La poesia di Grazia Lomolino si inserisce in quella linea della lirica contemporanea italiana che ha scelto di restituire centralità all’esperienza umana, alla memoria e alla dimensione quotidiana come luoghi privilegiati della scrittura poetica. La definizione critica della sua silloge principale come “racconto sciolto di vita” individua con precisione il carattere fondamentale della sua poetica: una scrittura che nasce dall’esistenza vissuta e che trova nella fluidità del verso lo strumento per trasformare il vissuto individuale in esperienza condivisibile.
Nella contemporaneità letteraria, dominata spesso dalla frammentazione linguistica e dalla crisi delle grandi narrazioni, la poesia di Lomolino recupera una dimensione profondamente umana della parola. Il suo verso non cerca l’oscurità programmatica né la provocazione sperimentale, ma costruisce un dialogo continuo con il lettore attraverso una lingua limpida, misurata e interiormente intensa. Tale scelta la colloca in una tradizione poetica che, pur attraversando il Novecento, giunge con forza sino ai nostri anni.
Uno dei riferimenti più evidenti è quello con la poesia di Umberto Saba. Come Saba, anche Grazia Lomolino sembra perseguire una “poesia onesta”, capace di raccontare la vita nelle sue forme più semplici e autentiche. In entrambi i casi, la quotidianità diventa spazio poetico privilegiato: gli oggetti comuni, gli affetti, il tempo domestico e le fragilità dell’esistenza assumono un valore universale. Tuttavia, mentre Saba collocava questa ricerca entro una tensione ancora novecentesca tra confessione e verità psicologica, Lomolino sembra attraversare il presente con una sensibilità più raccolta e meditativa, tipica della poesia contemporanea.
Un secondo riferimento importante è Sandro Penna, soprattutto per quella leggerezza musicale e quella capacità di rendere essenziale il frammento lirico che caratterizzano anche parte della scrittura di Lomolino. Penna costruiva una poesia dell’istante, della luce minima, del sentimento trattenuto; analogamente, la poetessa sembra affidare alla semplicità della parola il compito di custodire emozioni profonde senza sovraccaricarle retoricamente. La poesia contemporanea, infatti, tende sempre più verso una sottrazione stilistica: dire meno per evocare di più.
In questa prospettiva, assume particolare rilievo la presenza di Grazia Lomolino nelle antologie curate da Elio Pecora, figura centrale della poesia italiana contemporanea e autore di una lirica fondata sulla misura, sull’ascolto e sulla responsabilità della parola. Pecora ha dedicato gran parte della sua attività critica e antologica alla valorizzazione di una poesia lontana dagli eccessi avanguardistici e vicina invece all’esperienza umana concreta.
La poetica di Pecora offre una chiave interpretativa utile anche per comprendere l’opera di Lomolino. Nelle sue raccolte, infatti, il poeta campano ha sviluppato una scrittura caratterizzata da tono misurato, chiarezza espressiva ed eleganza linguistica, elementi che la critica ha individuato come alternativi agli sperimentalismi del secondo Novecento. La stessa attenzione al quotidiano, alla fragilità umana e alla memoria si ritrova nella poesia di Lomolino, che sembra condividere con Pecora una concezione etica della scrittura: la poesia come esercizio di consapevolezza e custodia dell’esperienza dove il dettaglio quotidiano assume un valore rivelatore: il minimo gesto diventa occasione di memoria, il frammento dell’esperienza si trasforma in consapevolezza lirica.
Un ulteriore accostamento può essere stabilito con Antonia Pozzi, soprattutto per la capacità di trasformare l’interiorità in paesaggio poetico. Sebbene la tensione tragica della Pozzi sia distante dalla misura più pacata di Lomolino, entrambe condividono una scrittura fondata sull’autenticità emotiva e sulla ricerca di una verità interiore non artificiosa. La parola poetica nasce, in entrambi i casi, da una necessità esistenziale prima ancora che estetica.
La poesia contemporanea italiana ha progressivamente recuperato, negli ultimi decenni, una dimensione narrativa della lirica. Dopo la stagione delle avanguardie e delle sperimentazioni linguistiche radicali, molti autori hanno sentito l’esigenza di ritornare alla vita concreta, alla memoria individuale, alla chiarezza espressiva. In questo panorama, Grazia Lomolino rappresenta una voce coerente con quella “poesia della prossimità” che caratterizza molta scrittura contemporanea: una poesia capace di abitare il quotidiano senza impoverirlo, trasformandolo invece in spazio di riflessione e di emozione.
Dal punto di vista stilistico, la fluidità del verso costituisce uno degli aspetti più rilevanti della sua scrittura. Il ritmo appare naturale, quasi discorsivo, ma sostenuto da una precisa musicalità interna. Tale caratteristica richiama quella “leggerezza controllata” che la critica ha riconosciuto anche nella poesia di Pecora. La semplicità apparente diventa così risultato di un rigoroso lavoro sulla parola.
Inoltre, la poesia di Lomolino si confronta indirettamente con una delle questioni centrali della contemporaneità: la crisi dell’ascolto e dell’interiorità. In un tempo dominato dalla comunicazione rapida e dalla dispersione digitale, il suo verso recupera il valore del silenzio, dell’attesa e della memoria. La poesia diventa allora spazio di resistenza culturale e umana, luogo in cui l’esperienza può ancora essere custodita e condivisa.
La sua scrittura appare dunque significativa non solo per il valore estetico, ma anche per la sua capacità di interpretare il presente attraverso la misura lirica. La quotidianità non viene banalizzata, bensì elevata a forma di conoscenza. È qui che il “racconto sciolto di vita” acquista il suo senso più profondo: non semplice autobiografia, ma costruzione poetica dell’esperienza umana.
In conclusione, Grazia Lomolino si colloca autorevolmente entro quella linea della poesia contemporanea italiana che unisce memoria, chiarezza espressiva e profondità emotiva. Il dialogo ideale con autori come Saba, Penna, Pozzi ed Elio Pecora permette di comprendere meglio la natura della sua poetica: una poesia della prossimità e dell’ascolto, capace di trasformare il frammento quotidiano in rivelazione lirica e di restituire alla parola poetica una funzione essenziale nella contemporaneità.
Lettera d’amore Mia Cara Emma se qualcuno mi dirà: è una storia già scritta volgerò lo sguardo altrove Temo che sarò ancora fuori per un po’, Addio ! Ho una gran voglia di viaggiare e di dire ciò che penso Ma il mio cuore è al posto giusto e abiterò nei dintorni. Ricordi? La scogliera palpitante di sale e di flutti come potrò disfarmene?! Mio Dio Tu come stai? Come ti volge il cuore… Tuo E. Mio caro Edgard il segreto è stato svelato a quelle viole e Miss Chuecyl è morta nello Yorkshire, raccontano le dame nel salotto Piango e piove. Io sto bene, non so come dirtelo, ci vorrà qualche ora, solo qualche ora infinita ma la digerirò, in fondo la digerirò questa idea malsana di te che vivi altrove. Addio! Per sempre Tua Emma
Duetti
Ti lascio vagabondare tra questi miei versi, con le tue parole scultrici di un tempo che si supera a se stesso, alla materia e ai processi di una mia morte; ne nasci tu secondo un passaggio nuovo, frusciando la luna furibonda, con le tue argomentazioni E mi ridoni una gardenia vereconda e ardita Lei risuona tra i miei spazi bianchi, le pause richieste dal pathos delle Diomedee