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Artemis II e Antonelli I :quando la tecnologia si umanizza

Editoriale  / Pierluigi Palmieri / 246

Il primo trimestre  di quest’anno sembra essere volato. Come sono volate le due settimane che al momento dell’attacco all’Iran, da parte di Israele e USA i “capi” avevano previsto per la conclusione dell’operazione. I signori della guerra continuano a giocare con la vita di uomini, donne e bambini, perdendo la cognizione del tempo e lanciando anatemi verso chi invoca la pace.  Tra il  29 marzo e il primo aprile scorsi a volare sulla terra e nello spazio sono stati però uomini dotati di ben altra personalità : Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch, e Jeremy Hansen dell’equipaggio della navicella spaziale Artemis II e Andrea “Kimi” Antonelli, pilota automobilistico della Mercedes.  Quelli della prima missione umana intorno alla Luna dopo il 1972 e il più giovane italiano a vincere nei Gran Premi e balzare in testa alla graduatoria generale della Formula1 avrebbero trovato uno spazio indubbiamente molto più rilevante sui media di tutto il mondo se i signori di cui sopra, che portano i nomi di Donald , Benjamin e Vladimir non avessero rubato la scena con le loro continue  “uscite” mediatiche che, speculando su vere o presunte  “ragioni superiori”, portano avanti il loro piano molto più sadico che umano. A proposito di umano è proprio questo l’aspetto che emerge, in termini paradossali, dalla contemporaneità  tra  gli scenari di guerra  e le  imprese realizzate  nello spazio e sulle piste degli autodromi, Da un lato, in nome di una presunta tutela della libertà e di un altrettanto presunto diritto alla sovranità e alla rivalsa, intere comunità ucraine, iraniane, palestinesi e ora libanesi vengono travolte , incolpevoli, nelle stragi belliche basate su una tecnologia, che in teoria dovrebbe portare ad operazioni “chirurgiche” capaci di  limitare i danni ai soli obiettivi militari. il disgusto è inevitabile. Dall’altra parte  nello sport come nelle esplorazioni spaziali uomini “speciali” portano avanti missioni, che della tecnologia fanno un uso più che pacifico, perché provocano in loro stessi e negli altri sentimenti  che vanno dalla meraviglia all’ammirazione, Un contrasto netto che fa pensare tristemente anche al fatto che i piloti Victor Glover dell’Artemis  e Kimi Antonelli della Mercedes siano “complici” di un sistema che dalle loro performance traggono le conseguenze più malefiche: armi sempre più sofisticate. Personalmente sono portato a farmi prendere dall’entusiasmo in maniera più marcata dalle imprese degli astronauti rispetto a quelle dei piloti di bolidi, pur con la solita  “imparziale” propensione per il rosso Ferrari, anche perché si sa che l’industria dell’automobile pesca a piene mani dalle esperienze della Nasa e delle altre agenzie spaziali, Ma l’ammirazione per gli uomini che compiono quelle imprese li comprende  tutti senza distinzione. Su questa rivista ho commentato  di recente due diversi eventi “spaziali” e credo che qualche lettore abbia colto i motivi che mi spingono a far pendere l’ago della bilancia dell’entusiasmo più verso le navicelle che verso le quattro ruote.  Trascuro il riferimento al viaggio dei turisti dal portafoglio gonfio che si sono tolti lo sfizio di farsi un giro in una navicella spaziale nell’orbita terrestre, ma ribadisco quanto detto   in “Esplorazioni nello spazio: dall’Abruzzo un accordo tra colossi” (link in basso), dove  ho raccontato della  notte trascorsa, da militare, davanti alla TV in una tenda del Campo Estivo dei Granatieri a San Nicandro,  insieme al mio Capitano: Neil Armstrong dopo aver lasciato la sua famosa impronta sul suolo lunare annunciò  «Houston, Tranquillity base here, the Eagle has landed», dal centro di controllo replicarono con  “Avete fatto diventare blu un po’ di gente qui. Stiamo respirando di nuovo!”, In quel momento però io ero ancora senza fiato tra le braccia del Capitano Taranto e non riuscii ad esclamare “Here San Nicandro, Apollo 11 you are a legend”,  Il titolo di quell’articolo della rivista del dicembre ’25  si completava con “Ma il cuore batte ancora per Neil Armstrong”. Ecco individuato il mio primo idolo, il quale, purtroppo, ,al pari dai suoi eredi dell’Artemis II, non è esente dal dubbio di complicità involontaria con i signori della guerra,

La differenza in chilometri percorsi dai due veicoli è abissale ( la capsula Orion di Artemis ha raggiunto una distanza record di oltre 406.000 km dalla Terra, superando nettamente il primato di Apollo 13 , Antonelli nei suoi tre Gran Premi ne  ha percorsi in totale poco più di 918). Ma Glover & Co. hanno in comune una  sensibilità e una schiettezza che se non la può cancellare, quantomeno offusca quella  di chi  fa della guerra un vanto e si offende a sentire invocazioni alla pace. Sono di forte valenza umana per chi tiene al vivere civile frasi come  “le immagini non rendono giustizia” di fronte alla Luna apparsa come un corpo enorme e alla terra che sembra “un piccolo corpo isolato nel buio” a dimostrazione della fragilità che caratterizza l’umanità. E come se non bastasse ecco che i due piloti affermano entrambi di essere convinti di aver compiuto imprese di valore storico. I Droni che bombardano e le rilevazioni  millimetriche degli obiettivi da distruggere sono figli dei voli spaziali come le strumentazioni  elettroniche che  in gara riducono al minimo gli errori di Antonelli e soci. E’ triste concludere che in guerra il progresso si trasforma in involuzione ed il cervello dei “grandi” della terra bolle nella crudeltà. Per consolarci qualcuno ci ricorda che.. “l’America non è Trump”.

ESPLORAZIONI NELLO SPAZIO: DALL’ABRUZZO UN ACCORDO TRA COLOSSI. MA IL CUORE BATTE ANCORA PER NEIL ARMSTRONG!! – Centralmente

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