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IL BENESSERE ED IL SOGGETTO FRAGILE

Benessere /G. Mazzocco/188

      Il benessere (massaggio, movimento e alimentazione) è stato riprogrammato da diversi Comitati Scientifici di associazioni no profit di assistenza, nei tempi tecnici e nei modi applicativi, per indirizzarlo ai soggetti “fragili”.

   Se alla parola “fragile” si aggiunge la “qualifica” di oncologico si compone un’identità che, nella scala delle priorità della vita, deve occupare il centro del proscenio della socialità sanitaria (intesa, soprattutto, come disponibilità alla condivisione). Il benessere, allora, acquista un profilo diverso, perché diverso è il soggetto che deve star bene, in quanto “fragile”.

   La parola “fragile”, per l’uomo, deve essere letta nel significato positivo di umanamente “prezioso”. Un bambino piccolo è “fragile”, un anziano è “fragile”, una donna incinta è “fragile”: tutte fragilità che impongono conoscenza e rispetto, perché preziose ed uniche.

   Un essere umano diventa “fragile” quando, per esempio, si ammala di cancro, per cui è ancor più prezioso perché più urgente è il bisogno affettivo che ha per vivere. Non basta solo l’aiuto chirurgico, ma è necessario il sostegno “caldo” e sorridente che possa far vivere la quotidianità nella maniera più giusta. Molte associazioni, da molti anni, hanno attivato un supporto fondato sul dialogo psico-fisico; hanno voluto una comunicazione diretta e sincera (che deve portar fuori dalla negativa emotività del silenzio); offrono un ascolto “completo” che possa aprire la porta della fiducia nel domani e propone attività che impegnino l’unità psico-fisica a riappropriarsi delle competenze più utili per gestire la quotidianità.

   Il dialogo, la comunicazione e l’affetto devono essere dati col cuore, ma anche con metodo: questo fanno le associazioni che, gratuitamente, ascoltano ed aiutano uomini e donne, colpite da qualsiasi tipo di tumore, con una tarata metodologia di sostegno, individuale e di gruppo, per “favorire la riattivazione della capacità di dare prospettiva alla vita …”, con umanità.

   Ada Burrone, che ha fondato “Attivecomeprima”, in un editoriale ha scritto che bisogna “trasformare un evento traumatico in un’opportunità, per non rinunciare a vivere, ma per rinnovare il senso della vita” ed ha titolato così uno specifico comunicato stampa: “il cancro e la forza di vivere”.

   La forma più giusta, secondo i moderni indirizzi, è “rimettere” in moto la persona, anche partendo dai rituali del benessere. Interventi autogestiti, presentati con didattica specifica, che rigenerano ed elasticizzano la pelle; scollano gli strati di tessuto avvizzito; riattivano la muscolarità; aprono il tessuto connettivo e cutaneo per essere irrorati, con i principi attivi naturali.

   Tutti i corsi di “benessere da sé e per sé”, realizzati con il preciso scopo dell’auto gestione tecnica, da farsi autonomamente in ambito domestico, hanno dimostrato che si può dialogare anche in questo modo con il soggetto fragile ed è risultato prezioso non solo per le valenze tecniche, ma per il profondo significato umano, superando il profilo della carezza, mantenendo la leggerezza della coccola e fortificando l’intensità dell’abbraccio.

   Le fasi di un completo auto trattamento per il benessere del viso, per esempio, comprendono la ginnastica mimico-espressiva, la pulizia superficiale ed il drenaggio linfatico, la disintossicazione profonda, la pre-maschera, la maschera, il tonico ed il massaggio. Ognuna di queste fasi ha manualità specifiche e prodotti naturali dedicati, composti per esaltare il momento funzionalizzante.

   La ginnastica mimico-espressiva “porta” il viso in palestra ed allena i muscoli per aiutare palpebre cadenti o gonfie; per ridare tono alle zone delle gote; per opporsi al cedimento della lateralità del naso; per rendere “consistenti” le guance nel sorriso appena accennato; per ridonare turgore alle labbra; per rimodellare il sottomento ed alleggerire il décolleté da grinze e segni di cedimento strutturale. La ginnastica mimico-espressiva realizza tutto questo; ma non è solo il risultato estetico il fine ultimo di questa parte della chinesiologia che, nello specifico, mira a ricapillarizzare strutture rinsecchite dal non uso o sporcate da ristagni linfatici. La ginnastica del viso vuole essere la maniera più giusta per riappropriarsi di gestualità dimenticate; vuole rendere più ampio il sorriso e rifunzionalizzare il respiro, riossigenando i tessuti resi ischemici ed impoveriti dal non uso.

 

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