RENATA MORRESI POETESSA

Renata Morresi,  è una poetessa, traduttrice e studiosa di letteratura anglo-americana.

Nella sua produzione poetica figurano :Cuore comune (peQuod, 2010) – sua prima raccolta organica. • Bagnanti (Perrone, 2013) – raccolta che ha avuto rilevanza critica. La signora W. (Camera Verde, 2013) – anche tradotta in francese. Terzo paesaggio (Aragno, 2019) – una delle più recenti.Morresi si muove in un crocevia: la poesia come scrittura personale, la traduzione come mediazione culturale, l’università come campo di riflessione critica. Ha rapporti con la scena della poesia contemporanea italiana, contribuisce a collane editoriali di poesia e partecipa a riviste. Il suo essere “traduttrice” e “ricercatrice” amplia il raggio d’azione della sua poesia: non solo versi, ma pensiero sulla poesia.

La poesia di Morresi è caratterizzata da un linguaggio che oscilla tra registri colloquiali e vocaboli “elevati”, spesso con impatto della lingua inglese all’interno dei testi. Sul volume Cuore comune si segnala infatti che «non sono infrequenti gli inserti della lingua inglese». Una struttura che spesso evita la strofa tradizionale rigida, favorendo  scansioni che dilatano il verso: «un dettato teso, percussivo … endecasillabo … spezzato in enjambement». Una tensione verso il “terzo paesaggio” — in riferimento al titolo della raccolta del 2019 — inteso come spazio interstiziale, non-luogo, soglia tra natura e artificio, tra presenza e assenza. Nel commento critico si legge che «tutti i “dialoghi abbandonati dall’uomo”» compongono il “terzo paesaggio”

Alcune delle costanti tematiche della sua opera:  La memoria familiare, il legame affettivo, la maternità: in Cuore comune la ricerca delle radici, l’album di famiglia e l’amore sono al centro. Il paesaggio e lo spazio liminale: dall’origine marchigiana al titolo Terzo paesaggio, l’idea di uno spazio che non è semplicemente natura, ma margine, soglia, transizione. La traduzione e la lingua come “altro”: la presenza della lingua inglese, il fatto che la poetessa sia anche traduttrice, insinua un tema della doppia lingua, del plurilinguismo, della mediazione. L’epoca contemporanea, frammentazione, quotidiano: la poesia si confronta con il linguaggio dei media, con il quotidiano, con la realtà “moderna”: il frammento, il residuo, l’interstizio. Il commento citato parla di «frammenti» e «spazi interstiziali» in Morresi. 

La condizione della traduttrice non è periferica alla sua poetica, ma vi entra come modello: la poesia è mediazione, scambio, confronto di lingue. La collana da lei curata, i premi di traduzione ricevuti, testimoniano questa tensione: «scrivere poesie» e «tradurre poesie» sono due facce dello stesso esercizio del linguaggio. Questa ibridazione arricchisce la sua produzione e la colloca in una scia di poeti che guardano oltre l’Italia e guardano la lingua come spazio di alterità.

Renata Morresi rappresenta una voce importante nella poesia italiana contemporanea: la sua scrittura incrocia memoria e paesaggio, lingua e alterità, poesia e traduzione, accademia e versificazione. La sua opera offre un terreno ricco, dalla forma del verso alla riflessione sul linguaggio, dal paesaggio marchigiano all’interconnessione globale della traduzione. Studiare Morresi significa confrontarsi con una poesia che non solo racconta ma mette in gioco il linguaggio, la lingua, la mediazione della parola.

1

Una casa avrà i vecchi e gli allettati

allineati per orizzontale e composti

gli uni sugli altri, alternati da strati

di badanti polacche e moldave,

per il sostentamento disposte ad incastro,

a spina di pesce, coi centenari montanari

a triplo vincolo, le vecchissime vergare

marchigiane usate a mo’ di foratelle,

gli intubati sussunti nel grande disegno,

le fantesche innestate come impianti,

i curati e i curanti, i validi e gli invalidi,

canterti delle nuove anti-sismiche,

anti-abitanti, senza bisogno.

2

Una casa sarà fatta di tutte le frasi

le belle frasi, le frasi tipo, frasi-struttura,

“la memoria di quanto accaduto”

“la prevenzione nelle zone ad alto rischio”

“per prime le scuole dovranno”

architettura di frasi ad alto rendimento,

a basso costo, senza tema di risparmio di frasi,

anzi sondando

i corpora delle più pronunciate

frasi dopo il disastro.

Sarà una casa inattaccabile,

leggera come il fiato della frase,

modulare, prefabbricata, ecologica,

con i “nessuno sarà lasciato solo” accanto ai

“prendiamo a modello il Giappone”.

Grazie alla forza intrinseca della materia prima più diffusa

ecco la casa altro che popolare: casa in prosa, casa fonetica!

Con tanti rappresentanti e funzionari e urbanisti

ma anche i sognatori e la gente comune senza le lauree,

tutti quanti in prima linea, in maniche di camicia

arrotolate sopra il gomito, i muscoli delle braccia

tesi mentre tengono le mani a megafono

tutti rivolti a sud-ovest a gridare frasi

bellissime, indistruttibili.

Qualche burlone griderà “forza Juve” o “viva la fica”.

Poi ci saranno pure quelli senza voglia di gridare,

i soliti sfaticati rimasti senza casa, peggio per loro.

Questa è la casa fatta di futuro

la riconosci dalla presenza del bambino,

bambino bello col gioco didattico in pannolone,

neonato-occhioni a pancia in sotto sul letto,

bambino più grandicello con il pallone in cortile,

bambina che maneggia cose arrotondate,

mangia tonnellate di budino arricchito con omega tre

la squadra mangia, l’asilo mangia, la scolaresca mangia,

mangime di bambini, fondamenta del futuro,

cosa offriremo ai nostri ecc.ecc.?

mastica con le gengive dure come sassi ogni domanda,

ammorbidisce: non siamo stati tutti bambini una volta?

non c’è rimasto bambo nel nostro cuore di matrioska?

bambini accompagnati da altri suffissi

e maggiori dimostrazioni di speranza,

anche alcuni feti, come attestazioni che la vita non finisce,

va avanti, i bambini ce lo provano

possiamo sempre ricominciare dall’inizio,

fare tantissimi bambini,

tantissimo futuro, la grande casa del futuro

è tutta aperta, come fontanelle sui crani dei bambini,

è proprio un futuro a fontanella, cascata di futuro, senza osso,

bambini molli che scorrono ovunque per casa,

bava