E’ IL TEMPO DELL’IGNORANZA E DELL’ANGOSCIA: LA CIVILTÀ EUROPEA ALLA PROVA.

 Il Limite / RANIERO REGNI / 194

“Se il sole e la luna si mettessero a dubitare, si spegnerebbero immediatamente” (W. Blake). L’Europa dubita da tempo…e se la sua eclissi ci sgomenta, Americani e Russi la contemplano sia con serenità sia con gioia

E. Cioran (1956)

 Gli imperi sono brutali, sono spesso incoscienti, animati prevalentemente da una volontà di potenza priva di scrupoli e di dubbi, che li fa imporre con la forza e che poi, alla fine, diventa la causa del loro tramonto. La civiltà, che raffina la sensibilità e l’umanesimo, finisce spesso per assimilarli troppo e rischia di corrompersi. È una vecchia storia, che sa bene chi studia la storia. La storia: quello scandalo che dura da diecimila anni! Ma chi conosce oggi la storia, nel tempo della fabbrica dell’ignoranza? Chi conserva le lezioni del passato, nel tempo dei mass media che producono amnesia?

Di quali imperi parlo? Ma degli USA, della Cina e della Russia. Nonostante le differenze (la prima è una democrazia e le altre due sono autocrazie), la logica che le muove è di tipo imperiale: potenza economica, sfere di influenza, uso della forza militare e della superiorità tecnologica.

È noto l’aneddoto raccontato da un giornalista in cui, durante una discussione con un collega americano, è uscita la solita critica al fatto che l’Italia e l’Europa non sono una nazione, non hanno un’ossatura solida. La risposta è stata paradossale: “è vero, hai ragione. Ma noi siamo più di una nazione, siamo una civiltà”. L’Europa non ha precedenti e modelli da seguire. Per diventare Stati Uniti d’Europa ha una moneta e un mercato comune, ma non ha neanche una lingua comune come gli USA. Ha però alle spalle una guerra civile europea che ha insanguinato la prima metà del XX secolo con la prima e la seconda guerra mondiale, per cui dopo una lotta fratricida sappiamo tutti che non ci combatteremo più tra noi europei. Avendo creato il nazionalismo, il senso della nazione è molto forte negli stati che compongono l’Unione Europea. Eppure dobbiamo andare oltre, verso una più forte unione politica, perché quello che unisce gli europei è molto più di ciò che li divide. Essi hanno una civiltà comune.

Più di venti anni fa, in un libro intitolato Geopedagogia, parlavo di queste eredità condivise dagli europei, che “possono essere costituite dal sistema di valori giudaico-cristiano, dal diritto e dalla giurisprudenza romana, dall’umanesimo rinascimentale, dallo spirito della Riforma, della Controriforma e dall’Illuminismo, dall’espansione del capitalismo, dell’industrialismo, dell’urbanesimo, così come dai movimenti simbolici del romanticismo, del realismo e del nazionalismo. L’occidente europeo ha elaborato una cultura tendenzialmente universalista: il progetto socratico della vita come coscienza di sé, la tensione cristiana verso una redenzione per tutto il genere umano, il progetto illuministico di un progresso teso a una civiltà umana comune, possono essere condivisi da tutti gli europei”.

Scusandomi ancora per questa citazione di me stesso, parlavo della necessità di una europeizzazione delle coscienze e delle persone, che si nutre di riti e di cerimonie ma anche di impegni e sacrifici comuni, come era già successo, per la nazionalizzazione delle masse. Ma mentre la nazionalizzazione delle masse era stata impiegata nella guerra e nella creazione dei regimi totalitari, l’europeizzazione delle coscienze deve essere usata per difendere i nostri valori e la qualità di vita che siamo riusciti a realizzare fino ad ora, ivi compresa la welfare society e il green new deal, basate sulla libertà e la giustizia, sia sociale che climatico-ambientale.

Uno dei grandi modelli di interpretazione della storia universale è quello proposto dallo storico inglese A. Toymbee, basato sul modello sfida-risposta. Le civiltà non tramontano, come voleva Spengler, perché si invecchiano come ogni altro organismo, dopo aver raggiunto il loro massimo splendore. No, ogni civiltà sopravvive se è capace di rispondere alle sfide che il nuovo ambiente le lancia. È famosa la tesi di Renan che nel rispondere alla domanda “che cos’è una nazione?”, diceva che essa è un plebiscito quotidiano. Questa riposta è valida anche per l’Unione Europea: che cos’è l’Europa? Un impegno quotidiano per essere fedeli ai suoi valori.