RICCHEZZA, POVERTA’ E DEBITO ECOLOGICO

 Il Limite / RANIERO REGNI / 177

 

Creare una sfera di vita in cui il danaro abbia meno valore, per impedire che chi ha il denaro concluda di essere superiore

Lasch, La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia

 

 È un dato noto a tutti dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto Oxfam 2024, Diseguglianza. Il potere al servizio di pochi, che “la ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita. In Italia, a fine 2022, l’1% più ricco era titolare di un patrimonio 84 volte superiore a quello detenuto dal 20% più povero della popolazione, la cui quota di ricchezza nazionale si è dimezzata in un anno”.  Per anni questa organizzazione mondiale no profit batte sul tema della diseguaglianza che si sta sempre più estremizzando. Tutti i teorici del pensiero liberal-democratico hanno sempre sostenuto che il regime democratico è incompatibile con una grande diseguaglianza o, detto in altri termini, l’eguaglianza civica e sociale presuppone almeno una buona approssimazione di eguaglianza economica. Il ceto medio, con i suoi valori di fiducia in se stessi, di senso di responsabilità, di capacità di iniziativa, unite ad una certa proprietà, ha sempre costituito l’asse portante dei regimi democratici e della società civile che li sorregge

Aveva ragione il grande studioso statunitense, C. Lasch, quando nella sua ultima opera, per molti versi profetica del 1994, da cui abbiamo preso anche l’esergo di questo articolo, scriveva, “la condanna morale dell’eccesso di ricchezza deve informare ogni difesa della libertà di mercato e che questa condanna morale dev’essere sostenuta con un’azione politica concreta”. Su questo tema è tornato anche il premio Nobel per l’economia di quest’anno, D. Acemoglu, ponendosi due fondamentali domande: alcuni individui avranno sempre più potere di altri, ma quand’è che il potere diventa troppo? E poi: perché chi ha centinaia di milioni di dollari dovrebbe aver bisogno di altre centinaia di milioni?  Le due domande sono importanti e sono collegate dal fatto che oggi siamo trascinati dalla mentalità che ricchezza significhi status, per cui i grandi oligarchi della tecnologia mondiale, ad esempio, possono pensare di essere superiori. Come scrive Acemoglu, “è difficile credere che la ricchezza possa essere un perfetto strumento di misura del merito e della saggezza”.

La ricchezza, quando è estrema, è sempre in qualche modo arbitraria e, per certi versi, sempre un po’ ingiusta. Oggi è aggravata dal fatto che contemporaneamente all’aumento della diseguaglianza economica si incrocia con la diseguaglianza climatica, ovvero con il fatto che sarà la parte più povera del mondo a pagare il prezzo più alto per la crisi climatico-ambientale.

Fino a qualche anno fa ci ripetevamo in Italia, che i nostri figli nascevano già con un debito molto forte dovuto all’indebitamento pubblico dello stato. Oggi il debito pro capite è aumentato ancora e a questo debito si aggiunge anche un debito climatico che pagheranno sempre le prossime generazioni.

Anche di questi temi si sta parlando alla Cop 29 in corso a Baku (capitale di uno dei petro-stati!), mentre si annuncia l’uscita degli USA dagli accordi di Parigi sulla limitazione del riscaldamento globale. Il debito continuerà così ad aumentare ancora. Ma forse noi, come anche di fronte a molti altri problemi apparentemente insolubili, abbiamo deciso di non pensarci.