Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/210
| Superati gli ottant’anni possiamo a buona ragione considerarci dei sopravvissuti alle battaglie della vita e a quelle dell’arte
Remo Remotti |
La sapete l’ultima? In Italia sarebbero gli ultrasettantenni a tarpare le ali ai giovani con relativa “fuga dei cervelli”. Eh si, c’è chi specula sui dati Istat per dare in testa ai veterani rei di essere troppo arzilli e attaccati alle poltrone e insensibili al talenti emergenti, Grazie alla ridicola e, sempre verde, formula meteo-filosofica del “piove governo ladro” (quando di colore “altro” ovviamente) si chiede di stabilire norme per far sloggiare i “matusa”,
Sono costretto a fare le pulci ad una testata che, nel trattare il tema del lavoro, è caduta in una contradizione che suscita forti perplessità, Nell’ editoriale dell’ultimo numero di Vanity Fair il direttore Simone Marchetti annuncia l’inizio di un percorso con il quale intende divulgare fragilità e potenzialità del mondo del lavoro e addentrarsi “nelle politiche dedicate all’impiego giovanile”. La prima perplessità nasce quando Marchetti precisa che, su questo tema, nel 2026 la sua testata affronterà eventi e progetti che non può ancora svelare. Mistero? Forse no, perché qualche pagina più in avanti si può leggere una chiarissima presa di posizione di una delle firme più prestigiose della sua rivista che è, di fatto un “assioma” su cui , salvo auspicabili smentite, si baseranno i progetti della testata delle Edizioni Condé Nast. Nel pezzo dal titolo “L’Italia che invecchia premia i veterani” Pino Corrias punta l’indice sul successore di Giovanni Malagò al vertice del CONI che alla “veteranda” (il refuto è voluto!) età di 75 anni sarebbe uno dei responsabili del fatto che “ le giovani generazioni, le più preziose per il futuro delle nazioni, siano tenute il più possibile fuori dai recinti dei poteri piccoli e grandi”. Luciano Benfiglio è un uomo dello Sport , dove la parola “veterano” dovrebbe stare per passione, sacrificio, militanza. E ben noto che l’impegno nella dirigenza delle federazioni costituisce titolo di merito per l’accesso alle carice apicali federali e del Comitato olimpico.

Appare quanto meno sorprendente che si evochi la mancata vittoria di medaglie a Montreal 1976 da parte di Bonfiglio e non il suo ruolo di storico Presidente della Federazione Italiana Canoa e Kayak e neanche quello, nel privato, di manager internazionale del gruppo bancario Allianz,. Si chiama in causa l’età del presidente del Coni perché l’Istat dice che l’età media degli italiani di 48,7 anni ci colloca ai vertici dell’Europa per senilità. “La catastrofe procede senza contromisure accettabili” ci ricorda preoccupato Corrias, che del resto ha scritto ‘Dormiremo da Vecchi‘ libro ricco di sarcasmo e aggiunge “Perdere dei giovani è un delitto a lungo termine”, Un ageismo di alto livello!
Aderiamo all’idea “geniale” proposta in ‘Diario segreto di un sopravvissuto’ (Einaudi 2014), da Remo Remotti : “le guerre non dovrebbero più essere combattute da soldati giovani, bensì da soldati vecchi, dai settant’anni in su. Pensate che bello! ….tutti i vecchi al fronte, e più ne muoiono e più ce li leviamo dai coglioni”. Ecco “l’uovo di Colombo” che l’ironico attore, poeta e scrittore romano avrebbe voluto proporre all’assemblea dell’ONU”.
Per fortuna niente “fronte” per Einstein, Marconi, Darwin, Fansworth, che, ricorda Corrias, “tutti chi più chi meno, ventenni”, ci hanno regalato la teoria della relatività, i meccanismi dell’evoluzione, la radio e soprattutto la televisione.
Lo stesso vale per Jobs, Page & Brin, Gate e Zukemberg, che hanno spremuto le loro meningi in età poco più che adolescenziale per tirar fuori Apple, Google, Microsoft, Facebook, and so on. Tutto vero, come è vero che Horine e Folsbury poco più che ventenni inventarono gli stili del salto in alto per superare l’asticella posta a due metri agli inizi del secolo scorso e i 240 cm ai giorni nostri e Federica Pellegrini a 19 anni stabilì il suo primo record mondiale nei 200 stile libero di nuoto.

Bonfiglio, che quando aveva 21 anni non avrà pure vinto una medaglia a Montreal 1976, da Presidente FICK ha portato i praticanti della sua Federazione da 5.000 a 20.000, tra cui talenti come Daniele Molmenti e Giovanni De Gennaro che all’estero ci sono andati, ma di passaggio, per “vincere” le olimpiadi di Londra e di Parigi.
Allora se proprio dobbiamo mandare i “vecchi al fronte” per abbassare quota 48,7 lasciamo almeno che i giovani talenti facciano apprendistato nelle “botteghe” dei “sopravvissuti”. Vale per l’artigianato e per la medicina, per l’ingegneria, la ricerca, l’agricoltura e, guarda caso, proprio per lo sport.
Il talento dei “meno giovani” non svanisce per la data di iscrizione all’anagrafe. Le loro “teste” contano tanto quanto quelle dei giovani, che spesso scappano dal “recinto” troppo frettolosamente. Non si può affibbiare l’etichetta di usurpatore a chi stando al “trono” lavora per chi lo erediterà, Quale vero padre non vuole che il figlio sia più “elice di lui?.
Vale anche per il padre di quella donna che la Giuria del Premio Internazionale Ischia di Giornalismo, ha voluto scegliere come “Migliore giornalista italiana dell’anno”, che su questa stessa rivista non ha esitato a manifestare il suo orgoglio (rif. link LA NINA CHE SI “INTUIZZA”.IL RESOCONTO DEL PREMIO “GIORNALISTA ITALIANA DELL’ANNO: – Centralmente ).
Ma consapevole che i premi passano e i valori restano, mi piace sottolineare che a rendere tale la giornalista Nina de Le Iene è stato l’approccio empatico con i più deboli, dove spicca la sua strenuadifesa della libertà di un uomo ricco, colto e intelligente, costretto ad abbandonare il suo abitat naturale per essere rinchiuso in una RSA e morire in un ospizio. Una prigione, come l’aveva definita il novantenne Carlo Gilardi aggiungendo di “essere colpevole solo di essere vecchio” . Per lui manco il “fronte”.
Con tutto il riguardo per i due giornalisti di Vanity Fair, mi permetto di invitarli a leggere “La Carta di Napoli” sottoscritto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania e dall’Associazione 50 & Più(,. Contiene l’invito al rispetto dei principi deontologici da seguire quando si scrive appunto dei.. “meno giovani” . In coerenza con la “purezza” editoriale della nostra testata giornalistica che non raccoglie pubblicità e conta con orgoglio sulle prestigiose penne di tanti boomer, ne inseriamo in calce il testo integrale e ne adottiamo l’imperativo :“EVITARE DI USARE IMPROPRIAMENTE LA PAROLA VECCHIO”.
Potrà trovare spazio nella “fiera delle vanità” ?
Remotti e Bonfiglio VECCHI ? Il Principe De Curtis risponderebbe così:
Ma mi faccia il piacere!!








