Nel panorama della fotografia artistica contemporanea, Aida Muluneh si distingue per la potenza simbolica del suo linguaggio visivo di impronta afrofuturista, che riflette il suo percorso diasporico tra Yemen, Regno Unito, Cipro, Canada e Stati Uniti. Le sue immagini, immediatamente riconoscibili per l’uso intenso e deciso dei colori primari—rossi profondi, blu intensi e gialli vibranti—non sono solo una scelta estetica, ma anche un richiamo diretto alle radici culturali dell’Etiopia, sua terra natale. Questi colori, visibili anche a grande distanza, rievocano i dipinti murali delle chiese etiopi, portando con sé una spiritualità antica e un forte senso identitario.

Muluneh non utilizza semplicemente la fotografia come mezzo per documentare; la trasforma in una forma narrativa, quasi cinematografica. Come lei stessa afferma, “Il mio lavoro inizia spesso con uno schizzo, e mi avvicino a ogni immagine come una produzione cinematografica in cui il personaggio, la scenografia, l’illuminazione e lo stile si uniscono”. Questo approccio conferisce alle sue opere una teatralità controllata, dove ogni dettaglio ha un significato preciso.

Un altro elemento centrale del lavoro di Muluneh è la rappresentazione della donna. Le sue opere presentano principalmente soggetti femminili, perché, come ha dichiarato in un’intervista con NPR, “C’è un’espressione che se insegni qualcosa a un uomo, insegni a una persona, ma se insegni qualcosa a una donna, stai insegnando a tutta la società”.

Per l’artista, lo sguardo femminile è uno strumento di forza, una lente attraverso cui esplorare temi come l’identità, la spiritualità, la resistenza e il cambiamento sociale. Le donne ritratte nei suoi scatti non sono oggetti passivi, ma figure potenti, spesso enigmatiche, che restituiscono allo spettatore uno sguardo diretto e carico di significato.

La pittura del viso è un’altra componente ricorrente nel suo lavoro. I volti dipinti non sono solo un elemento decorativo, ma un ponte tra passato e futuro, tra culture diverse. Muluneh prende ispirazione dall’ornamento del corpo, non solo della sua terra, ma di molte culture tradizionali nel mondo. In questo modo, l’artista costruisce un immaginario che è al tempo stesso globale e profondamente personale, che unisce estetica e messaggio in un linguaggio universale.

Attraverso una fotografia che è tanto visivamente affascinante quanto concettualmente densa, Aida Muluneh offre al mondo una visione potente della donna, della memoria culturale e della possibilità di trasformazione. Il suo lavoro non è una dichiarazione visiva di identità e appartenenza, ma una testimonianza viva di come il passato possa ancora ispirare e trasformare il nostro presente.

Sino al 31 luglio in mostra a Milano nella Galleria Playlist di Giampaolo Abbondio







