Editoriale / Pierluigi Palmieri / 249
Questa settimana sulla ormai arcinota vicenda della “Famiglia del Bosco” di Palmoli abbiamo continuato ad assistere alla mortificazione del diritto all’affettività, fondamentale per i bambini nel periodo infantile. Alla separazione “istituzionale” legata alla sospensione della genitorialità decisa da assistenti sociali, giudici, si è andato ad aggiungere il diniego a Nathan Trevallion e sua moglie Catherine Birmingham della tutrice speciale di far passare la notte insieme alla piccola figlia ricoverata da giorni nell’ospedale San Pio di Vasto. A nulla valgono le disposizioni Ministero della Salute, che in caso di ricovero garantiscono ai minori la continuità della relazione con i genitori, con accesso illimitato per almeno uno di loro né i principi sanciti dalla Carta Europea dei bambini in ospedale (1988) e dalla Carta italiana di Trieste (2001), che tutelano il diritto del bambino a non essere separato dai propri affetti durante le cure mediche. Eh si, non valgono nulla! Nayhan e Catherine oggi di fatto non sono i genitori di quei bambini: una sentenza ha stabilito che a svolgere questa funzione siano altri la cui neutralità garantisce il loro “normale” sviluppo psicofisico, avendoli portati fuori da quell’inferno di bosco antigienico, analfabetizzante e asociale! Ora finalmente hanno una casa, una famiglia (casa-famiglia) e una tutrice, che di affetto gliene offrono in abbondanza. Infatti, fuori dai pericoli del bosco i bambini da sei mesi ricevono attenzioni che, per anni non hanno ricevuto da quei due insensibili anglo-australiani “violenti e seviziatori”, incapaci di comprendere la purezza dell’aria, la valenza socializzante del consumismo, il valore pedagogico dei social e della delinquenza delle città e delle metropoli da cui sono scappati.
Ora “giustamente” (secondo giustizia!) una delle loro bambine è stata costretta a trascorrere una notte dopo l’altra in una stanza di ospedale privata paradossalmente anche di quel “nuovo” affetto che le istituzioni si illudono di poter surrogare senza problemi. Oggi Cappuccetto rosso, “salvata” dal bosco, dal lettino della “giustizia” vede le fauci del lupo cattivo.
Se la burocrazia interpreta la legge e toglie la genitorialità a due persone che, con troppa evidenza, non sono violenti e amano da morire i propri figli, cade nella neutralizzazione della responsabilità morale denunciata da Zygmunt Bauman: “chi esegue ordini non si sente più responsabile delle conseguenze umane quando le istituzioni si concentrano solo sull’efficienza, sulla norma e sul controllo, l’individuo diventa un caso amministrativo, non più una persona”.





