A CHI INTERESSA LA BIODIVERSITÀ? LA COP 16 DI ROMA PASSA SOTTO SILENZIO

 Il Limite / RANIERO REGNI / 192

 Qualcuno ha detto, con feroce ironia, che la nostra società sembra ora più preoccupata di arrivare alla fine del mese che della fine del mondo. Un fatto recente sembra dare ragione a questo cinico realismo. Si è svolta a Roma dal 25 al 27 febbraio la COP 16 sulla biodiversità e quasi nessuno se ne è accorto. La nota Conference of Parties (COP) si concentra, da una parte, sul clima e dall’altra sulla biodiversità. Quella di cui stiamo parlando si era interrotta in Colombia senza raggiungere alcun accordo. A Roma invece è stato varato un nuovo fondo mondiale per proteggere la biodiversità, un fondo imponente di 200 miliardi di dollari all’anno fino al 2030. Si sono varati poi anche una serie di indicatori con cui misurare i progressi o i regressi nel campo della biodiversità. E gli indicatori sono strumenti molto importanti perché sono condivisi internazionalmente e possono misurare un allontanamento o un avvicinamento rispetto agli obiettivi previsti.

Le azioni da intraprendere per salvare la biodiversità si sono incentrate soprattutto sulla biodiversità marina. Non dobbiamo dimenticare infatti che gli oceani rappresentano il 90% della biosfera e sono gli habitat più in pericolo, in quanto rappresentano la principale fonte d biodiversità del pianeta.

Ad una conferenza internazionale di portata globale così importante (nonostante l’assenza degli Stati Uniti), organizzata in Italia, il nostro paese non ha mandato nessuno all’inaugurazione e, solo dopo le proteste della stampa, è arrivato un sottosegretario all’Ambiente. Questo è un indicatore che sottolinea il disinteresse del nostro governo per la tematica ambientale. È tipico delle forze politiche che si ispirano al populismo, presto imitate anche dalla politica in genere dei nostri giorni, la tendenza a seguire e non guidare il popolo. Sondarne e sfruttarne gli umori e non proporre mete di medio e lungo periodo da raggiungere, mete che siano importanti per tutta la collettività. Adesso la preoccupazione per l’ambiente sembra andare verso i minimi storici e i nostri politici seguono l’onda. Un tema che coinvolge tutti sembra che non interessi a nessuno o solo a pochi. Ma i fatti hanno la testa dura e il riscaldamento climatico continua a mietere i suoi record e le sue vittime, come l’inquinamento, l’invasione delle specie aliene e i danni delle attività antropiche.

Il nostro paese è uno dei territori più ricchi di biodiversità e un ritardo nell’applicazione degli accordi è un danno che facciamo al nostro paese. Un patrimonio che dovremmo proteggere se vogliamo davvero definirci “patrioti”. Considerando che un milione di specie rischiano l’estinzione, la finanza innovativa per la conservazione della natura selvatica non è mai apparsa tanto urgente. Non a caso il 3 marzo è la giornata mondiale della natura selvatica.

La conservazione e il ripristino degli ecosistemi sono obiettivi fondamentali. Molte industrie dipendono dallo sfruttamento delle risorse naturali e dovrebbero versare almeno una piccola parte dei loro profitti (l’1 %) per mantenere la biodiversità.  Oggi, ad esempio, tra le cinquantamila e le settantamila specie di piante sono usate nella produzione di farmaci.  Una vera ricchezza che dovremmo conoscere, amare e imparare a rispettare.

Anche noi, come i fatti, abbiamo la testa dura, e continuiamo a segnalare la crucialità di questi argomenti sia a livello locale e che globale.