Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/229
| “Credo che questa nazione debba impegnarsi per raggiungere l’obiettivo di far scendere un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra prima della fine di questo decennio“
John Fitzgerald Kennedy (annuncio al Congresso USA del 25 magigio 1961) «Questo è un piccolo passo per (un) uomo, un gigantesco balzo per l’umanità» Neil Armstrong alle 2:56 del 21 luglio 1969 |
Essere “meno giovani” è un privilegio. Questa pensiero, che balena spesso nella mia mente, l’ho avuto qualche giorno fa quando ho letto che Leonardo, Telespazio e Intuitive Machines hanno firmato un accordo di cooperazione strategica per fornire servizi di comunicazione e navigazione per l’esplorazione lunare[1]. Il perché è presto detto: nel 1969, da sottufficiale di leva dei Granatieri di Sardegna, usufruii di una licenza breve per aver contribuito alla preparazione logistica del Campo estivo a San Nicandro (AQ). Avevo trascorso il weekend a Silvi Marina, dove ero stato totalmente immerso nell’ambiente festaiolo che, nel periodo estivo, da sempre anima le notti di tutta la costa abruzzese; rientrai nella piccola frazione di Prata d’Ansidonia, nella notte del 20 luglio, ovviamente in ritardo rispetto all’orario fissato dal permesso. Brancolando nel buio per non essere scoperto mi avviai, quatto quatto, verso la mia tenda. All’improvviso sobbalzai nel sentire una voce che come se uscisse da un megafono, pronunciava il mio cognome Una, due, tre volte , dopo di che realizzai che a chiamarmi era il comandante della mia compagnia. Tra me e me pensai che mi aspettava un bel “ cazziatone” per il ritardo del rientro al campo, invece arrivò l’entusiastica esclamazione “Stanno sbarcanno ‘ncopp’a Luna”. Il Capitano Mario Taranto, gigante di oltre due metri di altezza per un quintale e passa di stazza aveva tenuto a mente che terminato il servizio di leva avrei discusso una tesi in Fisiologia sull’impegno fisico degli astronauti. Era originario di Avellino e amava esprimersi in dialetto con chi aveva confidenza, niente rimprovero quindi, ma un invito amichevole ad assistere nella tenda del comandante del Campo alla diretta televisiva della discesa del primo uomo sulla Luna. Taranto era un animatore del 1° Reggimento Granatieri, per il quale organizzava spettacolari caroselli storici e anche le gare d percorso di Guerra tra i vari Corpi della Regione Militare Centrale. Apro una parentesi per ricordarlo a fianco al Generale Gianfranco Chiti, all’epoca Comandante del Reggimento, uomo di grande sensibilità, veterano della Prima Guerra Mondiale, che al termine del suo servizio entrò nell’Ordine dei Frati minori Cappuccini. Entrambi mi vollero a capo della squadra dei Granatieri per la gara intercorpo di percorso di guerra di quell’anno.

Torno nello spazio: come dimenticare lo stupore provato nel vedere lo “scarpone” di Armstrong che si stacca dall’ultimo gradino del LEM per toccare il suolo lunare, e l’emozione provata quando quell’Ufficiale gigante mi si avvicinò, con gli occhi lucidi per la commozione, ad abbracciarmi: mi sollevò letteralmente da terra e, facendo perno sui suoi “anfibi” numero 50, mi fece roteare insieme a lui per due o tre volte Sembravamo due “tifosi” che esultano dopo un rigore decisivo della loro squadra del cuore. Il goal l’aveva realizzato il Comandante Neil Armstrong nella competizione tra i due colossi, URSS e USA, iniziata con il primo volo nello spazio di Yuri Gagarin. Un duello non solo tecnologico e politico, ma anche mediatico.L’obiettivo ea di far “sbarcare” per primi l’uomo sulla Luna. Un’idea fantascientifica trasformata quel giorno in una realtà fantastica.
Mi è capitato tante volte di riascoltare i momenti cruciali della telecronaca a due voci della RAI, che al momento dell’allunaggio si era trasformata in una sfida tra Ruggero Orlando dal Centro spaziale della NASA di Houston e Tito Stagno da Roma. I due si contesero per qualche minuto il “primato” dell’annuncio del momento esatto in cui il LEM (Lunar Excurtion Modul) toccò il suolo del nostro satellite. Sento ancora le possenti braccia di Mario Taranto che mi schiacciano le costole e mi lasciano senza fiato , fisicamente oltre che per la meraviglia per il goal di Amstrong all’alba di quello storico 20 luglio.
L’annuncio dell’accordo di questo giorni tra i tre colossi della tecnologia spaziale, tutti operanti in Abruzzo, ha rinverdito le sensazioni provate, da studente /Granatiere ,quella notte. Ma, paradossalmente mi ha fatto pensare che godere dei successi della tecnologia con la stessa intensità oggi è pressoché impossibile.
Il Managing Director della Divisione Spazio di Leonardo ha dichiarato che l’accordo consentirà alle future missioni robotiche e umane dagli Stati Uniti, dall’Europa e da altri paesi l’accesso a una solida rete di comunicazioni e a servizi di navigazione “ad alta precisione” mentre operano nell’ambiente lunare. Il Co-fondatore di Intuitive Machines, Steve Altemus ha affermato che la collaborazione con Leonardo e Telespazio è una componente interoperabile dello sforzo spaziale europeo, consentendo la raccolta e l’utilizzo di dati spaziali con una “latenza minima” e che le infrastrutture e le reti di dati spaziali resilienti, sicure e scalabili sono fondamentali per spingersi più lontano sulla superficie lunare e oltre, fino a Marte.
Sarà molto probabilmente azzerato ogni rischio per le future esplorazioni. Aldrin, Collins e Armstrong invece dovettero atterrare in un punto diverso da quello stabilito con il conseguente rischio di esaurimento del carburante. Infatti quando Armstrong annunciò «Houston, Tranquillity base here, the Eagle has landed» , dal centro di controllo replicarono con “Avete fatto diventare blu un po’ di gente qui. Stiamo respirando di nuovo!”, In quel momento però io ero ancora senza fiato tra le braccia del Capitano Taranto e non potetti esclamare “Here San Nicandro, Apollo 11 you are a legend”, 
E vabbè, mio caro Altemus, la prima volta su Marte non sarà mai come la prima volta sulla Luna. Con tutte queste strumentazioni Amstrong non avrebbe fatto una semplice “passeggiata” sulla Luna ma avrebbe potuto correre una maratona “passeggiando”.
Eh si, la generazione di Taranto, scomparso ultranovantenne nel 2023, e la mia, hanno avuto il privilegio di vivere quel momento storico, mentre erano ancora ammirate per quel “E pur si muove!” di Galileo Galilei. Quelle di oggi di generazioni, corrono il rischio di considerare normale routine l’assistere in Tv ad una imminente esplorazione sul suolo di Marte. E magari considereranno più interessante osservare il comportamento dei robot , che l’intelligenza artificiale ha “umanizzati”, rispetto a quello degli astronauti che probabilmente indosseranno il successore del mitico scafandro.
A suo tempo scrissi la mia tesi che, devo confessare, scarseggiava di riscontri scientifici, perché in gran parte secretati dalla NASA, ma era pregna di entusiasmo per l’enorme passo avanti compiuto dalla scienza Urss/Usa rispetto all’epoca del lampadario di Galileo e della mela di Newton.
Provai, con il supporto del mio professore di Medicina dello Sport, Giorgio Splendiani, prezioso anche nel fornirmi riferimenti bibliografici, a dimostrare l’analogia tra la “malattia dei cassoni” che colpisce i Sub e il “mal di spazio” e ad avanzare un ipotesi per prevenire, attraverso specifici esercizi fisici, le difficoltà incontrate dal cervello umano e dall’apparato vestibolare in assenza di gravità. Qualche anno dopo ebbi molto parziali conferme sulla mia povera “teoria”.
La Nasa svelò le esercitazioni a cui gli astronauti venivano sottoposti in preparazione ai voli nello spazio, tra cui un interessante sorta di “interval training” fatto di voli parabolici in cui la gravità veniva meno per 20 o trenta secondi (fu pubblicato addirittura il ” Familiarization Manual”). Ad averlo scoperto prima forse al sudato “110”, la commissione avrebbe aggiunto la “lode”. Ma devo essere grato comunque alla Nasa per avermi regalato “semplicemente” il primo passo dell’uomo sulla Luna, l’abbraccio del mio capitano e la possibilità di riviere quell’emozione ogni volta che guardo la luna piena. Qui, per quanto possibile, ho provato a descriverla, dispiaciuto molto per chi non ha avuto la fortuna di provarla.
[1]L’interoperatività riguarda il sistema europeo di comunicazione e navigazione lunare (LCNS), sviluppato da Telespazio nell’ambito del programma Moonlight dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), e lo Space Data Network (SDN) di Intuitive Machines, sviluppato nell’ambito del programma Near Space Network Services (NSNS) della NASA.





