Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/223
“La giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che oggi celebriamo è momento di ricordo e di espressine della riconoscenza del Paese per quanto i cittadini in uniforme fecero, combattendo per fare l’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace”. Se non si tenesse conto di questo ineludibile postulato fissato dall’attuale Presidente della Repubblica, nel messaggio inviato al Ministro della Difesa il 4 novembre scorso, non varrebbe la pena affrontare l’argomento sulla opportunità o meno di tornare a riconoscere la ricorrenza del 4 novembre come festività nazionale. Il fatto che i cittadini che lavorano e che studiano non siano autorizzati a sospendere le loro attività comporta che le manifestazioni celebrative del giorno in cui è entrato in vigore l’Armistizio tra l’Italia e l’Impero austro-ungarico nel 1918 che pose fine per il nostro Paese alla prima guerra mondiale, si svolgano con una partecipazione di popolo ridotta. Quella dell’Unità nazionale è una “festa” ma non una vera e propria “festività”. A questa di distinzione lessicale sottende un problema di carattere solo parzialmente politico, visto che sulla volontà di onorare la memoria di chi ha combattuto e ha sacrificato la propria vita per la redenzione di Trento e Trieste è apparsa abbastanza trasversale sugli scranni del Parlamento italiano. Le proposte di legge favorevoli al ripristino della festività si sono arenate nelle stanze delle commissioni parlamentari per motivi di carattere prevalentemente economico. La problematica infatti è stata affrontata sin dall’inizio della legislatura in corso ma il 1 marzo dello scorso anno è stata approvata la Legge n.27, i cui 4 articoli, di cui qui sotto riporto lo stralcio, ad un’attenta lettura, dicono chiaramente (parafrasando Manzoni) che “ questa festività non s‘ha da fare”. Basta quindi la “festa”. Da più parti si sostiene che in occasione di festività come la Festa della Liberazione del 25 aprile o la Festa dei lavoratori del 1° maggio, la gran parte delle attività lavorative è ferma, con oneri a carico dello Stato e/o dei privati e chi lavora durante queste giornate, tra cui rientrano tutte le domeniche, ha diritto a una maggiorazione sulla propria retribuzione. Ebbene mi permetto di ribadire che le centinaia di migliaia di giovani che “in uniforme fecero, combattendo per fare l’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace”, una “festività” se la sono guadagnata sul campo di battaglia. Quelle gesta e quelle morti hanno un valore incommensurabile e avrebbero dovuto rinfrescare la memoria ai nostri parlamentari. Evidentemente Ucraina e Gaza “non docent“. E va bene, resta la “festa”, e la possibilità di “ promuovere e organizzare cerimonie, eventi, incontri, conferenze storiche, mostre fotografiche e testimonianze sui temi dell’Unità nazionale, della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica, anche con riferimento alle specificità storiche e territoriali” (ex art. 3 della legge 27/2024). Ma, senza alcuna malizia, mi domando se si promuovono e si organizzano le cerimonie, gli eventi, gli incontri, le conferenze e quant’altro mentre i lavoratori restano sul posto di lavoro, la partecipazione di popolo non viene in qualche modo conculcata?
E, aggiungo, chi altro se non la stragrande maggioranza dei cittadini sensibili e rispettosi della memoria, può dare un’esemplare lezione di civiltà a quegli sprovveduti che mascherati da pacifisti organizzano, come a Monza il 4 novembre scorso, contromanifestazioni in occasione della “Festa” dell’Unità nazionale e delle Forze Armate?.
So bene che le mie sono domande retoriche. Allora mi accontento di aver partecipato alla Cerimonia organizzata dalla Sezione dell’Unione Ufficiali in Congedo d’Italia, per onorare il “107 anniversario di quell’armistizio del 1918”, nella piazza principale di Avezzano e , per informare i tanti che non hanno potuto partecipare di riportare l’estratto il resoconto pubblicato sul sito della stessa UNUCI. Onorato per essere stato, per l’occasione, alfiere dell’Associazione Granatieri di Sardegna, di aver sfilato , con tanto di Basco del Primo Reggimento e del collare con gli alamari, a fianco delle “colonnelle” delle altre associazioni d’arma, Ho “presentato” il vessillo in chiesa durante l’ostensione in occasione e davanti al Monumento ai caduti in occasione del “Silenzio” provando i consueti brividi, accentuati dal canto dell’Inno da parte dei bambini di “alcune” delle scuole cittadine. .
COMUNICATO UNUCI Martedì 4 novembre 2025 Martedì 4 novembre 2025Cerimonia per la commemorazione del 107° anniversario della vittoria della 1^ Guerra Mondiale, celebrazione della giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. |
La cerimonia, come negli anni scorsi, è stata organizzata nei particolari dal 1° Capitano Floriano Maddalena (Presidente della Sezione UNUCI e del Consiglio Permanente delle Associazioni d’Arma di Avezzano) con la collaborazione dei funzionari dell’ufficio di Gabinetto del Sindaco.
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