Home La Rivista CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? A VASTO: INCENERITO L’ABECEDARIO PEDAGOGICO

CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? A VASTO: INCENERITO L’ABECEDARIO PEDAGOGICO

Editoriale / PIERLUIGI PALMIERI / 240

Questa domenica non è una giornata di festa. Questo 8 marzo non è una festa “giusta”! La donna Catherine Birminghan è stata violentata nel ruolo di madre e svalutata nel ruolo di e ducatrice a seguito di un ordine del Tribunale dei Minori dell’Aquila. La decisione è stata provocata dalla richiesta degli operatori della Casa Famiglia di Vasto dove i suoi tre bambini sono stati trasferiti (nel caso specifico sarebbe più corretto dire “rinchiusi”)  il 20 novembre dello scorso anno. In linea con quello dell’Assistente Sociale che aveva avviato la procedura di sospensione della genitorialità di Nathan e Catherine, oggetto peraltro di ricusazione da parte dei legali della coppia,  gli “esperti” della struttura hanno ritenuto di dover chiedere al Tribunale l’allontanamento della mamma dai figli, A loro dire, la donna avrebbe creato una situazione di grave pregiudizio per lo sviluppo dei minori. Durante il soggiorno Catherine avrebbe assunto atteggiamenti ostili e svalutanti educatori e operatori, offrendo scarsa collaborazione con i programmi educativi, il che avrebbe causato episodi di aggressività dei minori verso il personale. Inoltre il tribunale avrebbe (il condizionale è d’obbligo perché non dispongo del testo originale dell’ordinanza) posto al centro della sua decisione ragioni di diritto, tornando sul fatto che la condotta dei genitori ha intenzionalmente violato gli obblighi scolastici. Questo fatto contribuisce ad alimentare vieppiù la mia diffidenza vesso l’attuale sistema di “tutela” dei minori. Ammesso e non concesso che da parte dell’autorità giudiziaria ci sia la volontà di prevenire  il rischio di pregiudizio psicologico per i bambini, che avrebbero perfino aggredito un’educatrice, perché non considerare che questo rischio e questa aggressività siano derivati proprio dallo strappo dall’ambiente naturale in cui sono cresciuti?. E perché non considerare che Catherine abbia “sbroccato” con gli educatori proprio perché l’inserimento  “coatto” in una struttura  contrasta con il suo credo pedagogico che  si basa sull’immersione nel mondo della natura. Lei era fuggita da un sistema “inquinato” proprio per “tutelare” i propri figli  .

Sorrisi e disperazione, come cambia il destino di una madre

La convivenza forzata con chi sostiene di applicare i comandamenti giuridici della tutela dei minori e nega  la tua libertà di pensiero e di scelta educativa non può produrre altro che opposizione. I tre bambini sono cresciuti assorbendo il valore della natura e del contatto con gli animali, con un sistema di “istruzione”  anomalo ma non illegittimo, che vede nel bosco e nei prati i sostituti dell’aula. Non ha “orario” scandito dal suono della campanella, né un diario elettronico, né la scansione trimestrale o quadrimestrale. Ma guarda caso è previsto dall’ordinamento scolastico italiano. Legge contro Legge?

Leggo su The SocialPost.it  (scelto tra i tanti media perché il titolo comprende la parola social) che “la figlia maggiore, di nove anni, mostra lacune tali da non aver ancora pienamente acquisito le basi della letto-scrittura, nonostante le potenzialità dei bambini siano emerse chiaramente nei momenti in cui sono stati lasciati liberi di interagire con il personale educativo, mostrando entusiasmo e capacità di apprendimento”. Questo brano, se letto con gli occhi attenti  del pedagogista, (dovesse corrispondere a quanto effettivamente riportato nell’ordinanza), basta a respingere il provvedimento  al mittente. Contiene infatti un boomerang concettuale che torna violentemente indietro: a nove anni la figlia maggiore mostra “lacune tali da non aver ancora pienamente acquisito le basi della letto-scrittura”. E’ questa la classica formula burocratica con cui si sentenzia il livello di “istruzione” raggiunto con lo scrutinio nelle scuole. Peccato che la bambina sia stata valutata positivamente dalla scuola pubblica al termine dei tre anni di istruzione genitoriale!  Ma che fretta c’è !. In effetti c’è un altro boomerang in quel brano: si dice che “le potenzialità dei bambini siano emerse chiaramente nei momenti lasciati liberi di interagire con il personale educativo, mostrando entusiasmo e capacità di apprendimento”. Le potenzialità  dei bambini sono quindi emerse dopo 100 giorni  grazie alla “competenza specifica” di un avvocato tutore, di un’assistente sociale  e di specialisti dalla competenza indiscutibile.., Erano state quindi represse dalla madre quando ha scelto di far ricorso  alla didattica della natura?  Ci saranno pure degli articoli di legge che hanno consentito agli operatori della Casa Famiglia con evidenti  “capacità genitoriali” .di provocare questa decisione, ma anteporre la rigidità normativa al rispetto della  sensibilità infantile  è avvilente.   Sono stati messe sul rogo migliaia di pagine scritte a sostegno dell’infanzia e della loro “mente assorbente” e perfino l’Abecedario della pedagogia e della psicologia è stato ridotto in cenere. il dilemma? Natura o clausura. Ma oggi  La Rivista di Centralmente, a parte questo mio  editoriale, offre ai propri lettori un articolo di Raniero Regni che spero arrivi alle orecchie di chi non vuole intendere.  Non cita esplicitamente “la casa nel bosco”  ma il titolo è emblematico: Davanti agli schermi o immersi nella natura? Qui sotto il link,Buona lettura

(DAVANTI AGLI SCHERMI O IMMERSI NELLA NATURA? – Centralmente)

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