Il Limite / RANIERO REGNI / 179
Il Limite 179
| La nostra capacità di fare è enormemente superiore alla nostra capacità di prevedere gli effetti del nostro fare
G. Anders |
Intelligenza Artificiale (IA): di che cosa si tratta? Anche volendo iniziare semplicemente con una definizione, scopriamo subito la complessità dell’argomento. Pur essendo nota la confusione che circonda il termine IA, si tratta della realizzazione e dell’utilizzo di massa di macchine o sistemi capaci di simulare il pensiero umano, impiegando forme di reti neurali artificiali, modelli computazionaliispirati al funzionamento del cervello umano, capaci di simulare il pensare, lo scrivere, il vedere, il parlare, il prendere decisioni, tutte abilità proprie dell’essere umano. Facendolo per di più in maniera autonoma, apprendendo ad apprendere continuamente, dopo essere state allenate, apprendendo dati non esplicitamente programmati. Usando l’apprendimento automatico, la simulazione delle reti neurali, l’apprendimento profondo, l’IA può agire senza il controllo degli umani, può apprendere e implementarsi, a monte e a valle, con altre macchine.
L’IA si presenta oggi come una struttura algoritmica così complessa e profonda il cui funzionamento sfugge ai suoi stessi progettisti. La chiamano black box, ovvero una scatola nera, un processo dove non c’è luce, ovvero dove l’in-put non rende prevedibile l’out-put. Qualcosa che assomiglia davvero alla mente umana, diversa da tutte le applicazioni informatiche realizzate sino ad oggi. Gli ingegneri non possono guardare dentro la macchina e capire che cosa sta succedendo. Essi stessi non sanno che cosa il computer fa in ogni circostanza e non possono prevederne i percorsi.
Una delle caratteristiche dell’IA è la sua ubiquità applicativa. Si tratta infatti di una tecnologia general porpose e omni-use, una tecnologia “tuttofare”, ovvero capace di essere potenzialmente applicata ad ogni settore, qualcosa che ricorda l’energia elettrica o l’elettronica. Una metatecnologia generatrice di altra tecnologia. “Chiunque abbia un obiettivo riceverà un grosso aiuto nel realizzarlo”, come sintetizza M. Suleyman. Non è una cosa, è un campo interdisciplinare in grado di sviluppare macchine capaci di svolgere compiti che fino ad ora solo l’intelligenza umana poteva svolgere. “I grandi modelli linguistici – scrive M. Suleyman, uno dei protagonisti di questa ondata di innovazione tecnologica – vi consentono di conversare con una IA di qualunque argomento, con un linguaggio fluente e naturale. Nei prossimi due anni, qualunque lavoro facciate, avrete modo di consultare un esperto on demand…Avrete a disposizione tutte le conoscenze, le best practice, i precedenti e la potenza computazionale, tagliati su misura per voi, adattati alle circostanze e alle vostre esigenze specifiche, in maniera istantanea e gradevole”.
Un altro aspetto strabiliante e al tempo stesso inquietante è che l’IA si sta impadronendo del linguaggio umano. Con l’IA possiamo interloquire scrivendo o parlando. È una macchina che simula il linguaggio umano che è, sostanzialmente, l’essenza della nostra umanità.
Certo, possiamo obiettare che l’intelligenza non è il pensiero. Il pensiero umano è molto più complesso e coinvolge la saggezza, i valori, i sentimenti, la coscienza, che la macchina non possiede, anche se li può simulare. E poi non ha un corpo.
L’IA sembra possedere tutte le caratteristiche di una vera e propria transizione epocale, una frattura storica, qualcosa di più grande di una rivoluzione industriale, una vera e propria soglia di civiltà, dopo la quale niente rimarrà lo stesso. Faccio due esempi. L’IA ci mette a disposizione una quantità di cose necessarie per la vita. Nel 2019 la mappatura delle proteine, uno degli obiettivi fondamentali per costruire le medicine avanzate, personalizzate, medicine su misura, avrebbe impiegato la ricerca fino alla fine secolo. Con l’IA in solo quattro mesi si è riusciti a mappare tutte le proteine esistenti e già oggi escono nuove medicine che si avvalgono di questa ricerca.
Secondo esempio. L’IA rappresenta un’innovazione che promette di rispondere ai nuovi bisogni di una popolazione mondiale in costante crescita, bisognosa non solo di cibo, ma affamata di tecnologia e di profitti. Potrebbe rappresentare un alleato per rispondere alle sfide epocali, e dal possibile esito catastrofico, come il riscaldamento globale. Ma poi, come sostiene Suleyman, “nessuno dovrebbe illudersi che la tecnologia sia una risposta quasi magica a un fenomeno sfaccettato e complesso come il cambiamento climatico”. Lo stesso Suleyman, che è uno dei maggiori esperi dell’IA lancia anche un ammonimento, ha scritto che questa tecnologia è così potente che non ci si può comportare nei confronti del suo uso come ci si è comportati con le altre forme recenti di innovazione, vedendo i danni e poi cercando successivamente di correggerli. Questa volta è necessario un vero e proprio contenimento preventivo. La risposta giusta non è né il luddismo antitecnologico né il semplice lasciar fare adattandosi e correggendo successivamente i lati negativi, ma adattare la tecnologia alle esigenze umane preoccupandosi anche delle conseguenze a più lungo termine.
L’IA ci propone due scenari, uno distopico-indesiderabile, in cui gli umani verranno sopraffatti dalle proprie creazioni, e produrranno la barbarie. Ed uno utopico-desiderabile, in cui può aumentare la consapevolezza, la saggezza e il benessere per l’intera umanità. Davvero una sfida epocale.






