero più convenienza ad importarle da un paese in cui è meno costoso estrarle e raffinarle.

L’ Ucraina sembra soddisfare tutti i requisiti, ma le riserve annunciate da Zelensky sono all’altezza delle sue stime? La Russia appare un fornitore “affidabile”, soprattutto in considerazione del fatto che ha necessità di vendere i suoi prodotti per riequilibrare la sua bilancia commerciale e, anche nel mezzo di una guerra con l’Ucraina, ha continuato a fornire gas evitando addirittura di danneggiare i gasdotti che riforniscono Ungheria, Slovacchia e Polonia. Stati Uniti e Russia potrebbero dunque accordarsi per privare l’Unione Europea dell’accesso alle risorse strategiche, ponendo i nostri Paesi in una situazione di dipendenza dalla Cina (come già avviene) e domani dagli Stati Uniti, dal momento che Ursula von der Leyen, che non vuole commerciare con la Russia a nessun prezzo, propone ogni mese nuove sanzioni e spinge alla guerra, fino a spendere 800 miliardi per riarmare il continente.

Ma come potrà l’Europa, che sta subendo le conseguenze economiche della perdita delle fonti energetiche russe, far fronte alla situazione se non avrà neppure l’accesso alle terre rare?  Un mistero. È anche possibile che tali carenze possano accelerare la disintegrazione della NATO se gli Stati Uniti decidessero di impedire all’Europa di sviluppare la propria industria degli armamenti a causa della mancanza di adeguate materie prime. Infatti, se il ragionamento fatto fin qui è valido, gli Stati Uniti, d’accordo con la Russia, potrebbero controllare ciò di cui l’Europa ha bisogno, perpetuando la sua situazione di dipendenza dal complesso militare-industriale americano. Senza i mezzi per condurre guerre come quelle che l’Europa, per il tramite del Napoleone francese, oggi immagina, la NATO nella sua forma attuale potrebbe scomparire. Il segnale che dovrebbe allertarci è dato dal fatto che  Mosca e Washington stanno entrando in una logica di collaborazione  talmente stretta che il capo del Pentagono ha ordinato di cessare tutte le attività contro la Russia, comprese le operazioni cibernetiche offensive. È facile immaginare che Putin applichi reciproche direttive di non aggressione verso gli Stati Uniti, mentre esse si moltiplicano contro l’Europa. Non si fa dunque peccato se spingiamo il discorso un pochino più in là, immaginando che lo sfruttamento delle terre rare ucraine  potrebbe essere gestito, come anche la ricostruzione del Paese, attraverso una joint venture americano-russa lasciando l’Europa a guardare. Come al solito!

 

 

 

 

 

 

 

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