La pratica artistica di Isabella Costabile (New York, 1991 che vive e lavora tra Zurigo e Grosseto) si situa nel punto di incontro tra gesto manuale e pensiero ecologico, tra la memoria della terra e l’immaginazione del cosmo. La sua opera nasce dall’urgenza di attribuire una nuova dignità alla materia scartata — residui plastici, rottami metallici, tessuti dismessi, frammenti organici — che diventa veicolo di racconto e di mitologia contemporanea. In questo processo di rigenerazione, la materia non è più semplice supporto, ma soggetto attivo, portatrice di una memoria, di un’energia e di una possibilità di metamorfosi.

L’impiego di materiali di scarto inscrive il lavoro di Costabile in una genealogia che attraversa la storia dell’arte del secondo Novecento: dal Nouveau Réalisme di Arman e César, in cui l’oggetto industriale veniva elevato a monumento dell’epoca dei consumi, all’Arte Povera italiana, che restituiva al gesto artistico una dimensione di precarietà e di autenticità attraverso l’uso di materiali comuni. Tuttavia, la posizione di Costabile si distingue per la distanza da ogni nostalgia o ideologia della “povertà” della materia: il suo riciclo è poetico e relazionale, più vicino alle sensibilità post-umane e eco-femministe che hanno segnato la riflessione estetica degli ultimi decenni.

Il frammento, nel suo lavoro, non è più testimonianza di perdita, ma occasione di racconto, materia vivente che diviene corpo, figura, simbolo. Le sue sculture, totemiche e organiche, sembrano emergere da un paesaggio ibrido — tra la campagna maremmana e un pianeta lontano — in cui le categorie di naturale e artificiale, umano e non umano, terrestre e celeste, si dissolvono.

In Santa Maremma (2016), lavoro emblematico del suo percorso, Costabile intreccia la memoria della terra d’origine con una visione cosmica e metamorfica. Il titolo stesso, che unisce l’invocazione dialettale a un tono sacrale, traduce la volontà dell’artista di sacralizzare il quotidiano e di riconoscere nella materia una forza primordiale. La Maremma diventa qui non tanto luogo geografico quanto metafora di una spiritualità terrestre, di un rapporto con il paesaggio fondato sull’ascolto, sulla cura e sulla reciprocità.

L’artista guarda al territorio come a un archivio di simboli: la campagna, con la sua lingua e i suoi gesti, è la matrice da cui emergono figure che sembrano appartenere a una civiltà altra, a metà tra archeologia e fantascienza. Le sue “sacerdotesse” e “creature extraterrestri” sono al tempo stesso idoli arcaici e presenze del futuro, simulacri di un mondo che unisce rito e gioco, memoria e invenzione.

Nelle opere più recenti, raccolte sotto il titolo Senza titolo, l’artista approfondisce la dimensione processuale della trasformazione. Il materiale scartato — plastica, ferro, stoffa, gomma — diviene oggetto di un lavoro di cura e di ascolto. Ogni frammento conserva le tracce del tempo e delle manipolazioni precedenti, ma viene reinserito in un ciclo vitale diverso, come in un atto di resurrezione. La materia stessa è investita di un potere narrativo: si comporta come un corpo in transito, un’entità capace di mutare, di adattarsi, di rigenerarsi. Questo sguardo sulla resilienza materiale riflette un atteggiamento etico nei confronti del mondo, che riconosce valore e dignità a ciò che è stato espulso dal ciclo produttivo o simbolico. È qui che l’opera di Costabile si allinea con le teorie contemporanee delle ecologie del pensiero (da Donna Haraway a Rosi Braidotti), dove la creatività è intesa come pratica di connessione e coesistenza.

Il lessico formale di Costabile oscilla tra il fantastico e il rituale. Le sue opere sembrano reperti di civiltà immaginarie, testimonianze di un’umanità che ha attraversato catastrofi e mutazioni. Questa tensione verso la fantascienza e il mitonon è evasione, ma strategia critica: attraverso l’invenzione di mondi altri, l’artista costruisce una lente per osservare il presente e le sue contraddizioni.

In un contesto storico in cui la crisi ecologica, sociale e culturale richiede nuove narrazioni, la scultura di Costabile diventa uno spazio di immaginazione riparativa. Le sue creature, sospese tra ironia e sacralità, ci parlano della possibilità di un futuro che non nega le rovine del passato, ma le trasforma in semi di rinascita.







