PENSARSI COME COMUNITÀ: CER, LE COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI.

 Il Limite / RANIERO REGNI / 219 

 Appartenenza, quella che qualcuno chiama anche “restanza”, ed erranza sono i due poli dell’esistenza umana. La casa, l’alleanza, la radice, il bisogno di appartenenza, da una parte; il viaggio, l’apertura dell’orizzonte, il bisogno di libertà, dall’altra. Tra questi due poli ci muoviamo oggi in maniera continua e contraddittoria. Però la dimensione più sviluppata, almeno nelle nostre società, è quella della libertà individuale spinta fino all’individualismo più esasperato. Il consumo e lo spettacolo, le forme di comunicazione social, ma spesso anche la formazione e il lavoro, sono dimensioni sempre più individuali, solitarie, solistiche. L’Io così si mangia il Noi. Per questo molti lamentano addirittura una crisi profonda del nostro stare insieme. Non solo la fine della politica, ma una crisi pre-politica della convivenza in quanto tale.  E questo genera, di contro, un bisogno di comunità e di relazione che appare ampiamente mortificato.

Allora è bello e utile segnalare delle iniziative che vanno in direzione contraria come la diffusione di quelle che si chiamano le CER, ovvero le Comunità Energetiche Rinnovabili. Di che cosa si tratta? Sono associazioni di cittadini con personalità giuridica non profit e ne fanno parte sia soci che producono energia che proviene da fonti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico, sia soci consumatori. Chi produce energia con un impianto eolico, ad esempio, ne consuma una parte e quella eccedente la immette nella rete. Se l’energia viene consumata anche da un altro socio, mentre l’impianto sta immettendo in rete l’energia prodotta in eccesso, alla CER viene riconosciuta una tariffa incentivante. Gli importi così ricavati verranno poi redistribuiti agli stessi soci e destinati a scopi sociali, per esempio, a sostegno delle famiglie a rischio povertà energetica o reinvestendo parte delle risorse su progetti sociali/ambientali territoriali. Le CER possono poi ricevere finanziamenti dal Pnrr e dal Pniec, il Piano nazionale integrato energia e clima.

Per rendere ancora più chiaro l’esempio, chi scrive fa parte di una comunità energetica legata ad una turbina eolica (la prima e attualmente unica CER in Italia con impianto eolico) installata nel comune di Gubbio, supportata dall’associazione E’nostra. Per cui, pur essendo un consumatore di energia fornita da un altro gestore, partecipa comunque a questa associazione che riceve un incentivo per ogni kWh prodotto da fonti sostenibili. Produrre energia pulita, condividerla e creare una comunità che pensi poi a come riutilizzare i profitti, sempre a favore della comunità, sembra davvero un’impresa che meriterebbe una diffusione sempre maggiore.

Invece, nonostante gli indubbi vantaggi sia ambientali che economici e sociali, le CER sono poco più di seicento in Italia con una potenza complessiva di 50MW. E c’è di più, l’Italia non riesce a spendere i 2, 2 miliardi di euro stanziati dal Pnrr per queste iniziative. Certo, una certa farraginosità burocratica e la lentezza dell’ente gestore non hanno  contribuito alla diffusione delle comunità energetiche. Ma quello che preoccupa di più è il più ampio scenario dello sviluppo delle energie rinnovabili che vengono frenate in Italia e nel mondo dagli interessi dell’economia che è centrata ancora sui combustibili fossili. Eppure la rivoluzione verde sta andando avanti e sarà inarrestabile. Anche politicamente, dover dipendere sempre meno dai produttori di petrolio che, quando non sono stati canaglia, sono comunque interessati ad esercitare un potere economico enorme, ci espone a tutta una serie di ricatti. L’Unione Europea deve continuare a credere nel Green New Deal che le garantirebbe davvero quell’indipendenza energetica che farebbe tutt’uno con la sua indipendenza politica e militare. Ma anche in questo caso molte forze politiche nazionali ed europee, pur dichiarandosi nazionaliste, non fanno l’interesse vero delle singole nazioni né dell’Unione. 

Dobbiamo invece pensarci sempre più come comunità e le comunità locali sono, a tutti i livelli, non l’opposto ma il presupposto per le comunità nazionali e per la comunità europea.