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Citius-Altius-Fortius-Communiter: le donne “padroneggiano” lo Sport,

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/195

Citius-Altius-Fortius-Communiter: le donne “padroneggiano”  lo Sport, tra amministrazione e spiritualità 

«Si è primi davanti a Dio e davanti agli uomini quando si è tirato fuori da sé tutto quello che si può tirare»

 Henri Didon.

 

Questa settimana torno, inevitabilmente. a parlare di Sport questa volta non solo di quello giocato ma  anche di quello “amministrato” e lo faccio nel nome delle donne riferendomi a due  eventi che, distanti solo geograficamente, hanno in comune lo scopo primario della salvaguardia dei principi ispiratori dell’olimpismo. Pressoché contemporaneamente a Roma e a Costa Navarino, in Grecia il Cio (Comitato Olimpico Internazionale), ha fatto parlare di sé sia in termini culturali che di responsabilità gestionale. Al Circolo Sportivo dell’Aereonautica Ponte Milvio, collocato sulle rive del Tevere, il Panathlon di Roma ha voluto far riemergere i momenti decisivi della gestazione del CIO che avrebbe dato alla luce la prima Olimpiade Moderna (Parigi 1896).con il supporto maieutico di Angela Teja. Si dà il caso che la storica, di origine dalmata e romana di adozione, abbia di recente pubblicato Padre Henri Didon. Un Domenicano alle radici dell’olimpismo , libro dedicato allo stretto rapporto tra Pierre De Coubertin e il religioso rettore del Collegio francese “Albert-le-Grand” di Arcueil, ritenuto dai più il padre spirituale dell’ideatore delle Olimpiadi moderne.

Il significato profondo del motto “Citius, Altius, Fortius” (Più veloce, più alto, più forte) è stato il fulcro su cui ha poggiato il discorso dell’autrice del testo che ha illuminato i presenti sulle straordinarie doti intellettuali di Didon, le cui ricerche sull’organizzazione scolastica spaziarono fino alle più prestigiose Università europee, a Cambridge, a Oxford e, non proprio casualmente, a Rugby. In occasione della visita  di De Coubertin a Arqueil il domenicano fece ricamare sullo stendardo del suo Collegio le tre parole latine e certamente ne illustrò la pregnanza spirituale che le caratterizzava, inducendo  il Barone ad adottarle come motto. Su questo aspetto la Teja ha intrattenuto l’attenta platea di soci e ospiti convocata dalla iper- dinamica Stefania Lella Presidente del Club. Va detto che al Panathlon International Club di Roma aderiscono figure di primo piano, con un  passato e un presente nell’agone e nella dirigenza dello sport italiano, qualificati  professionisti di vari settori e operatori sportivi impegnati in prima linea. Tutti si sono concentrati, condividendole, sulle idee forza contenute nel testo incentrato sulla figura di Padre Henry Didon,  Questi , nel mettere a sintesi il suo motto, considerava l’essere umano, (lo ha rimarcato il nostro Raniero Regni nel recensire il testo in questione su queste stesse pagine COMMUNITER, INSIEME! – Centralmente ), “come persona, unità di corpo, anima e spirito” e pensava che  “il perfezionamento dovrebbe avvenire armonicamente in tutte e tre le dimensioni”. Questo il senso di Citius, Altius, Fortius anche se poi, aggiunge Regni è stato secolarizzato  fin quasi a degradare nel suo contrario, cioè che l’unica cosa è superare gli avversari e la vittoria è tutto, cosicché l’invito a superare i limiti finisce in un elogio disumano e diseducativo dell’eccesso.

Nella foto Angela Teja (al centro) con la targa consegnatale dalla Presidente del Panathlon International Club di Roma Stefania Lella. Adestra Pierluigi Palmieri. sotto la sala del Circolo dell’Aereonautica Ponte Milvio diRoma e la copertina del libro “Padre Henri Dion”

Un contributo non indifferente al recupero del valore originale del motto del CIO  ci viene però dal Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura, che proprio nel Libro  di Angela Teja, descrive  il percosso attraverso il quale si è arrivati all’idea di trasformare la triade in una tetralogia: Citius-Altius-Fortius-Communiter. Ora sappiamo che nell’aprile 2016 in un incontro con il Presidente del CIO Bach <<fu posta sul tappeto la questione dell’aggiornamento del motto olimpico tenendo conto di alcuni fenomeni di prevaricazione o di tifo esasperato e della necessità di recuperare lo spirito autentico della “competizione”, che nella sua stessa etimologia latina suppone un petere cioè un “gareggiare” cum “insieme”>>.

Ecco allora l’inserimento della quarta parola aggettivo comparativo,  in funzione avverbiale, “communiter”, insieme. E Regni ci invita a notare il dettaglio molto rilevante nella traduzione inglese “Faster, Higher, Stronger-Together, l’aggiunta di “insieme” è preceduta da un trattino il che sta a significare che tutto quello che si persegue nello sport olimpico ha un senso solo perché lo si fa insieme. La competizione presuppone la cooperazione e la collaborazione. Anzi, la competizione ha un senso solo perché si fonda sulla precedente solidarietà sportiva, che è il riconoscimento della comune umanità”.

Ebbene,  dopo aver esposto tutto quanto sopra ( grazie al Panathlon Club  di Roma),  andiamo a vedere cosa è successo in Grecia  al termine  dell’Assemblea Cio di Costa Navarino: Kirsty Coventry è  la nuova presidente del Cio!. Verrebbe da dire, manzonianamente, “Chi era costei”. Eh no, nessun carneade nel Peloponneso, e per la verità  neanche in tutta la Grecia perché sul gradino più alto del podio dei 200 metri dorso fu la Coventry a salire ad Atene  2004. Ma anche l’immensa Cina ha avuto modo di vedere le sue nuotatrici soccombere quattro anni dopo quando la statuaria bionda africana ha replicato il su sprint vincente a Pechino. Ma se sull’atleta non c’è nulla da dire, in questi ultimi tre giorni ne sono state dette e scritte di tutti i colori sul personaggio  politico/sportivo. La Coventry dirigente sportiva è indicata come una sorta di testa di cuoio dell’uscente Presidente Thomas Bach, che avrebbe intenzione di sbarazzarsi della maggior parte dei i suoi oppositori. La Coventry Ministro dello sport dello Zimbabwe in carica è stata accusata, con in prima linea The Daily Telegraph  di appoggiare il dittatore di quel paese. Dago Spia ci ha inzuppato il pane (v. Foto), e sul web la “denigrazione” ha avuto la solita grande diffusione (leggi virale). A me, da modesto direttore di una rivista di media tiratura, mi balena il pensiero che la testata inglese abbia perso il ben noto “style” anglosassone a causa della mancata elezione del grande fondista Sebastian Coe.

Allora siccome Kirsty Coventry in relazione al suo incarico ministeriale ha voluto precisare che “per  creare il cambiamento si deve stare seduti al tavolo” ossia “insieme, togheter, COMMUNITER, aspettiamo da lei coerenza e fedeltà alla tetralogia voluta proprio da Bach, Ravasi & Co.

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