QUI AD ATENE NOI FACCIAMO COSÌ

 Il Limite / RANIERO REGNI / 195

Avevo pensato di scrivere un articolo che continuasse la riflessione intorno a quella “utopia necessaria” che è l’Unione Europea, che oggi appare così minacciata e sfidata dagli eventi. E, come spesso mi capita, volevo mettere una frase in esergo, come a voler dare un “la” al discorso. Avevo pensato ad una frase presa dal discorso, che ho sentito pronunciare dall’attore Fabrizio Bentivoglio, durante la manifestazione che si è svolta a Roma lo scorso 15 marzo. Manifestazione dettata da una specie di sussulto di orgoglio europeo, confusa sul piano politico e della proposta, che è stata molto criticata ma che è comunque carica di valore morale e civile. E, si badi bene, quest’ultimo che i realisti additano come un difetto, è a ben vedere un pregio.

Poi ho pensato che l’intero discorso, ispirato quasi alla lettera a quello pronunciato da Pericle nel 431 a. C. (sì, avete letto bene!), dopo il primo anno della guerra del Peloponneso che vedeva contrapposte Sparta, che era una oligarchia, ad Atene, che era una democrazia, valeva la pena di essere letto per intero. Per cui rinuncio al mio articolo e trascrivo il discorso, consigliando però ai lettori di andarsi a vedere on line ( inserire il seguente Url su Google: https://youtu.be/AXZTj-H00F0?t=2945 . La recitazione lo carica ancora più di un pathos che permette di percepire le straordinarie risonanze profonde, non solo emotive, ma concettuali, che esso contiene.  I critici diranno ”parole, parole”, “retorica”, “ci vuole ben altro oggi”. Eppure queste parole sono uno dei fondamenti della nostra civiltà. Di quello che noi siamo e di quello che dovremmo essere.   

Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, noi tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in sé stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

(Foto o in Evidenza: Busto di Pericle riportante l’iscrizione «Pericle, figlio di Santippo, ateniese». Marmo, copia romana di un originale greco del 430 a.C. circa.Musei Vaticani, Public domain, via Wikimedia Commons)