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UN PARADOSSO CHE ATTRAVERSA L’ITALIA COME UNA CREPA

Attualità & Amarcord / Marcello Martelli / 246

 

RISORSE ENERGETICHE: LE ABBIAMO  SOTTO I  PIEDI MA SPENDIAMO MILIARDI PER ACQUISTARLE

 

Un paradosso che attraversa tutta l’Italia come una crepa

 

C’è un paradosso che la crisi energetica ha reso ormai impossibile ignorare: siamo un Paese ricco di risorse, ma povero di decisioni. Seduti su un potenziale energetico che comprende geotermia, giacimenti di gas e petrolio – su terra e sotto il mare Adriatico – continuiamo a comportarci come se fossimo del tutto dipendenti dall’esterno. E infatti lo siamo, ma per scelta più che per destino.L’agenda di governo, se vuole essere all’altezza della fase storica, non può più limitarsi a gestire l’emergenza. Deve affrontarne le cause strutturali. E tra queste, il rifiuto sistematico – spesso ideologico, talvolta opportunistico – di sfruttare le risorse nazionali è una delle più evidenti. Il cosiddetto “muro del NO” non è solo una formula giornalistica: è una realtà fatta di veti incrociati, iter infiniti, paure amplificate e assenza di una visione condivisa.

Nel frattempo, l’Italia continua a pagare un conto energetico salatissimo, che grava su famiglie e imprese, erode competitività e trasferisce ricchezza all’estero. Parliamo di centinaia di miliardi nel tempo, mentre sotto i nostri piedi e nei nostri mari restano risorse inutilizzate.

È legittimo chiedersi: è prudenza o è immobilismo? È tutela o è rinuncia?

Naturalmente, il tema non è banale. Nessuno propone uno sfruttamento cieco delle risorse fossili. La transizione energetica è necessaria, urgente e irreversibile. Ma proprio per questo serve realismo. Non esiste transizione senza sicurezza energetica, e non esiste sicurezza energetica senza un uso intelligente e temporaneo di tutte le risorse disponibili, incluse quelle nazionali.

La  geotermia, ad esempio, rappresenta una fonte rinnovabile stabile e sottoutilizzata. Il gas nazionale potrebbe fungere da ponte, riducendo la dipendenza da fornitori esteri instabili. Anche il petrolio, pur nel suo ruolo in declino, resta una leva strategica in una fase di passaggio. Ignorare tutto questo non accelera la transizione: la rende più fragile e più costosa. Ilvero nodo è politico e culturale. Serve il coraggio di decidere, ma anche la capacità di spiegare. Perché ogni “NO” nasce da una preoccupazione, spesso legittima, che va ascoltata ma non trasformata automaticamente in veto. Il compito della politica non è assecondare ogni paura, ma governarla.Allora sì, la domanda provocatoria ha un fondamento: è questa la più grande follia del secolo? Forse è più corretto dire che è una delle più grandi contraddizioni italiane. Una contraddizione che possiamo ancora risolvere, ma solo se smettiamo di considerare l’energia come un terreno di scontro ideologico e iniziamo a trattarla per quello che è: una questione di interesse nazionale. Il tempo delle esitazioni, semplicemente, è finito.

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