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EMOTIVITA’ E AFFETTIVITA’: NULLA DI SCONTATO

Editoriale /Pierluigi Palmieri /243

 “Il tredicenne con il coltello e lo smartphone non è un mostro isolato. È il prodotto di un sistema che ha smesso di ascoltare davvero i suoi giovani. E finché non torneremo a farlo, episodi come questo continueranno a moltiplicarsi, lasciandoci ogni volta più indignati – e sempre meno capaci di capire.”    Marcello Martelli, conclude così l’articolo pubblicato nel numero di oggi della nostra rivista nella sua Rubrica Attualità & Amarcord. Ovviamente invito tutti a leggere l’intero articolo del decano del giornalismo, (IL TREDICENNE CON SMARTPHON E COLTELLO: UN MOSTRO CREATO DA UN SISTEMA CHE HA SMESSO DI ASCOLTARE I GIOVANI – Centralmente). E’ una “diagnosi” più che esatta delle vere cause del malessere di un numero sempre crescente di adolescenti.  Se la  mente lucida e obiettiva di un  padre e nonno che ha portato sulle spalle il macigno della perdita di un figlio che era nel pieno vigore fisico ed intellettuale, denuncia con forza l’incapacità del Sistema  ( la maiuscola è mia e anche abbastanza ironica) di “ascoltare davvero i suoi giovani”, siamo di fronte ad un esempio di altruismo e di sensibilità che merita di essere replicato nell’intero mondo dell’adultità. Dall’accoltellamento di Trescore, vengono solo conferme sull’amplificazione di contenuti estremi tramite algoritmi creati ad hoc dalle piattaforme digitali, che hanno bisogno, per trarne profitto, dell’effetto domino. Non a caso esiste la categoria Influencer, a cui aderiscono sempre più di frequente anche personaggi squallidi, che “orgogliosamente” trasformano la banalità e purtroppo anche la trasgressione, in un mestiere, Martelli sostiene , a ragione, che  non servano misure punitive, ma un investimento strutturale in educazione emotiva, supporto psicologico, formazione degli insegnanti e una regolamentazione più efficace delle piattaforme. Ribadisco che la diagnosi è giusta, e non è da oggi che su questa testata affrontiamo la tematica. Noi di centralmente, senza falsa modestia, di formazione e di educazione un po’ ce ne intendiamo, ma non abbiamo voce in capitolo né in Parlamento né nelle stanze dei Ministeri. Le soluzioni che abbiamo proposto sono rimaste lettera morta o quasi, Su questo “quasi” residuale facciamo conto per un’ulteriore espansione nel sociale di quei principi che se pur semplici nella esposizione, ancora non riescono a trovare lo spazio che meritano,

In primis l’educazione emotiva inizia dalla prima infanzia e costituisce il retroterra essenziale per un’adolescenza in cui affettività, empatia e rispetto dei ruoli si vanno consolidando in presenza di ambienti e relazioni predisponenti alla socialità.

Fin qui tutto appare scontato, ma non lo è perché a farsi carico di questo principio sono soggetti che, a prescindere dal ceto sociale di appartenenza,  non sempre sono pronti a recepirlo e soprattutto non dispongono degli strumenti necessari per applicarlo. Non è scontato che i comportamenti deviati derivino esclusivamente dal degrado ambientale in cui le famiglie sono spesso costrette a vivere, anche se questa condizione costituisce un fattore fortemente predisponente. Sappiamo, al contrario, che numerose cadute nella violenza avvengono in ambienti tranquilli dove vivono famiglie di buon livello culturale e addirittura di condizioni economiche agiate.

Quale cura affinché non si arrivi semplicemente a stilare un verbale sl rapporto conflittuale tra alunni e docenti e tra famiglia e scuola?

Non siamo dei maghi, ma quante volte abbiamo sostenuto che la pratica motoria sia lo strumento essenziale per un sano sviluppo psico fisico, che le semplici regole dei giochi infantili costituiscono le fondamenta di un edificio che potrà resistere alle inevitabili intemperie della vita. Oggi le intemperie sono le pressioni mediatiche presentate su play station, cartoon e tutorial per l’uso di strumenti di perversione. Non siamo in grado di competere con i giganti della comunicazione e facciamo uso della stessa tecnologia che dichiariamo di voler contrastare. Dai tempi di Marshall McLuhan il “mezzo continua ad essere il messaggio”:  oggi che pure abbiamo contezza delle  problematiche create dall’Infosfera, stentiamo a comprendere quanto l’immaginario collettivo venga influenzato dalla comunicazione tecnologica “a prescindere dai contenuti. Credo proprio che la mia “Olivetti Lettera 22” che pure tengo in bella mostra nel mio studio, abbia ragione a guardarmi  spesso con commiserazione mentre digito le parole sulla tastiera silenziosa del computer.

Insomma confermo che i giochi sportivi, l’attività motoria all’aperto, l’esperienza in ambiente naturale (tornare ai “giochi di strada” è un’impresa utopica) sianoi strumenti essenziali per superare la sordità di noi adulti nei confronti dei nostri figli e di quelli degli altri. E’ proprio il sistema che vogliamo cambiare che ci impedisce ma abbiamo esempi significativi di avventure educative che sembravano impossibili e poi hanno cambiato la vita in meglio  a milioni di persone. Una per tutte l’intuizione di Eunice Kennedy con il suo Special Olympics che ha trasformato  le persone con disabilità intellettive in… Atleti.

Siamo in ritardo cosmico e purtroppo si spera che  si riesca a fare qualcosa per i bambini che attualmente vivono la loro prima infanzia  mentre il tutto  non potrà valere per tantissimi adolescenti di questa generazione per i quali c’è solo da dire “che Dio ce la mandi buona!”

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