FARE LA PACE CON LA NATURA FARE LA PACE CON I BAMBINI

 Il Limite / RANIERO REGNI / 225                      

 Si dice che la prima vittima della guerra sia la verità, ma la seconda sono sempre i bambini. Oggi vediamo bene cadere queste due vittime in ogni campo di battaglia. La verità sulle guerre in corso e sui genocidi in atto viene messa continuamente in discussione dalla disinformazione e amplificata dai social che oramai ci hanno spinto in un ‘era di post-verità. Ci sono più di cinquanta guerre in corso e i bambini ne sono le vittime più innocenti. I bambini sono innocenti, per definizione. Innocente, etimologicamente, significa colui che “non nuoce”, dal latino “in-nocens”. Il bambino non solo non ha colpe passate ma non può averne in assoluto. Oggi, secondo l’Unicef, un bambino su sei nel mondo vive in una zona di guerra. In Ucraina oltre 2.400 bambini hanno perso la vita, altre migliaia sono stati sottratti alle loro famiglie e condotti in Russia. A gaza l’Unicef dice che 18.430 minori sono stati uccisi o gravemente menomati. In molti conflitti i bambini vengono addirittura schierati come soldati.

Ma questi numeri, così grandi e così crudeli, non dicono in realtà tutto l’orrore. Che succederà tra venti anni ai bambini e alle bambine che pure sono sopravvissuti alle guerre? Quel trauma subito che cosa provocherà nell’anima dei sopravvissuti? Certo il cuore umano è misterioso, ma si può prevedere che la catena intergenerazionale del male sarà rafforzata da queste esperienze. Perché è molto più provabile trasformare in male agito il male subìto, che trasformarlo in bene. È stato detto che la guerra è un “infanticidio differito”, perché tra vent’anni quei bambini, diventati adulti potrebbero armare altri conflitti di ogni genere.

Nonostante questo, il 20 novembre si è celebrata in tutto il mondo la giornata dei diritti dei bambini e degli adolescenti, che ricorda la carta ONU del 1989, sottoscritta da quasi tutti gli stati del mondo. È stato detto che “sicuramente è il trattato più ratificato ma forse anche il meno rispettato della storia”.

C’è bisogno di pace, di un cessate il fuco generalizzato. Ma poi questa pace non basta. Non possiamo chiamare infatti pace quella in cui la guerra è semplicemente da un’altra parte. Non è vera la pace senza assenza di guerre. Per i bambini questa pace “negativa”., deve essere accompagnata da quella che Montessori chiamava la pace positiva. Ovvero la soddisfazione di tutte le fondamentali tendenze umane positive presenti nel bambino sin dalla nascita. La vera arma della pace, sempre seguendo la lezione di Montessori, è l’educazione. Non la “pedagogia nera” della violenza e della sopraffazione nei confronti dei più deboli, ma una forma di ascolto e soddisfazione dei bisogni infantili. E questa è molto più difficile da raggiungere. Ecco perché, pur volendo tutti la pace, questa non si raggiunge mai. Per fare la pace nella società degli adulti bisogna fare la pacer con il popolo die bambini del mondo intero, soddisfacendo tutti i diritti sanciti dalla carta dell’Nazioni Unite.

Quello con i bambini è un conflitto sordo e millenario, che è la vera causa di tutti gli altri. Anche dell’altro conflitto in atto, che appare come la più grande minaccia che la nostra specie abbia mai affrontato nella sua storia, ovvero il riscaldamento globale, la crisi climatica e ambientale in atto. Ed in questi giorni si sta cercando a Belém, in Brasile, di raggiungere un accordo. Ma oramai è chiaro che si dovranno affrontare le conseguenze già in atto di un cambiamento catastrofico, per attenuarne gli impatti. Eppure, molti governi, presenti alla Cop30 giuocano ancora con il fuoco cercando di dilazionare, di portare a casa qualche deroga, di far accettare, come cerca di fare il nostro povero ministro dell’ambiente, i biocombustibili. Una balla spaziale che vorrebbe far passare come contributo alla decarbonizzazione dell’economia. E, questo è solo un esempio, di come stiamo giocando letteralmente con le sorti del pianeta e dell’umanità. La giusta transizione che ci cerca di raggiungere tra paesi ricchi e paesi poveri, che  è uno dei temi cruciali in   discussione, sembra anch’essa un’azione troppo timida, che non risponde alle necessità. Vedremo tra qualche giorno quali saranno i risultati raggiunti.

La causa dell’infanzia e quella della natura hanno molti elementi in comune. Sono parti di un’unica lotta per amore del futuro. Un futuro migliore per gli umani e per la Terra. Le buone notizie su questi due fronti sono poche ma, come diceva A. Camus, “l’unica grandezza dell’uomo sta nel battersi contro ciò che lo supera”. Anche per questo è sempre possibile una svolta. Come accade in un bel film , La vita va così, che, sarebbe una storiella edificante soltanto se non fosse invece un fatto vero. Nella sua causa vincente, il pastore sardo, che resiste alla irragionevole proposta di cementificazione delle coste della sua meravigliosa isola. impone un limite a chi vorrebbe a tutti costi lo sviluppo. Nel film, viene citato il verso di una bellissima canzone del cantautore statunitense, il grande Leonard Cohen: “c’è una crepa in ogni cosa, ed è di lì che entra la luce”. E la scena finale in cui tutti gli abitanti, pur contrari alla irriducibile resistenza del pastore, fanno il bagno assieme snella spiaggia che rimane incontaminata, perché il mare è di tutti.