Chi attenta alla salute infantile? Bambine/i e inquinamento chimico

 Il Limite / RANIERO REGNI / 190

Da molti anni, chi scrive, si occupa di infanzia e educazione ed è convinto che, nonostante gli innegabili progressi, ci sia ancora una fondamentale incomprensione da parte della società degli adulti nei confronti del popolo dei bambini. I bambini sono infatti facili da amare ma difficili da capire, perché noi adulti li vediamo sempre dalla nostra prospettiva. Forse anche per questo abbiamo creato città, strade, piazze, case, ambienti in generale, non adatti a loro. Non solo, l’adultocentrismo compare dove meno te lo aspetti. Ad esempio, quando si testano le fonti di inquinamento per stabilire i minimi tollerabili, anche la scienza prende come riferimento tipo quello di un maschio adulto di settanta chili. Ma noi sappiamo benissimo che per un bambino piccolo di pochi chili o addirittura per un feto non esistono limiti accettabili, per esempio, per l’esposizione ai metalli pesanti come il mercurio, il cadmio ed altra bella compagnia, che sono prodotti tipici di molte industrie pericolose come quelle del cemento e dell’acciaio. I bambini sono gli esseri più sensibili e in quanto tali i più suscettibili all’inquinamento.

Ieri è stata celebrata la Giornata mondiale contro il cancro infantile, malattia che è in vertiginoso aumento. Istituita dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità, quella stessa benemerita istituzione da cui Trump vorrebbe far uscire gli Stati Uniti!), “si tratta”-  come recita il manifesto dei promotori –  “di un momento globale per sensibilizzare l’opinione pubblica sui tumori infantili e per esprimere sostegno a bambini e adolescenti con il cancro, a coloro che sono guariti e a tutte le loro famiglie”.   Purtroppo, il cancro infantile continua a essere la principale causa di morte correlata ad una malattia non trasmissibile nei bambini di tutto il mondo.

Perché la loro incidenza e prevalenza sono in aumento? Perché questo accade? Perché le malattie non trasmissibili (NCD) sono oggi le principali cause di malattia e morte nei bambini? La causa è sicuramente ambientale. Una risposta interessante e preoccupante la si trova nel numero di gennaio del “The New England Journal of medicine”, una delle più importanti riviste mediche del mondo. Più di trenta ricercatori, provenienti da eminenti centri di ricerca (tra cui anche l’italiano Istituto Ramazzini di Bologna), membri del Consorzio per la salute ambientale dei bambini, hanno pubblicato un rapporto intitolato Manufactured Chemicals and Children’s Health — The Need for New Law. Prodotti chimici fabbricati e salute dei bambini – La necessità di una nuova legge. In questo studio fondamentale si legge che le ricerche emergenti collegano molteplici malattie non trasmissibili nei bambini a sostanze chimiche sintetiche prodotte. Si stima che circa 350.000 sostanze chimiche prodotte, miscele chimiche e materie plastiche siano attualmente elencate negli inventari globali. La maggior parte è derivata da combustibili fossili: gas, petrolio e carbone. La produzione è aumentata di 50 volte dal 1950, sta attualmente aumentando di circa il 3% all’anno e si prevede che triplicherà entro il 2050.

L’inquinamento ambientale e l’esposizione umana sono diffuse. Tuttavia, la produzione di prodotti chimici sintetici e plastiche è soggetta a pochi vincoli legali o politici.

A differenza dei prodotti farmaceutici, i prodotti chimici sintetici vengono immessi sul mercato con una scarsa valutazione preventiva del loro rischio e quasi senza nessuna sorveglianza post-marketing per effetti avversi sulla salute. Meno del 20% è stato testato per la tossicità e ancora meno per gli effetti tossici nei neonati e nei bambini. Le associazioni tra sostanze chimiche ampiamente utilizzate e malattie nei bambini continuano a essere scoperte con frequenza angosciante ed è probabile che ci siano altri collegamenti ancora sconosciuti. Proteggere i bambini dai pericoli delle sostanze chimiche richiederà una radicale riforma della legge attuale e una ristrutturazione dell’industria chimica per dare priorità alla salute dei bambini.

Negli ultimi cinquant’anni, i tassi di malattie non trasmissibili (NCD) nei bambini sono aumentati drasticamente. L’incidenza dei tumori infantili è aumentata del 35%. I difetti riproduttivi maschili sono raddoppiati in frequenza. I disturbi dello sviluppo neurologico colpiscono ora 1 bambino su 6 e il disturbo dello spettro autistico viene diagnosticato in 1 su 36.  L’asma pediatrica è triplicata. L’obesità pediatrica è quasi quadruplicata e ha determinato un forte aumento del diabete di tipo 2 tra bambini e adolescenti.

La cosa ancora più grave, scrivono i ricercatori, è che mentre si assiste a questo aumento nei bambini, negli adulti, al contrario, la malattia, la disabilità e la morte dovute a malattie cardiovascolari, ictus e molti tumori sono diminuite. Leggiamo ancora nell’articolo citato che, le sostanze chimiche tossiche possono attraversare la placenta e i bambini sono molto più vulnerabili alle sostanze chimiche tossiche rispetto agli adulti. Queste scoperte hanno creato le fondamenta intellettuali per il campo della pediatria ambientale, nota anche come salute ambientale dei bambini.

Che fare? L’articolo, che riporta la ricerca che abbiamo in piccola parte esposto e su cui dovremo ritornare anche la prossima settimana, propone anche una ricetta per il cambiamento. La salvaguardia della salute dei bambini contro le sostanze chimiche sintetiche prodotte richiederà di spostare la legge sulle sostanze chimiche verso un approccio più precauzionale, dando priorità alla protezione della salute rispetto alla produzione senza vincoli di sostanze chimiche e materie plastiche. Di nuovo, l’inascoltato principio di precauzione, che oggi sembra caduto nel dimenticatoio!