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BIO E TRADIZIONE A BRACCETTO: XX EDIZIONE DI “LA VIA DELLE CANTINE” A ROCCA DI BOTTE:

Editoriale / Pierluigi Palmieri / 259 

La XX Edizione a Rocca di Botte vede lo schieramento di dieci aziende vinicole e di dodici tra  ristoranti e street food. che faranno da contorno al Convegno sul tema “La via del Bio e la sua anima: la  sfida abruzzes”.

 

Esattamente un anno fa a commento di una manifestazione che, come tante altre in Abruzzo, vuole offrire momenti di relax poggiando sulla tradizione enogastronomica della regione, ebbi modo di sottolineare il valore aggiunto offerto dall’immersione in una realtà, quella di Rocca di Botte, di una manifestazione intitolata “La Via delle Cantine” (v.  QUELLA ROCCA CHE DI BOTTI SE NE INTENDE – Centralmente) . Nel nome del paese c’è la “botte”  simbolo di perizia artigianale finalizzata a garantire la conservazione in purezza del prezioso frutto della immaginifica  catena vite- grappolo-pigiatura, Un’applicazione al locus del noto detto nomen omen.

MONUMENTO A nomen omen:https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Monument_Nomen_Omen_02.jpg

Eh si il destino nel nome è un valore aggiunto quando si parla di tradizione popolare e soprattutto se, pur nel rispetto di questa, gli arguti organizzatori propongono una riflessione convegnistica sull’avvento di tecniche di vinificazione inedite per il territorio, il locus appunto.

La mappa inserita nella locandina di presentazione de La via delle cantine , giunta quest’anno alla XX edizione  (che pubblichiamo  nella sezione “Cucina e Cantina” di questo stesso numero)  documenta la diffusione per tutto il paese del “sacro” luogo, la cantina appunto, dove un tempo troneggiava una botte che, per i più fortunati, poteva raggiungere una capienza fino a 365 litri del vino frutto di cure e fatica di ciascun agricoltore. In pratica garantiva almeno un litro di vino al giorno per famiglia! Erano tempi in cui il padrone di casa  porgeva all’ospite di turno un bicchiere colmo fino all’orlo accompagnato dal commento “Bivi tranquillo, ‘sto vino glie so’ fatte co’ i piedi mì’ ”.Probabilmente, anche se meno autorevole, la voce del contadino sia in sintonia con quella del grande Leonardo,  suggellata dalla targa posta dalla Famiglia Macellari sulla parete d’ingresso del loro palazzetto nella suggestiva loro  Pazza Sciarra posta al culmine della Rocca:  “credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i buoni vini“.

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Allora, se nella scorsa edizione fu portata alla ribalta la produzione abruzzese di vino spumante con il convegno “Le mille bollicine d’Abruzzo”, nel convegno  di quest’anno, per la ventesima edizione della manifestazione , si parlerà della sfida abruzzese sulla “Via del Bio e della sua anima”.

Nel suo  intervento sul tema dello scorso anno Francesco D’Agostino, autorevole firma del giornalismo enogastronomico, volle ricordare che le potenzialità del nostro territorio sono state avallate dal prof. Attilio Scienza, , un autorità del campo. L’accademico dell’Università di Milano, da lui intervistato  ebbe a dire che  le terre ad altitudini medie e in alta collina dell’Appenino abruzzese sono “luogo perfetto” per sviluppare un’attività spumantistica importante.

Siamo certi che la parola anima riferita al “Bio”, inserita nel titolo del Convegno della XX edizione,  non voglia richiamare il concetto, insito in quel “ co’ i piedi mi’ “, garanzia di purezza e di onestà?. Lo scopriremo dopo aver ascoltato il produttore Domenico Pasetti, l’enologo Antonio De Gennaro, Pierluigi Panunzi e Franco Santini,

Prenderò appunti e ne renderò doverosamente conto ai lettori della Rivista di CentralMENTE,com.

Qui sotto il brindisi  conclusivo della XIX edizione,con le bollicine abruzzesi “Brut Rosé Metodo Classico 24 mesi” di Zazzara e un “Vittoria Rosé 2022” di Pasetti.

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