Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/184
Quasi costretto ma con convinzione, riprendo il tema della pericolosità del tratto della Tiburtina Valeria che attraversa la Cittadina dove abito. Confermo che nello scrivere l’Editoriale di domenica 29 dicembre (QUELLA TIBURTINA DEL DIAVOLO E LA STELLA COMETA ! – Centralmente) ho intinto la punta della penna anche nel calamaio del cuore. Poco dopo la mezzanotte del Santo Stefano 2024, avevo aperto da pochi minuti il portone di casa: “Piiii, ho sentito un botto!, c’è stato un botto qua vicino!” ha esclamato mia figlia appena rientrata da Tagliacozzo dove aveva cenato con un gruppo di amici di vecchia data. Nina aveva sentito, pochi secondi prima di quel botto nel silenzio, il rombo del motore di un’auto che come spesso, troppo spesso, accade transitava veloce sul quello che definisco da tempo il rettilineo dell’”Autodromo Tiburtino”. Qualche secondo e squilla il cellulare e lei, stravolta, urla prima il nome del chiamante, Luca, poi, bianca in volto, comincia a ripetere quello di Dario. I due avevano lasciato poco prima la strada di casa nostra. Siamo accorsi sul posto, io in pigiama e ciabatte, mentre Nina si teneva in contatto con il 112, già allertato tempestivamente da Luca.
Ho già detto sui momenti di angoscia vissuti nell’attesa dei soccorsi, tenendo gli occhi fissi sull’abitacolo dell’Audi dove giaceva immobile il corpo del giovane amico di mia figlia, che gli teneva la mano da sotto l’airbag rigonfio del lato passeggero. Ma, ribadito l’apprezzamento per il lavoro dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e i Sanitari del 118,. non rinuncio a stigmatizzare ancora una volta il “criterio” seguito da alcuni media nel diffondere la notizia dell’incidente. Complice probabilmente l’attualità della notizia dell’entrata in vigore del Nuovo Codice della Strada, hanno pensato bene, di enfatizzare solo sull’alto tasso alcolico rilevato nel sangue dell’investito, elevandolo però iperbolicamente a stato di ubriachezza. Riferendosi a un giovane che lottava tra la vita e la morte, peraltro senza avere certezze sulle effettive responsabilità dello scontro. Una precisazione doverosa da parte di chi , già tanti anni fa, faceva ogni settimana i turni di notte per “la nera” de Il Tempo di Roma con Gigetto Marini, Federico Del Gusto, Cesidio Di Gravio e Leonello Farinacci. Allora le notizie arrivavano ancora alla redazione tramite il “Fuori Sacco” delle Poste ( prima alla stazione Termini in treno e poi con a Piazza Colonna il fattorino), Bene ha fatto il sindaco di Tagliacozzo , città di origine di Dario, a gridare il suo sdegno, con un post sulla sua pagina facebook ricevendo il plauso di centinaia di suoi concittadini. Noi di CentralMENTE lo abbiamo scelto come Post della settimana.[1] Allora, nella convinzione che se, su quella strada, ci fossero stati i dovuti disincentivi alla velocità ora Dario non giacerebbe in gravi condizioni in ospedale in attesa di un secondo delicato intervento chirurgico, mi sento obbligato a ribadire la mia opinione sulla dinamica dell’investimento, Il postulato è “la pericolosità della Tiburtina Valeria teatro abituale di passaggi ad alta velocità. Ho già riferito sulle “giustificazioni” addotte a suo tempo dai vertici dell’Anas Abruzzo, in un incontro-scontro in Prefettura dove sostennero la tesi secondo la quale la mia petizione, sostenuta da centinaia di firme di cittadini residenti a Scurcola, per l’installazione di impianti semaforici e/o di rotonde e anche di dissuasori. Ricordo solo la seguente : “la vostra strada non è ad “alta mortalità” (sic). Come dire: “ aspettate che muoiano altre persone e forse ne riparleremo, per il momento tenetevi l’ALTA VELOCITA’ !!!” Da quell’incontro la strada del Diavolo ha mietuto altre vittime (l’ultima poco più di due anni fa) e continuano a cadenze regolari scontri e investimenti. Il rombo di auto e moto ci delizia a tutte le ore e di notte ancora di più, mentre segnalo un’altra amenità tra le tante pronunciate dal “responsabile” ANAS: “ alla vista della velocità rilevata dai segnalatori luminosi gli automobilisti “inchioderebbero” le loro auto provocando tamponamenti” (Sic).
.Nasce così l’“Autodromo” che all’ingresso ovest è “dotato” di un lungo tratto di discesa, , contro il quale neanche Sant’Antonio (che dà il nome a quel tratto di strada) “ce l’appizza”. Mentre per chi esce dal paese è un rallentatore naturale (e per i ciclisti meno allenati una sorta di Calvario). Ma per chi entra a Scurcola un vero e proprio trampolino di lancio progettato apposta dal diavolo tentatore. Di norma è sufficiente premere leggermente sull’acceleratore e in pochi secondi si raggiungono i 100 Kmh. Figuriamoci per chi ci arriva già lanciato. Vabbè. Allora mi prendo la briga di fare la mia personale ipotesi, e sottolineo personale, tratta liberamente dalle testimonianze raccolte, dalle condizioni delle due vetture, dai vari sopralluoghi e cronometraggi effettuati, di giorno e di notte (ovviamente aspetto il conforto degli esiti del lavoro degli inquirenti );
1) allo Stop “cieco” tutti gli automobilisti per poter controllare se ci sono auto che provengono da sinistra, devono necessariamente superare l’apposita striscia bianca che nelle strade normali indica un punto invalicabile, 2) verificato che non sopraggiungono altre auto a distanza ravvicinata, gli stessi ripartono per imboccare la Tiburtina verso destra 3) nel caso specifico durante quest’ultima manovra, è molto probabile che il veicolo investitore si trovasse lontano almeno 200 metri una distanza che a 60 kmh si percorre in 12 secondi e a 50 Kmh ancora più 4) nella metà di questo tempo l’Audi di Dario avrebbe potuto raggiungere la velocità di 30 kmh e si sarebbe allontanata almeno di 50 metri dal punto in cui è stata colpita.
Notazioni finali:
premesso che (v. Foto sopra) per il calcolo della velocità di cui ai punti precedenti ho fatto ricorso all’ Ultra Traininig running piani di allenamento del sito ufficiale della Fidal[2] preciso che per confermare queste mie ipotesi si potrà far ricorso:
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ad una perizia sui mezzi coinvolti per confermare che il “muso” del Suv Hunday è entrato nella fiancata della berlina Audy A4 di ultima generazione per decine di centimetri arrivando a contorcere il sedile del guidatore .

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ad una perizia cinematica[3] La velocitò del veicolo investitore, sulla scorta dei dati sulla resistenza all’urto della fiancata e quella della parte anteriore del Suv è determinante per stabilire la distanza percorsa fino allo Stop cieco al momento in cui l’Audi è ripartita
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alle immagini delle telecamere di sorveglianza sia private che comunali
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alle numerose testimonianze di chi ha visto transitare il Suv prima e dopo la Piazza centrale di Scurcola






